di Lorenzo Borzuola

The Ballad of Buster Scruggs, è la nuova e surreale avventura dei Fratelli Coen, ora di nuovo faccia a faccia con lo sconfinato mondo del West. Presentato alla 75° Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, dove è stato premiato con il premio Osella alla migliore sceneggiatura originale, il film è stato poi distribuito da Netflix.

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La Ballata, che dà il titolo all’opera di Ethan e Joel Coen, racchiude in sé sei storie, o meglio sei profacole mitiche, mistiche e surreali che si snodano lungo una direttrice ben chiara, o che almeno lo diventa solo alla fine; il destino ultimo degli uomini è sempre lo stesso ed è sempre segnato, anche se questo si presenta in maniera diversa a seconda della vicenda. Ogni storia ruota attorno ad un filo grottesco che rappresenta il marchio di fabbrica dei due registi e sceneggiatori.
La prima è quella di Buster Scruggs, uno strampalato killer a sangue freddo e canterino, cosciente di essere il più furbo e imbattibile: almeno fino a quando un altro sfidante con la voce di usignolo non lo sfida. Seguono poi quella intitolata Near Algodones, sul cowboy fregato da un uomo ricoperto di padelle, e quella del povero artista senza braccia ne gambe sostituito da una gallina dal suo impresario. La quarta storia ci porta nella ricerca del filone d’oro da parte di un vecchio ma sempre in forma Tom Waits. Un cercatore sicuro di far fortuna e che non si ferma di fronte a nulla: nemmeno ad uno scontro a fuoco.

Le ultime due portano inevitabilmente ad una presa di coscienza con la quale è doveroso fare i conti. Ovvero, quella che nel selvaggio West niente è prevedibile e persino una gentile fanciulla come la vedova Longabaugh deve lasciare spazio a chi ha più esperienza, nella lunga traversata delle carovane verso Ovest. Per ultimo, la più surreale delle sei, sottolinea il fatto di come tutto quanto, alla fine, abbia un unico e inequivocabile finale. I due bounty killer, l’irlandese Brendan Gleeson e l’inglese Jonjo O’Neill, ascoltano per tutto il viaggio in carrozza le lamentele, i sogni infranti e le incomprensioni coniugali di altri tre compagni di viaggio: un francese sapientone, una signora timorata e fedele al buon costume e alla buona morale dei facoltosi, e il vecchio cacciatore da pellicce. Per loro niente è più simile e uguale del giudizio finale al quale i due killer li accompagnano come fossero due servi al servizio dell’aldilà. Il sinistro e hitchcockiano hotel è il punto di arrivo dei personaggi e della stessa storia.

Il messaggio profondo e quasi sempre ironizzato e camuffato da battute e da vicende strampalate, che i Coen mettono nella storia, così come in molti loro lavori, è che alla fine se qualcosa deve succedere, bella o brutta che sia, alla fine succede, ma non senza iperbolici ricami e dialoghi, personaggi o vicende aggiuntive.
I sei episodi riportati ne La Ballata di Buster Scruggs sono uno più lungo dell’altro e cercano tutti di ritrasmettere l’aria del selvaggio e del misterioso West, luogo in cui ogni legge morale, e perché no, anche naturale, viene spazzata via dall’istinto, dalle forze esterne, dai nativi, dalla natura stessa che non ha mai smesso di praticare la sua influenza sull’essere umano. Un film assolutamente da vedere perché i Coen non smettono mai di pubblicizzare la loro estetica e poetica; il loro personale sentimento e pensiero sull’intera civiltà e sulle infinite risorse dell’uomo, assieme ai sui pregi, i suoi difetti e il su essere sempre eroe e antieroe. Tesi e antitesi che si scontrano, separano e scontrano ancora.

Un cast di attori che si muovono con facilità nell’universo dei Coen; Tim Blake Nelson è il protagonista della prima storia, seguito poi da James Franco, Stephen Root, Liam Neeson, Harry Melling -per chi non lo avesse riconosciuto, il cugino di Harry Potter, Tom Waits, Zoe Kazan, Tyne Daly, Saul Rubinek, Chelcie Ross, Brendan Gleeson e Jonjo O’Neill.

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