Tito e gli alieni – Una moderna favola sulla difficoltà del lutto

di Ettore Arcangeli

Il deserto del Nevada è un luogo insolito per il cinema italiano. Soprattutto se abitato da un Valerio Mastandrea al soldo del governo americano. È però il luogo d’elezione di Paola Randi, che lì ha voluto ambientare il suo Tito e gli alieni.

Valerio Mastandrea è un solitario scienziato che lavora nei pressi dell’Area 51 per conto del governo federale degli Stati Uniti. Stella, una wedding planner specializzata in matrimoni extraterrestri, è il suo unico legame con il mondo esterno fino a quando, da Napoli, arrivano la sedicenne Anita, e il piccolo Tito, i figli di suo fratello ormai scomparso.

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L’arrivo dei nipoti sconvolge la quotidianità del professore, che scopriamo essere intento a captare dei suoni dallo spazio. La ricerca, sovvenzionata dagli americani per scopi bellici, è condotta in verità per la terribile nostalgia di un amore ormai perduto: è il suono della voce dell’amata ormai deceduta che il Professore va cercando. Senza però riuscirci.

Quello di Paola Randi non è un semplice film di fantascienza ma una vera e propria favola moderna. L’atmosfera quasi sempre sospesa, e leggera, permette di avvicinarsi al tema della morte senza i cupi tabù che la caratterizzano normalmente. La scomparsa e l’assenza, sono infatti i veri e propri pilastri intorno al quale si costruisce l’intera storia. Anita e Tito hanno perduto il padre. Il Professore l’amore e il fratello. Tutti e tre devono fare i conti con  questa realtà e nel frattempo imparare a convivere insieme.
Superare il lutto non è facile per nessuno. Non lo è per uno scienziato a caccia dei misteri dell’universo, e non può esserlo per dei bambini, costretti a subire non solo il distacco dal padre, ma anche dalla loro intera esistenza.

Il deserto del Nevada non è infatti che un limbo. Un segno della nostra esistenza solitaria. Un monito a non fossilizzarci sulla tristezza passata ma ad andare avanti, pena l’eterna solitudine.
La nostalgica ricerca del Professore non poteva che svolgersi in questo luogo sospeso, dove il tempo sembra non scorrere. È l’intrusione dei nipoti, ormai orfani, a dare una nuova spinta alla monotonia della sua vita.

Tito e gli alieni è una bellissima favola sulla morte, e sugli affetti. Vedendola, è difficile non immedesimarsi. Si è calati da subito in questa realtà emotiva complessa, compressa tra il ricordo di un passato ormai perduto per sempre e il tedioso ripetersi del presente, in cui il futuro è rappresentato dalla speranza di un parziale ritorno alla passata felicità.

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