Notti Magiche – Le notti di Paolo Virzì

di Lorenzo Borzuola

Notti Magiche, ultimo film di Paolo Virzì dopo la sua avventura negli Stati Uniti con Ella & John – The Leisure Seeker. Il regista torna in Italia, in questo caso nella capitale, per omaggiare ancora una volta la città che lo accolse lo condusse sulla strada del cinema.

La storia si apre negli anni 90′, in particolar modo l’estate del 1990, quando l’Italia sta ospitando i campionati mondiali di calcio. Tre ragazzi, Luciano Ambrogi (Giovanni Toscano), Antonino Scordia (Mauro Lamantia) ed Eugenia Malaspina (Irene Vetere) si trovano a Roma per ritirare il premio Solinas per la migliore sceneggiatura. Nonostante le differenze di carattere e anche di condizione sociale, restano insieme grazie all’amore che nutrono per il cinema; amore che condurrà ognuno di loro a farsi strada attraverso la lunga folla di anziani sceneggiatori che rappresentano né più né meno il vecchio, glorioso e ormai stanco cinema italiano.

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Luciano viene ingaggiato dalla vecchia avvocatessa Giovanna per delle scritture da negriero; ovvero non firmate dallo stesso ragazzo che, pur di essere intraprendere questa strada, accetta a qualsiasi condizione. Eugenia tenta la stessa strada cercando un attore protagonista per la sua sceneggiatura; Jean Claude Bernard, attore francese verso il quale Eugenia nutre un forte sentimento d’amore. Infine Antonino, il cui desiderio era mettere in scena la vita del celebre pittore Antonello da Messina, viene assunto dal produttore Saponaro (Giancarlo Giannini); uomo più incline alle donne e alla bella vita che al cinema e all’arte. E quei mondiali di calcio che seguono passo dopo passo i tre protagonisti, fanno da perno alla loro avventura seguendoli in quelle notti di puro divertimento e dramma.

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Virzì omaggia il vecchio cinema, dando la possibilità ad alcuni mostri del cinema e del teatro italiano di interpretare i ruoli di sceneggiatori, registi ormai falliti e attori sulla soglia della pensione. Ecco che compaiono i primi volti noti, come Giancarlo Giannini, Roberto Herlitzka, Paolo Bonacelli, Andrea Roncato e Ornella Muti.
Un piccolo spazio se lo prende anche Emanuele Salve, figlio del compianto Luciano, che nel film di Virzì lascia con la sua interpretazione un messaggio amaro che poi si collega con gli altri personaggi e con la vita dei tre ragazzi.

È infatti un film dal retrogusto amarognolo, grottesco ma soprattutto dal sapore drammatico. Come avveniva anche ne “Il Capitale Umano”, c’è una cinica spietatezza nel rappresentare la fine di un epoca e l’inizio di un’altra. Una società i cui problemi sono, ma solo per un attimo, nascosti dal delirio e dalla spensierata giovinezza, dal sogno di poter vincere o da una partita di calcio. Virzì si lascia trasportare da una narrazione ironica ma soprattutto drammatica nel raccontare le vicende di tre giovani sognatori che finisco con l’essere avvolti da un episodio che sa di thriller; altro genere del film. Ci sono infatti misteri da risolvere e un lungo flashback ci riporta indietro tra volti noti ed altri meno conosciuti.

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Ma sono tutti qui; affiancati, accozzati, distorti, attori di cinema, televisione e teatro che recitano in questa pseudo autobiografia. Come spesso accade nei film di Virzì, c’è quasi sempre un personaggio dall’accento livornese, se non il protagonista principale. In questo caso la connessione è sempre più tagliente dato che, proprio a Roma, il regista ha potuto trovare lavoro e successo. Perciò è un regalo che Virzì da a questa città, capace di renderti felice o di distruggerti. Un omaggio al cinema, in grado di darti la fama o di rigettarti nella polvere. La grande vitalità dei giovani protagonisti deve per forza scontrarsi con un mondo che sta cambiando, sebbene riferimenti a personaggi di spicco dell’epoca continuano a ripetersi.

Sono proprio questi riferimenti a porre lo spettatore in una situazione quasi disagiata; l’Italia di Italia 90′ stava per intraprendere una lunga strada di crisi, problematiche infinite e irrisolte, ma noi non ce n’eravamo ancora accorti, e inseguivamo un sogno svanito e guardavamo la partita. Non è poi cambiato più di tanto.

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