Suspiria – La nuova coreografia storico-orrorifica diretta da Luca Guadagnino

di Lorenzo Borzuola

Suspiria cambia regista e cambia stile. Dopo più di quarant’anni il cult dell’orrore torna al cinema in una nuova e temibile versione diretta stavolta da Luca Guadagnino.

Dimentichiamoci il film del 1977 diretto da Dario Argento. Sebbene abbia segnato l’entrata nel genere horror di uno dei maestri del brivido più amati, il regista dell’acclamato Call me by your name, prendendo spunto proprio da quello di Argento, lo supera in maniera davvero molto più originale di quanto ci si aspetti, aggiungendo elementi alla storia, scomponendo la struttura lineare dell’originale e portandolo ad un ritmo narrativo ancora più ampio.
‌La trama del nuovo Suspiria è amplificata al punto tale da prendere per certi versi le distanze da quello precedente. E le prende e come; nella paura di non voler produrre un banale e sciatto remake, va oltre la prima stesura. Quello che ci presenta Guadagnino è un grande romanzo del ‘900, in cui in mezzo c’è certamente il mitologema, lo spunto iniziale, quello scandito nel ’77: un gruppo di streghe in una scuola di danza.

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Non siamo più a Friburgo, spariscono le luci stroboscopiche e i colori accesi, quasi accecanti, delle pareti, dei palazzi e del sangue. Sparisce la sicurezza che al di fuori della scuola il mondo sia all’apparenza più tranquillo. Guadagnino si sposta nella Berlino degli anni sessanta. Qui, il periodo nazista ha lasciato strascichi dappertutto e il muro che percorre la città non fa che allarmare e demoralizzare la popolazione. la gioventù arrabbiata e i militari, gli attacchi terroristici e la desolata ripresa dell’uomo ebreo medio, senza più patria né famiglia, portano a pensare che l’unico luogo più sicuro sia la famosa Tanz Schule.

La giovane americana Susanna Bannion (Dakota Johnson), lasciata la famiglia che tanto la disprezzava e la impediva nel raggiungimento dei suoi sogni, arriva alla scuola e dopo il primo provino è già acclamata dalle compagne e dalle insegnanti. Una innata competenza nel danzare la porta sotto l’ala premurosa ed entusiasta di Madame Blanc (Tilda Swinton) e Miss Tanner (Angela Winkler). In quel covo quasi neutrale, le crisi esterne sembrano essere svanite e Susie sembra al sicuro, così come tutte le altre ballerine. Eppure, il mondo e l’instabilità del tempo subentrano anche nella scuola, portando a crisi interne di potere tra le responsabili della struttura. Inutile dirlo, la scuola è dominata da streghe, questo lo sanno tutti; ma anche le stesse streghe convivono in una sorta di cortina di ferro, un piccolo ecosistema diviso in due. Una parte fedele a Madre Markos, l’altra proiettata verso una nuova direzione: quella incarnata da Madame Blanc. In più, la crisi di Patricia (Chloë Grace Moretz), una delle studentesse della Tanz, insospettisce il vecchio dottor Kemplerer (Lutz Ebersdorf), un ebreo dilaniato dal passato, che non può fare altro che indagare.

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Il Suspiria originale rappresenta la vecchia scuola dell’horror: una giovane fanciulla in preda a delle forze oscure combatte per uscirne viva. Guadagnino stravolge completamente il sistema passato, suddividendo la storia in parti ben precise che si susseguono senza lasciare ipotesi certe sul finale. Con un ritmo incalzante, lento e allo stesso tempo tagliente e feroce, sembra davvero superare il suo modello di partenza. Niente è lasciato al caso: nemmeno l’analisi profonda sul mondo e sull’uomo che segue di pari passo tutta la storia. Dall’inizio alla fine si è circondati da una morsa e un’atmosfera di confusione sociale che ci porta credere al mondo delle streghe come il solo e unico posto intatto: libero da guerre, depressioni e insicurezze politiche e sociali. Tuttavia, tutto è in continua evoluzione e l’influenza dei semplici esseri umani colpisce anche nell’antica e sacra magia nera.

Ciò che la nostra storia ha prodotto, si è riflesso e continua a riflettersi sui vari piani che costituiscono il nostro divenire; ecco quindi il muro dopo la seconda guerra mondiale, le streghe anch’esse parte di questo mondo, ed ecco che anche dal punto di vista della regia Guadagnino si muove più verso il passato che verso il futuro. I movimenti di macchina, i lunghi piani sequenza, una recitazione più sommessa scandita a volte da lunghe pause, ci riporta ad un tipo di cinema più rétro e in voga negli anni addietro. Tutto il film è un bellissimo e suggestivo percorso all’indietro, al passato e poi a colpi di scena inattesi che si ritrovano anche fuori dalla narrazione.

Un ricco e affiatato cast femminile che comprende anche Jessica Harper, Mia Goth, Sylvie Testud, Ingrid Caven e Malgosia Bela.

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(da sinistra) Dakota Johnson, Luca Guadagnino e Tilda Swinton

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