Chimera – L’incubo della biotecnologia

di Ettore Arcangeli

Chimera è il primo lungometraggio del regista dal passato di ingegneria meccanica Maurice Haeems.

Quint è uno scienziato che si occupa di biotecnologia. Vuole estrarre il DNA della Turritopsis Nutricula, una medusa immortale, per poter curare la malattia genetica dei figli. Per darsi più tempo li convincerà pure a sottoporsi alla cariogenesi, così che li possa risvegliare quando avrà trovato una cura. Quint è però tallonato anche da una figura misteriosa, quella di Masterson, una donna ugualmente interessata all’immortalità della medusa.

La sua ricerca scientifica diventa però un’ossessione. Quint tralascia il suo ruolo di padre per assumere quello di medico. Lo spazio dedicato al gioco e all’affetto è limitato ad una breve e poetica scene, in cui si raggiunge il culmine emotivo del film. Per il resto il rapporto con i suoi figli si consuma tra test clinici e studi genetici.

Ma per tutta la durata del film lo spettatore è assalito da innumerevoli dubbi. Dubbi che non vengono mai chiariti. Sta a chi vede l’intera evoluzione della storia decidere se quello che è accaduto sia vero o sia semplicemente la realtà che un folle si è costruito intorno per poter reggere le promesse mancate della speranza.

Un tema su cui lo spettatore è inoltre invitato ad interrogarsi e a riflettere è quello sulla bioetica. Quint vuole modificare il DNA dei suoi figli per curarli e salvarli dalla malattia genetica di cui sono affetti. Per prendere tempo vuole crioconservali, dopo aver sperimentato la tecnica su innumerevoli cloni dello stesso cane. Utilizza il corpo della moglie in come riserva di ovuli per i suoi esperimenti. Siamo ben oltre la ricerca con le cellule staminali: Quint, per raggiungere il suo obbiettivo, utilizza direttamente i corpi di persone in vita ma incoscienti.

Se gli esperimenti di Quint siano scientificamente basati ma incomprensibili al resto del mondo, o se siano solo una folle degenerazione della sua carriera, non possiamo saperlo. L’incubo è però reale. Per lui che si scopre impotente. Per noi che scopriamo le sue azioni.

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