di IreneB

La terza ed ultima serata del MalatestaShort Film Festival -il 27 marzo- ha dato occasione al pubblico presente in sala di godersi gli ultimi undici cortometraggi che rimanevano dei trentacinque selezionati. Tra questi il pubblico ha scelto di premiare: La Camicia di Basilio di Filippo Biagianti, Italia, 2018; Not even a line di Victor E. D. Somoza, Spagna, 2017 e Mascarpone di Jonas Riemer, Germania, 2018. Le tre opere appartengono a tre categorie diverse, rispettivamente Best Documentary, Best Fiction e Best Animation.

L’ultimo corto racconta la storia di Francis, un giovane che tampona accidentalmente con la sua auto quella del capo della mafia, Mascarpone, il quale prende in ostaggio il cane del ragazzo promettendo di restituirlo solo in cambio di aiuto nel suo prossimo colpo. La genialità di questo corto non è nella storia che poi si scopre essere stata in parte reale e in parte frutto di allucinazioni causate dall’incidente, ma è da ricercare nell’animazione stessa. Il cortometraggio ha degli attori in carne e ossa che si aggirano, però, in un mondo di cartone. Le auto sulle quali Francis e Mascarpone sfrecciano per la città sono fatte di cartone, gli animali sono pupazzi, i palazzi cartacei; solo le persone sono reali. L’effetto creato è particolarmente suggestivo e si sposa con la comicità che trasuda dalla trama e dagli assurdi desideri del giovane protagonista. Tra furti, rapimenti, testacoda prende vita un corto d’azione e comico allo stesso tempo, capace di affascinare e divertire il pubblico. Gli effetti di animazione sono fatti con grande abilità e il riconoscimento dei materiali utilizzati per costruire la scena non è immediato; inizialmente sembra che ci sia sullo schermo semplicemente una fotografia in scala di grigi, scelta per imitare un fumetto o creare un’atmosfera anni ’40, solo dopo ci si rende conto che non è una ripresa in bianco e nero ma la scena è grigia perchè tutto è fatto di cartone. L’animazione, così particolare, si coniuga con la recitazione e viene da domandarsi come facciano gli attori a guidare macchine di cartone o a salire scalinate di carta.

Durante la serata Enrico Gregori, del circuito Poetry Slam, ha intrattenuto il pubblico con la recitazione di un testo poetico da lui scritto su ispirazione del cortometraggio Xctry di Bill Brown, USA, 2018. Ancora una volta il MalatestaShort Film Festival ha cercato di far comunicare tra loro arti diverse, di trovare un linguaggio comune tra poesia e cinema. Il cortometraggio, facente parte della categoria Best Experimental, mette in scena il viaggio on the road di Bill Brown in un modo particolarmente originale. Lo schermo è diviso in tre parti ognuna delle quali mostra il paesaggio, che si snoda davanti al guidatore, da angolazioni diverse. Un viaggio lungo, ripreso da tantissime prospettive contrastanti che confondono lo spettatore. Contrastanti sono anche i sentimenti che sente Bill mentre torna in Ohio, luogo in cui è cresciuto ma che aveva sempre desiderato lasciare. Bill è talmente combattuto che non sa dove guardare e la telecamera mostra perfettamente questa indecisioni, nemmeno il pubblico sa dove guardare tra le tante immagini che si susseguono e si affiancano sul grande schermo. Tra queste a volte la voce di Bill parla del suo passato, taglia e cuce i ricordi come il regista taglia e cuce le immagini ed Enrico Gregori taglia e cuce la sua poesia.

Anche Mascarpone tentava di creare una simbiosi tra modi di esprimersi diversi: quello animato e quello recitato. L’edizione del MalatestaShort di quest’anno è servita a dimostrare che le arti sono fatte per entrare in contatto, per darsi man forte l’un l’altra. Tanti sono stati i cortometraggi che univano, per esempio, poesia e immagini, ma anche la musica, il disegno, tutto contribuisce al fine ultimo dell’arte che rimane sempre lo stesso: comunicare e condividere. Come nel corto La Ragazza Nella Neve di Dennis Ledergerber, Svizzera, 2017 in cui il protagonista registra suoni per creare la base della sua canzone. Utilizza ogni tipo di materiale per produrre rumori nei modi più inaspettati e, potremmo dire, sbagliati, ma alla fine li assembla e, da quel miscuglio che sembrava inappropriato, nasce l’armonia: da quell’unione di “lingue” diverse si raggiunge la capacità di comunicare agli altri il messaggio profondo che portiamo con noi.

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