Scale aggrovigliate su sé stesse, infinita discesa. Dapprima lenta e tranquilla poi caotica, frenetica. Piedi che corrono sempre più in basso, mani che si tengono strette per non precipitare in magnetici abissi. È questo l’inizio del primo cortometraggio proiettato ieri sera, lunedì 25 marzo, al Malatesta Short Film Festival che da tre anni raccoglie centinaia di produzioni provenienti da tutto il mondo e sceglie quattro vincitori per le quattro categorie in concorso: Best Animation, Best Fiction, Best Documentary e Best Experimental. A questa ultima sezione appartiene l’opera sopra citata, si tratta di La Via Divina, prodotto in Germania da Ilaria Di Carlo nel 2018.

La protagonista è una ragazza, imprigionata in un luogo senza tempo, indossa abiti ispirati a epoche antiche ma modificati dalla modernità. Un inizio, potremmo dire in medias res, la ritrae mentre scende delle grandi, imponenti e vorticanti scalinate. Lei scende e l’inquadratura si sposta per mostrare la sua discesa da tutte le prospettive, la telecamera scende con lei, le scale cambiano, la velocità aumenta ma la ragazza non ha dubbi, non si ferma, non alza mai lo sguardo e nemmeno lo spettatore: il cortometraggio lo ha intrappolato. La ragazza scende, la telecamera scende, lo spettatore scende. Sempre più veloce, con la musica sempre più ridondante aumenta la tensione fino a diventare quasi un malessere che conduce lo spettatore a domandarsi sempre più insistentemente quale sia la meta, quale sia la fine. Ma un arrivo non esiste, all’improvviso la ragazza inizia a salire, l’atmosfera si rilassa, le scale da rosse e buie quali erano diventate tornano ad essere bianche e luminose come al principio e poi fuori; scale nel cielo. La musica si tranquillizza così come il passo della ragazza e il battito dello spettatore, le scalinate però sono ancora contorte, non somigliano alla Stairway to Heaven dei Led Zeppelin, non vanno dritte verso il paradiso ma tornano su sé stesse, si intrecciano come montagne russe e la protagonista sale, questa volta guardando su, ma ancora senza nessuna esitazione. Dopo essere scesi all’Inferno ora si sale verso l’Eden? Il richiamo alla discesa negli Inferi è chiaro, all’arrivo nel punto più profondo c’è un passaggio per il Purgatorio, ma la protagonista di La Via Divina non è Dante, continua a salire senza arrivare da nessuna parte e, anche se la tensione della discesa si affievolisce con la salita, la catarsi manca e lo spettatore rimane agitato. Quando il cortometraggio termina inquadrando sempre più da lontano la ragazza che sale, l’osservatore vorrebbe continuare a salire con lei.

Per la categoria Best Fiction sono stati presentati diverse opere, una di queste, romagnolissima, Waterloo di Francesco Selvi, presente in sala. Si tratta di una lettura molto originale della vita di un uomo anziano che, ormai sconfitto come Napoleone a Waterloo, vaga per una città desolata e fredda. Il richiamo a Napoleone è continuo e insistito, forse è lo stesso protagonista che si auto-rappresenta così e vede nella figura del grande imperatore sconfitto il suo riflesso: quello di un grande uomo invecchiato e abbandonato. Le cose che lo avevano reso grande appaiano come insegne luminose sulla scena, ribaltate e ridotte al comico. La sua capacità strategica ora si concretizza in partite di scacchi che gioca contro se stesso, l’entusiasmo della gioventù si traduce in impassibilità e le grandi battaglie della vita si combattono sul cavallo della giostra della piazza. L’interpretazione dell’attore protagonista è impeccabile e riesce ad emozionare il pubblico sia trasmettendogli il senso di vuoto e di perdita che affligge la sua vecchiaia sia a divertirlo con quell’ironia quasi blasfema di cui solo gli anziani romagnoli sono capaci.

Un altro cortometraggio presentato per la categoria Best Fiction è Il Funerale di Henry Kaplan, USA, 2018. Si tratta di una semplice ma divertente commedia all’americana; infatti il MalatestaShort Film Festival cerca di far convivere produzioni più impegnate con lavori ludici creando un equilibrio che non annoi il pubblico e ne ravvivi costantemente l’attenzione. Questo cortometraggio, con poche e ironiche scene, mostra la reazione di un gruppo di amici alla morte di uno di loro al quale avevano promesso che si sarebbero ubriacati sulla bara del primo che fosse morto, celebrato senza pantaloni o addirittura consolatone la moglie. La recitazione sembra volutamente di scarso livello quasi a suggerire che si tratti di una messa in scena, cosa che trova conferma quando, effettivamente, il morto si risveglia e rivela di aver simulato la propria morte per assicurarsi che gli amici tenessero fede alle loro promesse. Il finale è scontato ma l’opera è accattivante e scherza su un tema delicato senza, però, offendere nessuno e, tra tanti corti difficili e intricati, fare due risate non fa mai male.

La varietà di produzioni proiettate durante la serata di apertura del MalatestaShort Film Festival è stata ampia, oltre alle due categorie qui presentate il pubblico ha già avuto un assaggio anche delle altre due (Best Animation e Best Documentary) e tutti i gusti sono stati soddisfatti.

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