A breve Suspiria, ma prima il Dario Argento che amavamo

di Lorenzo Borzuola

Dario Argento; una vita passata dietro la telecamera e fra alti e bassi ha continuato ad essere etichettato come il maestro del brivido tutto italiano. Ora che la sua carriera lavorativa è arrivata ad un punto morto, e possiamo dirlo con abbastanza certezza, anche i problemi familiari assillano il regista romano ma tifoso della Lazio senza un motivo preciso. Questo è Argento; un uomo che per quattro o cinque film è avanti anni luce. Porta modernità nel genere, specialmente in quello giallo e horror, ha invettiva, fantasia e sembra proprio che spaccherà il culo a tutti. Poi, qualcosa cambia e fino all’ultimo film gira roba mai vista prima portandoti a chiedere: “ Cosa ca** gli è successo?”. Nessuno lo sa. Persino il recente scandalo della figlia Asia, tra piccoli abusi fra minorenni e baci appassionati con l’ultimo degli ultimi Fabrizio Corona, non sembra spaventare il vecchio Dario, che come se niente fosse augura alla figlia amore e felicità.

Ma Dario, cosa ti è successo? Se fossi stato veramente tu avresti messo fine a quest’ultima treshata con un bell’omicidio a suon di mannaia. E invece no; il buon vecchio Dario firma il suo ultimo film come si paga la bolletta della luce, si allontana dai set e va pure contro all’ex moglie Daria Nicolodi. Quest’ultima, totalmente contro gli scandali di Adia, scagliandosi su di lei armata di stronzaggine e motosega; nemmeno Leatherface avrebbe fatto di meglio. Insomma, uno scandalo in un uomo che di scandali e colpi di scena non ne vuole sentire più parlare.

Ma perché farvi il pippone su Dario Argento? Bè, a gennaio uscirà il remake di Suspiria per la regia di Luca Guadagnino, e la cosa da una parte ci emoziona; dall’altra ci si domanda: “Ma riuscirà a superare quello dell’ex maestro del brivido?”. Per questo voglio farvi venire la nostalgia del buon cinema argentiano, elencandovi quelli che sono stati i più grandi successi del regista, fino ad arrivare a quella misteriosa rottura che ci ha sconfortati tutti. Dai primi successi alla gloria come regista di culto.

ALERT SPOILER!!!

1 Il gatto a nove code (1971)

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Del 1971, Argento dirige un thriller mozzafiato che fa parte della cosiddetta Trilogia degli animali, preceduto da “L’uccello dalle piume di cristallo”. La trama ruota attorno all’enigmista cieco Franco Arnò, interpretato da Karl Malden, e il giornalista Carlo Giordani, James Franciscus, intenti ad indagare sulla strana morte del Dottor Calabresi: responsabile di una clinica e genetista, spinto sotto un treno da un oscuro assassino. Ma non è ancora l’epoca dell’Argento Horror, quindi ogni cosa ha una motivazione reale e concreta; tuttavia la scena del cimitero, in cui Giordani e Arnò vanno in un certo momento del film, è terrorizzante e la tensione che riesce a creare è inaspettata e opprimente. Per tenerli lontani dalle indagini, l’assassino rapirà la piccola Lori, nipote di Arnò. Gli omicidi che seguono portano allo smascheramento dell’omicida: il Dottor. Casoni che, a causa di un ricatto da parte di Calabresi, lo aveva ucciso. Ma il giovane Casoni ha vita breve; acciuffato da Arnò gli confessa di aver ucciso Lori e il cieco, fuori di sé, facendolo cadere dal palazzo. Musiche di Ennio Morricone.

2 Quattro mosche di velluto grigio (1971)

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Film che anticipa di poco la trama poi sviluppata maggiormente in Profondo Rosso. Un giovane musicista, Roberto Tobias, nel tornare a casa si imbatte su un misterioso individuo che lo insegue fin dentro un teatro. Tobias lo uccide accidentalmente ma il fatto viene fotografato da un altro sconosciuto, nascostosi sul loggiato del teatro. Da quel momento, lo strano individuo perseguiterà incessantemente il povero Tobias che cercherà aiuto nel suo amico Diomede, nell’investigatore Arrosio e nella giovane Dalia, la quale fornirà un indizio importante al protagonista. Tanto importante che lo aiuterà a scovare il misterioso individuo e assassino. Con Quattro mosche di velluto grigio, termina la Trilogia degli animali. Argento lascia alcune delle scene più indimenticabili del cinema, che tornano sempre alla memoria e sono state riutilizzate da altri registi: come il sogno della decapitazione che tormenta il protagonista, la scena iniziale in cui la band suona o l’incidente stradale alla fine del film. Con Michael Brandon nei panni di Tobias, Bud Spencer in quelli di Diomede e poi Jean-Pierre Marielle, Stefano Satta Flores e Oreste Lionello.

