Sperando che passiate una buona Pasqua, fra dolci e rituali comandati, ho deciso di proporvi un film in cui il festeggiamento della Pasqua in famiglia vi metterà di buon umore, sebbene il dramma che si cela dietro alla storia. Al tempo stesso potrà riempire la vostra testa di dubbi e domande.

Il film in questione è Angela’s Ashes (Le Ceneri di Angela), film del 1999 diretto da Alan Parker e tratto dall’omonimo romanzo autobiografico di Francis “Frank” McCourt. Nella pellicola del noto regista inglese, all’epoca già celebre per opere come Midnight Express, Mississippi Burning e Angel Heart, dal testo dello scrittore irlandese trova degli ottimi spunti per un film tutto incentrato sull’Irlanda dei primi del Novecento.

Un film che è tutt’altro che una commedia. Forse una delle opere più drammatiche di sempre, ma vere e realisticamente crude allo stesso tempo. Il piccolo Francis McCourt, un Irlandese di 5 anni trasferitosi a New York, è costretto assieme alla sua famiglia a lasciare l’America a causa del poco lavoro, dei soldi e della morte della sorellina Margaret. L’unica famiglia irlandese che dalla povertà nella terra delle opportunità, torna in una miseria ancor peggiore; nella tetra, fredda e piovigginosa Limerick, soprannominata la città più cattolica d’Irlanda. Il tempo passa. Il padre continua ad essere un disoccupato mentre la madre (Emily Watson), l’Angela del Titolo, perde un figlio dopo l’altro. Gli unici figli a sopravvivere sono per l’appunto Francis e il suo fratellino Malachy. Ma come dice lo stesso protagonista: forse era meglio essere morti.

Francis McCourt a 15, 10 e 5 anni

Eh sì, perché Francis è costretto a combattere non solo la fame, ma ben altre dure prove che vanno a formare il suo carattere. Egli vive amando suo padre, interpretato da Robert Carlyle, anche se sa bene che quest’ultimo non è affatto una persona affidabile: basti pensare che i soldi che guadagna in un giorno lì spende in pinte di guinnes e whisky piuttosto di usarli per sfamare moglie e figli. Poi l’ambiente scolastico, in cui Francis, dai suoi sei anni fino in poi, è maltratto dai suoi stessi professori che vedono in lui solo un buono a nulla. Poi ci sono i parenti da parte di madre che preferiscono criticare la loro condizione. Poi c’è la nonna, dedita più a Gesù Cristo che ai suoi nipoti,  in stretto connubio con la grigia presenza della chiesa che in Irlanda, così come in altre zone, comanda, fa e disfa a suo piacimento e controlla con mano di ferro le loro vite.

Francis McCourt nasce e muore a New York, ma in mezzo c’è questa dura formazione nell’Irlanda cattolica. Sarà proprio questo stretto contatto con la chiesa a fare del romanzo e dello stesso film un filo conduttore. Il nostro protagonista non si distacca mai da cristo ma contemporaneamente si sente abbandonato vedendo la sua situazione e quella della famiglia vacillare sempre di più.

«Naturalmente è stata un’infanzia infelice, sennò non ci sarebbe gusto. Ma un’infanzia infelice irlandese è peggio di un’infanzia infelice qualunque, e un’infanzia infelice irlandese e cattolica è peggio ancora.»

Vorrei potervi parlare in maniera più approfondita di questo film meraviglioso, narrandovelo scena per scena perché è davvero un’opera degna di essere vista. Tuttavia, dato che siamo sotto il periodo pasquale, preferirei concentrarmi su una delle scene forse più belle, iconiche e satiriche di tutto il film. Il giorno della prima comunione e la Pasqua.
Francis si accinge a diventare uomo con la prima comunione che cade durante le festività pasquali. Dopo la funzione in chiesa vorrebbe andare per le case di Limerick a fare la colletta per poi andare con i suoi amici al cinema, ma la nonna, severa e iper religiosa, lo costringe a fare la colazione della prima comunione a casa sua. Naturalmente solo Francis può mangiare e gli altri, affamati, sono obbligati a guardare. Preso dalla fretta di finire in tempo, Francis si sente male e corre nel giardino di casa della nonna per vomitare tutta la colazione a terra.
La nonna, sconvolta e fuori di sé per l’accaduto, grida: “ora c’è Gesù Cristo sul mio giardino”.
Porta il nipote a confessarsi dal prete e alla domanda di Francis su cosa debba usare per pulire il corpo di Gesù vomitato sul giardino, se acqua santa o normale, il reverendo, intuendo la follia di questa cosa, risponde: “di a tua nonna di usare acqua normale!”.
Pura poesia.

Buona Pasqua e Buone Feste!!

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