Dove mi trovo? Sono sdraiata qui, in una stanza in penombra, a scrivere un articolo dopo una giornata di lavoro pesante in uno dei tanti ospedali di Amburgo, il mio ragazzo tedesco, nell’altra stanza, mi prepara il caffè. Dove mi trovo? Sono seduta qui, al tavolo di una mensa universitaria, dopo otto ore di lezione al master di Giornalismo, stanca e frustrata ma soddisfatta. Ho rinunciato ai soldi e sono tornata a vivere con i miei per seguire, a detta di molti, un capriccio. Dove mi trovo? In un appartamento luminoso, aspetto che i miei figli si sveglino. Non ho mai messo piede fuori di casa, non ho mai messo in dubbio il mio amore. Ci siamo sposati, abbiamo costruito i mattoncini della nostra vita monotona, sicura, tranquilla.

Dove mi trovo veramente? Chi sono io in realtà? Chi siete voi e dove vi trovate davvero?

Io sono Mr. Nobody.

Sono nessuno, potrei essere tutti. E voi siete esattamente come me. Ho preso scelte difficili nella vita, come chiunque, non ho la presunzione di pensare d’essere speciale,ma se devo proprio dirlo ho sempre trovato conforto in una delle frasi più belle che il cinema abbia mai sfornato. Ogni volta suona come una benedizione, un unguento per la pace dell’anima.

“ Ogni cosa avrebbe potuto essere un’altra e avrebbe avuto lo stesso, profondo significato”.

Mr. Nobody, il film di una vita. Uscito nel 2009, diretto da Jaco Van Dormael, con protagonista, ma solo di faccia, Jared Leto. E’ la storia di Nemo Nobody, la storia di Nessuno Nessuno, in modo insistente, ricalcato. Già, perché Nemo, in latino, indovinate un po’ cosa vuol dire? Nessuno. N.N. No Name, N.N. nomen Nescio, che ancora una volta , in senso un po’ più romanzato e meno letterale, significa… Nessuno. Eppure, si stenta a crederlo per quante storie vengono raccontate. E’ la lunga e a tratti soporosa conversazione fra Nemo Nobody, l’ultimo mortale rimasto sulla terra, il cui tempo ormai ticchetta insistente pronto a scadere, e un giornalista telomerizzato, ovvero immortale, che tramite le sue domande, più che trovare risposte, trova ancor più quesiti. Mr. Nobody. L’ultimo mortale. Gli occhi di un mondo moderno, freddo e asettico puntati su di lui. Un mondo dove si ha il controllo persino sulla morte, un mondo che, anche se in realtà non c’è dato saperlo, è così controllato da non offrire molte alternative. Già, perché sebbene la storia si srotoli su diversi percorsi, intraprendendo strade diverse nelle diverse vite possibili di Nemo, il punto di arrivo è sempre lo stesso: il 2092, Nemo anziano, la morte che incalza, l’unica cosa su cui non si ha potere decisionale. La fine della scelta. Tutto ciò che, paradossalmente, le dà valore. Ed è proprio questa, una delle più eclatanti contrapposizioni fra Mr. Nobody e il popolo immortale: la possibilità di decidere ma anche la sua impossibilità finale, un obbligo al quale tutti siamo tenuti a rispondere, la morte, a cui nessuno può sfuggire, se non i nuovi uomini moderni, i non mortali. E con ciò si accentua maggiormente la preziosità della scelta. La vita, un nastro da videocassetta di pochi minuti, su cui si vorrebbe tanto scrivere ma non si ha spazio, non si ha tutto questo tempo. Per questo la storia si avvale di una persona destinata a morire. Senza, tutta la storia avrebbe perso di significato. Un qualsiasi uomo illimitato non darebbe mai così tanto peso alle proprie azioni, considererebbe una scelta uguale ad un’altra, una piccola parentesi forse. Un tempo infinito per provare tutto. La scelta si annulla, non ha più valore, diventa semplicemente una classificazioni di eventi da svolgere prima o dopo. La storia di Nemo, in contrapposizione, scevra da qualsiasi imposizione tecnologica, si muove liquida, offrendo un loop incasinato senza bisogno di assumere droghe. Una serie di immagini, di simbologie, di giochi di parole e colori. Una serie infinita di possibilità. Una serie infinita di realtà. E l’ansia che tutto questo comporta.

“Devi fare la scelta giusta, ma finché non scegli, tutto resta ancora possibile”.

Niente ci è negato, è una cosa che noi fragili esseri umani ci dimentichiamo sempre. E’ una stupida bugia che ci ripetiamo, per giustificare i nostri fallimenti, per spersonalizzarci, deresponsabilizzarci, per non sentirci in colpa. Ma siamo noi e solo noi gli autori del nostro destino, ce lo costruiamo da soli, e Mr. Nobody è qui per ricordarcelo, per farci svegliare, per non farci piangere addosso, per farci assumere le nostre responsabilità e per ricordarci che non siamo in balia degli eventi, sebbene la confusione generata dalla pellicola potrebbe lasciaro supporre. E così vediamo Nemo bambino seguire la madre sul treno con tutte le conseguenze di quella decisione. Lo vediamo rimanere con il padre. Lo vediamo innamorarsi, sposarsi, con tre donne diverse, tre destini diversi.Vediamo esattamente Nemo Nobody vivere tutte le sue possibili vite, le sue possibili scelte. E poi, in men che non si dica, vediamo noi. Perché Nemo Nobody non è nessun altro se non noi. “Devi fare la scelta giusta” dice un giovane Nemo di fronte a due dolci. Mi verrebbe da correggere questa frase. Devi fare la tua scelta. Non esistono scelte giuste o sbagliate, ma solo scelte, e come ci ricorda Nemo anziano, tutte sarebbero cariche dello stesso identico significato. Ad ogni azione corrisponde una reazione, ma la cosa più importante è che esistono un’infinità di azioni e,potenzialmente, un’infinità di reazioni, equivalenti, equipollenti. E’ vero: siamo noi i padroni della nostra vita, siamo noi a scegliere, a guidare il nostro destino, peschiamo una carta e ne gettiamo altre, è innegabile, sono le regole del gioco. Ma scartare una carta e tenerne un’altra è sì importante e determinante, e bisogna scegliere con cura, ma ciò non significa vincere o mandare a puttane l’intera partita, significa solo arrivarci con un punteggio finale diverso. Non so se l’intento di Van Dormael fosse quello di creare uno Xanax senza bisogno di ricetta medica, ma per me così è stato. Perché ora so, che ovunque sarò, chiunque diventerò, sarò nessuno, sarò tutto e guarderò sempre avanti con la consapevolezza che, comunque sia, nella realtà che mi sono scelta, tutto ha comunque lo stesso, profondo significato.

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