Signore e signori. Ecco a voi dopo solo sette film e una lunga gavetta al Saturday Night Show, l’unico e inimitabile, l’immortale e icona della commedia americana, John Belushi.
Questo è come viene molte volte chiamato il grandissimo e indimenticabile attore americano, di origine albanese. Un idolo e un mostro sacro che con la sua carica di comicità demenziale ha dato vita a personaggi grandiosi, rompendo e ricomponendo la struttura della nuova risata.

Con Belushi il mondo ha scoperto che poteva davvero ridere con poco, in un momento in cui già le gag fisiche erano state quasi tutte sperimentate, e quando i più grandi mattatori si reggevano sui loro decadenti piedistalli.

Belushi, un uomo vissuto di città, la Chicago degli anni sessanta, trasforma l’individuo qualunque dell’America degli anni ’80 in un modello da seguire, utile e divertente. Fa dell’uomo comune americano un’onda di pazzia senza freni, del classico venditore di panini una gag ancora oggi insuperabile. Da lui, molti altri attori ne discendono, e sebbene la breve carriera, ha cambiato le regole del gioco perché: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare”.

Nato il 24 gennaio 1949, Belushi conseguì il diploma nel 1967 e iniziò subito a dedicarsi al teatro. Rimase al teatro Shawnee fino al 1971, momento in cui si accorse, così come tutti quelli che lo conoscevano, che poteva tentare la fortuna altrove. Mise su un trio comico chiamato West Compass Players per poi entrare nella compagnia teatrale The Second City: periodo durante il quale nacque l’imitazione di Joe Cocker, una delle più famose.

Nello stesso momento in cui si trasferisce con la fidanzata Judy a New York per lavorare alla rivista satirica intitolata National Lampoons, John diventa un tossicodipendente; un vizio che farà costantemente parte del suo modo di essere e di lavorare. Il vero trionfo arriva nel 1975, quando conosce a Toronto l’attore Dan Aykroyd, con il quale instaura subito un forte legame di amicizia e di lavoro nel momento in cui entrambi vengono ingaggiati al Saturday Night Live.

Qui Belushi, grazie anche alla collaborazione con altri attori comici del calibro di Eric Idle, Bill Murray e Steve Martin, mette in scena gag che vanno oltre la classica comicità. Inventa sketch che restano nella storia come la parodia di Saturday Night Fever, trasformata in Samurai Night Fever, l’imitazione di Beethoven, Mussolini, Goering, Joe Cocker e moltissimi altri. Il suo è un volto che quotidianamente fa ridere milioni di spettatore. Un attore che è destinato a fare molto di più.

Nel 1978, infatti, con un vestito nero, un cappello nero e un paio di occhiali neri Belushi e Aykroyd inventano e mettono in scena per la prima volta i fratelli Blues, rispettivamente Jake ed Elwood. Ci vorranno ancora due anni perché i due fratelli entrino per sempre nella nostra memoria.

Nello stesso anno Belushi fa il suo esordio sul grande schermo grazie alla commedia demenziale e irriverente Animal House, diretta da John Landis. Il ruolo dello studente Bluto Blutarski, capo delle matricole della Delta House all’interno del Faber College, è una di quelle prove d’attore che molti, col senno di poi, avrebbero voluto interpretare. Fortunatamente la parte andò a Belushi e da quel successo al botteghino non si è più fermato.

John Belushi durante una scena di “Animal House”

Ci vorrà ancora un po’ prima che possa tornare a lavorare con Landis. Tra il 1979 gira alcune pellicole di scarso successo divenute lo stesso dei cult grazie alla dell’attore. Verso Sud diretto da Jack Nicholson e 1941 – Allarme a Hollywood: una commedia strampalata diretta da Steven Spielberg. Solo nel 1980, il vero grande trionfo. In tutti i cinema d’America e del mondo esce The Blues Brothers. Le avventure dei due blues man legati dalla musica e da uno scopo comune: salvare l’orfanotrofio dove sono nati.

Eppure, salvare dei piccoli orfani è solo un dolce e sottile pretesto che Landis usa per dare poi maggiore spazio ad infiniti inseguimenti con le auto per le strade di Chicago e dell’Illinois, a battute entrate nella storia del cinema e a sequenze a suon di blues. Un cult che, grazie a Aykroyd e Belushi, passa alla storia come un musical ma non è del tutto un musical, come un film comico ma non basta, come un action movie con effetti speciali e incidenti stradali. Un film che apre la strada ad un genere misto e ad altrettante opere cinematografiche. Nel film anche molte celebrità della musica blues, gospel e jazz come Ray Charles, Aretha Franklin, James Brown e Cab Calloway.

John Belushi, Aretha Franklin e Dan Aykroyd durante la lavorazione del film “The Blues Brothers”

All’apice del successo, Belushi continua sulla strada della commedia. Ma saranno solo due i film che riuscirà ancora a girare. Chiamami Aquila, commedia romantica del 1981 diretta da Michael Apted, racconta la storia del giornalista Ernie Souchak che, in un periodo di stacco dallo stressante lavoro e dalla città, parte per le Montagne Rocciose. Il suo scopo è quello di intervistare la giovane ornitologa Neil Porter, lassù per studiare le aquile calve, e una cosa tira l’altra nasce una bella storia d’amore.

Sebbene lontano dai suoi ruoli più classici, in Chiamami Aquila si vede un Belushi diverso ma comunque convincente. Cosa che invece non accade nel progetto successivo. I vicini di casa risulta essere un flop e Belushi ne rimane molto deluso, a causa anche delle incomprensioni tra lui e il regista. Sarà il suo ultimo film e la dipendenza dalle droghe comincia a farsi pesante, come mai prima di allora. Dopo nove anni di dipendenza, il 4 marzo 1982 anche per John, come molti altri artisti fuori dalle righe, arriva il momento di uscire di scena.

Tuttavia anche quella fatidica sera la vita di John continua ad essere sotto il segno di una continua avventura: pazza e strampalata. Basti solo pensare che, prima della sua morte, Belushi si trovava ad una festa in compagnia di Robert De Niro, Jack Nicholson e Robin Williams.

John Belushi muore di overdose la notte del 5 marzo all’età di 33 anni. Dopo una vita all’insegna della risata, dell’alcol e delle droghe, la sua è una vita che continua ad essere consacrata come quella di un genio della comicità senza freni, senza regole e limiti.

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