Horizonti – Uno studio sull’impossibilità della verità

di Ettore Arcangeli

HorizonsHorizonti il titolo nella versione orginale, ha avuto la sua prima proiezione italiana al Ravenna Nightmare Film Festival. Il film di Svetislav Dragomirović racconta la storia di una famiglia di contadini serbi  alle prese con alcuni drammi familiari.

Inizia tutto da una sequenza lacustre: padre e figlio, incontrano quello che si scoprirà essere il fratello del padre, e dopo una lite questo viene ucciso. Solo alla fine si scoprirà la vera ragione della discussione, taciuta nelle battute iniziali.

Il tema ricorrente del film è l’aborto. Non solo perché l’unica protagonista femminile è incinta e, dato che il figlio non è del marito ma di un misterioso amante, deve abortire ma perché questo è il dramma che vivono tutti i protagonisti. Non c’è solo l’aborto fisico e clandestino richiesto ad un veterinario. C’è anche l’aborto di se stessi e delle proprie aspirazioni: ovvero, la rinuncia a realizzare qualcosa della propria vita.

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Questa indagine nell’intimo dell’animo umano non è l’unica condotta dal regista serbo. Con un’originale struttura narrativa indaga le varie forme in cui si distilla la verità. Non c’è una vera e propria successione cronologica degli eventi, come a significare l’inconsistenza del tempo e della vita stessa. Non esiste una storia, un tempo, un racconto, uno spazio. Tutto è indefinito e si confonde tra le differenti percezioni che ognuno di noi produce della realtà. Per questo alcune scene sono riprese e riproposte con un altro punto di vista. Non esiste la verità. Ne esistono tante quante sono le persone che vivono su questo pianeta. Nulla è vero, concreto e tangibile. Si può vivere una vita intera, come dimostra lo stesso film, con una convinzione che una volta minata getta l’intera nostra esistenza sotto una luce totalmente differente. È quello che capita ai personaggi del film.

Questi, sono immersi in una realtà sospesa. Sappiamo che sono serbi perché il regista è serbo e parlano serbo (almeno credo, dato che è una lingua che mi è ignota). Ma la storia raccontata appartiene a tutta l’umanità.

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I pochi dialoghi, essenziali, riflettono quella che è la realtà quotidiana che tutti ci troviamo costretti ad affrontare. Non è però necessario dire tutto. Certi particolari sono insignificanti, e Dragomirović lo sa bene. Così succede alla fine, dove un finale aperto mette lo spettatore nella condizione di riflettere sui possibili e ulteriori sviluppi della storia narrata.

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