Prosegue il MalatestaShort Film Festival presso il Cinema Eliseo di Cesena. Ieri sera, durante il secondo appuntamento, sono stati proiettati dodici cortometraggi provenienti da nove paesi diversi, nove e non dodici perché molte delle opere scelte sono di produzione italiana. Il Festival infatti ha ricevuto 133 candidature dalla penisola, al secondo posto 57 dagli Stati Uniti e a seguire 41 dalla Germania; è normale che anche tra i finalisti si percepiscano queste proporzioni.

Le proiezioni alternano opere molto corte ad altre che durano anche venti minuti. Ognuna utilizza strategie comunicative diverse, a volte le più lunghe sembrano volere evolvere in un lungometraggio come il documentario Wandervogel di Mina Kim Fitzpatrick, USA, 2017. Si tratta della storia di Dan Dailey che, quando era ancora in vita, gestiva un rifugio per giovani parricidi. Un tema decisamente interessante di cui pochi hanno già sentito parlare, esposto in una produzione cinematografica che aspira a scavare nelle profondità dell’animo e capire il motivo delle scelte più enigmatiche dell’uomo. Tale scopo rimane, però, solo un’aspirazione perché 19.30 minuti non sono sufficienti, o meglio, non sono sufficienti con un’impostazione così classica, tipica di qualsiasi documentario. La forma del cortometraggio richiede un’espressività che si manifesti con poche immagini e la capacità di fornire gli strumenti per la loro comprensione.

Tra i cortissimi è stato presentato Il Bacio di Eva Salmeròn, Spagna, 2018. Due ragazzi si incontrano in strada, una parete di plastica trasparente li separa. Forse un incontro fortuito tra due sconosciuti tra cui scoppia immediatamente la passione ma dura poco ed è solo superficiale, non è amore, i loro cuori non si toccano, come se ci fosse un velo invisibile tra loro. Forse due innamorati separati da un ostacolo che, nonostante gli sforzi, non riescono a superare. Un’altra grande caratteristica del cortometraggio è quella di lasciare aperta l’interpretazione, come un quadro che nasconde misteri: si possono fare scoperte incredibili tra le immagini di un corto.

A metà della serata, l’intervallo è stato animato da una performance di improvvisazione teatrale tenuta dalla compagnia :fromSCRATCH theater in collaborazione con World Wide Theater. Gli attori hanno domandato agli spettatori quale cortometraggio avessero apprezzato maggiormente fino a quel momento e di che cosa trattasse. Su tali informazioni è stata creata l’improvvisazione. Un momento divertente, utile per riposare gli occhi dal grande schermo e per entrare in contatto con un linguaggio comunicativo diverso: quello del teatro d’improvvisazione. Nel cinema gli attori hanno un copione, sanno già cosa dire e come, e se sbagliano si cancella e si riprova; sul palcoscenico classico non ci si può sbagliare mentre sul palco dell’improvvisazione bisogna saper trasformare l’errore e utilizzarlo per continuare la narrazione, a volte è proprio l’equivoco che dà inizio a nuove situazioni e spinge la recitazione ai massimi livelli.

Al termine dell’evento il pubblico ha potuto votare ogni cortometraggio con un punteggio da uno a cinque. Il voto degli spettatori non incide su quello della Giuria Ufficiale che, composta da professionisti del settore, decreterà il vincitore per ogni categoria, al termine del Festival. La Giuria Giovani, formata dagli studenti del liceo scientifico Righi di Cesena ai quali è stato proposto un corso di osservazione critica sul linguaggio del cortometraggio, assegnerà invece un premio speciale. I vincitori eletti dalla Giuria del Pubblico della prima serata sono stati: The box di Dusan Kastelic, Slovenia, 2018; Waterloo di Francesco Selvi, Italia, 2018; La Via Divina di Ilaria Di Carlo, Germania, 2018. Solo domani si conosceranno i vincitori di questo secondo appuntamento del MalatestaShort Film Festival.

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