Al Malatesta Short Film Festival non sono stati proiettati solo corti impegnati socialmente o di grande sperimentazione artistica. Gli spettatori hanno anche potuto godere di buon momenti di commedia, che hanno permesso alle serate di tenere viva l’attenzione fino alla fine, senza così risultare pesanti.
Tra questi corti c’è Panda, del regista belga Antonin Niclass.

Leo si è trovato solo dopo che la sua ragazza lo ha lasciato e vedendo un documentario sui panda si convince che siano una specie superiore. I panda infatti non sembrano intenzionati o desiderosi di avere rapporti sessuali, tant’è che negli zoo ai cugini bianconeri degli orsi, per farli riprodurre, gli insegnano come fare utilizzando dei video erotici realizzati ad hoc. In natura lasciamo perdere. Preferiscono mettere fine alla specie piuttosto che sbattersi per cercare un partner con cui accoppiarsi. Un po’ come i millenial. O almeno così dicono secondo quelle ricerche che passano alla radio tra il traffico e il meteo.

Gli amici di Leo però non sono d’accordo e lo iscrivono ad un’app di incontri e gli organizzano un appuntamento. Dentro casa sua, almeno non ha letteralmente scampo.

Panda è un corto divertente, leggero e spumeggiante. È impregnato di quel tipico umorismo belga, un po’ grottesco, che li ha portati ad essere considerati, specialmente nella vicina Francia, come uno stereotipo vivente e costituitosi nazione della simpatia. Les gars sympas sono riusciti, in questo caso, con uno spunto originale, a parlare di una situazione universale e tragica, come la fine di un amore, in una maniera tutt’altro che banale.

E per quanto si possa dire che la sublime arte della cinematografia non sarà certamente rivoluzionata da questo corto, il regista e gli attori sono riuscito nel loro intento. Intrattenere. Far vivere un quarto d’ora di leggerezza agli spettatori in sala.

Ci sono riusciti. E bene anche.

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