3 Profondo Rosso (1975)

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L’Argento più maturo lo si vede da come utilizza il sangue. Quest’ultimo in effetti comincia ad abbondare proprio con questo film. Come suggerisce il titolo, di sangue se ne vedrà fin troppo e anche alla fine non basterà. Il compositore e pianista inglese Mark Daly (David Hammings), torna a casa dopo la solita lezione serale al conservatorio. Proprio sotto il palazzo dove abita, vede, ad una delle finestre, una donna che invoca aiuto. Subito dopo un pugnale la finisce facendole rompere con la testa la vetrata dell’appartamento. Mark la soccorre ma non c’è più niente da fare. Convinto di aver visto il vero volto dell’assassino, anche se non ricorda bene chi fosse, si mette ad indagare aiutato da alcuni personaggi un po’ strambi, come l’amico pianista Carlo (Gabriele Lavia) e sua madre (Clara Calamai), il professor Giordani (Glauco Mauri), e la giovane giornalista Gianna Brizzi (Daria Nicolodi). Profondo Rosso è un capolavoro per moltissime ragioni; un giallo in cui delle scene mozzafiato vengono intervallate dalla musica dei Goblin, il cui tema principale è rimasto negli annali. Quando si sente quella musica non si può non pensare al film. La regia di Argento è inoltre al massimo della sua forza ed esperienza. Anche questo non è un horror: più un thriller all’ennesima potenza con delle scene ti fanno letteralmente sobbalzare e stare con il fiato sospeso fino a quando l’assassino non sferra il suo micidiale attacco. Il cast di attori fa la sua parte: nel film ci sono anche altri volti noti del cinema italiano come Eros Pagni, Giuliana Calandra, Furio Meniconi e molti altri. C’è poi il grande mistero della pellicola che si cela dietro quello stramaledettissimo specchio. In esso Mark ha visto il volto del killer ma lo saprà solo alla fine, in un colpo di scena che ha stupefatto gli spettatori del 1975 e continua ancora a stupire quelli nuovi. La tecnica dell’indizio nascosto ma palese, è un elemento utilizzato in alcuni film prima di Profondo Rosso, e che verrà ripreso in altre opere successive. Ricordiamo la foto che ritraeva l’assassino in “Blow Up” di Michelangelo Antonioni, tra l’altro interpretato sempre da David Hammings, o la voce registrata dal tecnico del suono John Travolta, nel film di Brian De Palma, “Blow Out”.

4 Suspiria (1977)

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Segna il passaggio di Argento al genere Horror. Il film che Guadagnino ha scelto per il suo remake, spaventava già nel ’77, quando il regista romano diresse l’intricata storia di una ballerina nella scuola di danza di Friburgo. La giovane Susy Benner, (Jessica Harper), lascia New York per continuare i suoi studi di danza in una rinomata scuola di Friburgo. Non è nemmeno arrivata alla scuola che Argento ci da già la prima vittima: una giovane ballerina traumatizzata per qualcosa che aveva visto nella scuola, e brutalmente assassinata subito dopo. Basterebbe il primo omicidio per renderci conto che anche stavolta Darione ce l’ha fatta. Ma a lui questo non basta, e in un vortice di misteri esoterici e paranormali, il regista ci offre un omicidio dopo l’altro fino alla terribile scoperta di Susy alla fine del film. La scuola, infatti, è infestata da streghe, le stesse che la dirigono, sotto la guida e la protezione della più temuta; la vecchia Helena Markos. Susy riesce ad uccidere la vecchia strega e le altre, e un incendio distruggerà per sempre la scuola maledetta. Con Suspiria, Argento apre un’altra trilogia, quella delle Tre Madri, che continua con Inferno e si concluderà nel 2007 con La Terza Madre. La prima è Mater Suspiriorum, la madre dei sospiri. Un altro cult con la musica dei Goblin e con grandi attori come la Harper, Flavio Bucci, Alida Valli, Stefania Casini, Miguel Bosé e Udo Kier.

5 Inferno (1980)

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Inferno è già un gradino più in basso rispetto ai film precedenti. Sequel di Suspiria, il film si concentra sulla seconda delle tre madri, Mater Tenebrarum, e sulla seconda casa delle tre streghe costruite dall’architetto Emilio Varelli. Se la prima era a Friburgo, la seconda non può che trovarsi a New York. Tuttavia, Argento ha già abbassato il tono, cercando di ricreare le atmosfere del precedente finendo per scadere in un banale incontro con la morte. Nel complesso fa paura ma è un horror troppo fantasioso anche per Argento che dopo di questo non riuscirà mai più a risollevarsi del tutto. Forse è un bene che lui non faccia più film. Con cinque film è riuscito a diventare uno dei registi più importanti di sempre, a fianco di grandi del genere come Hitchcock, Fulci o Bava. Sono i successivi che lo hanno rovinato.

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