Intervista di Leo Gaggiotti.

Mi trovo in uno stato di agitazione mentre aspetto il regista Gallione davanti all’entrata del teatro, non ho idea se ciò sia dovuto all’idea che mi sono fatto di questa persona oppure al fatto che debba ancora smaltire l’eccitazione dovuta al mio passaggio in Via del Campo il giorno precedente, so solo di provare un senso di inquietudine.                                                                           

Al suo arrivo mi trovo davanti un uomo distinto con un bel sorriso sulle labbra e una gran voglia di chiacchierare, e la cosa mi lascia di sasso (avevo immaginato un uomo scorbutico con poco tempo da perdere con un giovanotto). Dopo averlo seguito nel suo ufficio ed esserci seduti, sento ancora quel senso di inquietudine, non so se dovuto ai suoi modi di fare gentili o ai miei continui colpi di tosse prontamente seguiti da uno scusi un po’ imbarazzato, ma sta di fatto che l’atmosfera si riscalda e rompiamo il ghiaccio. Noto fin da subito che il suo ufficio è pieno di libri, cosa che mi fa capire quanto la sua ricerca sia meticolosa nel preparare i suoi spettacoli. Prima di passare alle mie domande cadiamo sul discorso dei vari speciali televisivi che entrambi abbiamo visto sullo stesso argomento dello spettacolo e di quanto essi, nonostante fossero interessanti, siano incompleti e a volte male informati sul tema trattato, eccetto lo speciale curato dal giornalista Matteo Marani. Concluso il discorso gli rivolgo le mie domande.

GAGGIOTTI: Quello che più mi aveva colpito era la storia di questa donna che travestita da uomo si era messa a fare l’attaccante in questa squadra di calcio: la mia domanda era se fosse una storia vera e dove l’avesse trovata.

GALLIONE: E’ una storia vera trovata 25 anni fa, un fatto di cronaca arrivata dal Sudamerica scritta da Zucconi, un giornalista che scrive su Repubblica, un editorialista che ha una rubrica su D di Donna, e quindi riadattata per i fini dello spettacolo come un racconto narrato dallo zio al nipote appena arrivato in Argentina.

GAGGIOTTI: Lei nel suo spettacolo, oltre alla dittatura in Argentina, parla della dittatura di Pinochet in Cile e racconta un aneddoto sulla nazionale cilena: vorrei sapere se conosceva un fatto avvenuto durante i mondiali di Germania del ’74, quando il terzino dell’allora Zaire (oggi Repubblica del Congo) calciò via il pallone su una punizione assegnata al Brasile prendendo l’ammonizione e causando l’ilarità generale della squadra avversaria e dei giornali. Solo dopo si venne a sapere che il dittatore dello Zaire dell’epoca aveva intimato alla squadra di non perdere più di 3 a 0 altrimenti li avrebbe fucilati e siccome al momento della punizione il risultato era proprio quello ecco spiegato il motivo di tale gesto.

GALLIONE: Non mi ricordavo benissimo questo fatto, anche perché intorno al calcio africano c’è meno letteratura che da noi, ovvero che nella ricerca non infinita delle informazioni in cui ho fatto uno smistamento, ho trovato molte case editrici non propriamente famose come per esempio la Mondadori, in cui ho trovato tanto sull’Argentina tanto sul Cile tanto sul Brasile e anche tanto sulla Colombia, dove ci sono valanghe di storie che non ho potuto raccontare per non allungare eccessivamente lo spettacolo, ma ci sono diversi libri che narrano di queste vicende come per esempio Calcio e Potere che consiglio di leggere se si vuole avere qualche informazione in più.

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