Per molte persone il nome di Laurence Olivier si associa facilmente al teatro: in particolare al suo stretto legame con i drammi di William Shakespeare, e il suo essere stato uno degli Amleto più riusciti nella storia del teatro.

Per altri, invece, Olivier è stato uno dei più feroci assassini e spietati antagonisti del cinema. Il Maratoneta, diretto da John Schlesinger nel 1976, è divenuto col tempo un classico difficile da scordare: grazie alla sua storia, alle scene di violenza e al binomio Hoffman/Olivier. Un giovane attore americano messo a confronto con uno dei più grandi attori shakespeariani di sempre. Due stili opposti in un’opera che ha fatto storia.

In questo film in particolare, Olivier incarna perfettamente il ruolo di Christian Szell, un medico e criminale di guerra nazista rifugiatosi in Sud America.

La trama

Tratto dal romanzo di William Goldman, Il Maratoneta racconta la storia di Thomas Babington Levy (Dustin Hoffman) detto “babe”, giovane studente ebreo di storia appassionato di maratona. Il suo è un passato segnato dal suicidio del padre, ex professore caduto in disgrazia durante gli anni del maccartismo. Un giorno, mentre sta correndo per Central Park assiste ad un’esplosione nei paraggi del quartiere ebraico di New York causato da due automobili scontratesi contro un autobotte. Nell’incidente perdono la vita un vecchio ebreo e Klaus Szell, fratello del criminale di guerra Christian Szell: apparentemente morto.

Ma Szell è tutt’altro che defunto e, data l’improvvisa e accidentale scomparsa del fratello, corriere dei diamanti che erano stati presi ai prigionieri dei campi di concentramento durante le deportazioni, ora custoditi in una cassetta di sicurezza a New York, è costretto a lasciare la sua casa in Uruguay per recuperare il bottino. Nello stesso momento, Doc Levy (Roy Scheider), fratello di Babe e agente segreto sotto mentite spoglie, è stato vittima di un attentato a Parigi. Venuto a sapere della morte di Klaus capisce che Szell sta tornando per riavere i diamanti.

Doc va a New York per incontrare Babe il quale gli presenta la sua giovane fidanzata svizzera Elsa Opel (Marthe Keller). Ma anche la ragazza nasconde un grande segreto. In realtà anche lei ha a che fare con il vecchio criminale di guerra, e prima che Doc possa svelare a Babe l’identità di Elsa, più tardi Szell lo ferisce a morte lasciandogli solo il tempo di raggiungere il fratello e morire fra le sue braccia.

Babe, distrutto, viene a sapere da Peter Janeway (William Devane), collega e amico di Doc, che suo fratello era un agente segreto. Viene a conoscenza anche di Szell che, quella stessa sera, manda i suoi due scagnozzi a rapirlo e portarlo nel suo covo nascosto. Usando i suoi strumenti da dentista, Szell tortura il povero Babe: ciò che Szell vuole sapere dal giovane è se sia sicuro. Sicuro di poter andare a riprendere quei diamanti nella banca senza essere derubato per strada da qualche nemico.

Tuttavia Babe non sa niente e di questo se ne rende conto anche Janeway, in realtà doppiogiochista alleato di Szell. Prima che possa ucciderlo, Babe usa le sue potenzialità di corridore per fuggire. Chiede aiuto a Elsa perché possa nasconderlo in un luogo sicuro ma alla fine anche lei si mostra per quello che è. Come aveva intuito Doc, anche Elsa è alle dipendenze di Szell.

Quando Janeway e i due scagnozzi arrivano sul posto, si scatena una sparatoria. Babe ammazza i tre ma anche Elsa rimane uccisa. Ferito, stanco, senza più un fratello né una donna da amare, raggiunge il vecchio Szell, che nel frattempo è andato alla banca e ha ritirato tutti i diamanti. Dopo avergli puntato addosso la vecchia pistola del padre, lo porta in una centralina d’acqua lungo il lago artificiale di Central Park.

Szell vorrebbe comprarlo offrendogli la valigetta con i diamanti, ma Babe vuole la sua vendetta. Glieli fa mangiare: almeno fino a quando Szell non si ribella, e dopo aver sguainato una lama da una specie di bracciale nascosto nella manica, si avventa verso Babe. Quest’ultimo lascia cadere la valigetta e il suo contenuto giù per le scale. Szell, preso dal panico, cerca di riprenderla ma inciampa lungo la scalinata infilzandosi con la sua stessa arma.

Il ragazzo vede il vecchio criminale cadere in acqua, galleggiando nel suo stesso sangue. Successivamente esce e s’incammina sul far della sera verso una meta non precisa: nonostante sia vivo è ancora solo e sebbene Szell sia morto, egli è ancora un uomo più confuso che realizzato.

la famosa scena del dentista

Il film di Schlesinger affronta il tema della memoria, dei sopravvissuti e di tutti quegli uomini che dopo ciò che è stato non riescono ad essere più gli stessi. Il Maratoneta è una vendetta ebraica contro il nazismo, contro i soprusi dell’uomo e la sua follia. Sebbene personaggi all’apparenza diversi, Doc, Babe e Szell sono più simili di quanto sembra. Babe, ossessionato dal suicidio del padre vorrebbe incentrare la sua tesi sulle testimonianze dei suoi colleghi e amici più stretti per poterlo riabilitare. Ma facendo questo è solo, senza amici e senza una vita sociale.

Doc è un uomo di azione ma ha paura di non essere più all’altezza. Per questo motivo vive nella costante paura di un tradimento o di un imboscata. Anche lui solitario: anche lui con il peso della morte del genitore sopra la sua testa. E infine c’è Szell. Rintanatosi dopo la guerra in America Latina come molti gerarchi nazisti, la sua figura rimanda a quella del medico Josef Mengele. Non ha rimorsi per quello che ha fatto eppure non è tranquillo. Anche lui, come i fratelli Levy, vive nel terrore di essere tradito, venduto alle autorità o peggio, ai cacciatori di nazisti.

Olivier dona al suo personaggio una freddezza davvero terrificante. Il suo sguardo di ghiaccio e il volto serioso, il suo lento e calmo parlare fanno di lui un animale assetato di sangue: un cobra astuto e pericoloso pronto a balzare verso la preda con spietata violenza. Ruolo per il quale Olivier fu nominato all’Oscar come miglior attore non protagonista. Non lo vinse, ma è ancora oggi una delle sue performance migliori.

Dustin Hoffman e Laurence Olivier scherzano durante una pausa

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