Un uomo, di ritorno verso casa dopo aver fatto spesa in un minimarket, ha un incidente d’auto. Immobilizzato in una radura tra gli alberi, con un collo di bottiglia conficcato nella bocca, quest’uomo è il protagonista de Il cerchio delle lumache, il secondo lungometraggio di Michele Senesi, presentato in anteprima mondiale al festival del cinema fantastico e fantascientifico di Milano, Oltre lo specchio.

Realizzato con un budget di buona volontà e passione per il cinema, l’intera storia del film di Senesi ruota intorno al personaggio interpretato da Mauro Negri, l’incidentato. Costretto all’immobilità e al mutismo, non può chiedere aiuto. Tra automobilisti, escursionisti e appassionati di funghi, intorno a lui si muove una varia umanità, troppo distratta per accorgersi di quello che è successo oltre la coltre arborea che nasconde il luogo dell’incidente.

Ad aspettarlo, la moglie, unica persona cosciente della sua sparizione: e la pasta fatta in casa.

La tragedia umana del protagonista è accompagnata da momenti di surreale follia, forse l’unico modo per la sua mente di alleviare il pensiero di una morte incombente. A questi momenti, divertenti e stranianti allo stesso tempo, si alternano scene melodrammatiche che danno il segno della sofferenza che la forzata separazione di due amanti andrà a generare.

La drammatica storia del protagonista è nulla però se confrontata con la Storia.  È qui, infatti, che il film di Senesi assume tutto un altro sapore. Dal chiuso di un’intima radura, dove si consuma una tragedia personale, lo sguardo si allarga al mondo di fuori, dove le tragedie assumono una portata universale.

Entrano così in scena alcuni fatti di cronaca degli ultimi anni. Per quanto la morte di una persona in un incidente stradale possa essere distruttiva per i suoi cari, al di fuori la vita sembra procedere in un costante alternarsi di drammi collettivi più o meno gravi. L’anima marchigiana del regista dà così spazio alle ferite del terremoto del Centro Italia e alla sanguinosa sequela di eventi che nei primi mesi del 2018 ha portato Macerata al centro delle cronache nazionali e internazionali.

Il cerchio delle lumache è un film fuori dagli schemi tipici del cinema italiano, così come risulta essere fuori dagli schemi la sua genesi artistica, raccontaci da Michele Senesi in persona subito dopo la proiezione del film a Oltre lo specchio.

Parliamo quindi dell’idea da cui sei partito.
Io cercavo delle storie fattibili con un budget basso. Questa idea partiva principalmente da una cosa che io ho sempre odiato i film anche blockbuster, in cui c’erano incidenti stradali non credibili. Cioè, l’eroe corre, si scapotta con la macchina venticinque volte, poi scende e corre via. No, non funziona così. Questo mi fa incazzare ogni volta. Perché ogni volta,  il film è fighissimo e gli attori sono bravissimi, ma poi ci sono questi incidenti in cui l’impianto realistico non funziona. Allora volevo fare un film che fosse verosimile da questo punto di vista. Ho fatto fare anche una consulenza medica su alcune cose, sui tempi di dissanguamento sulle ossa scomposte, sul vetro in gola, la lingua recisa, tutte queste cose… E quindi partivamo da questa cosa qui. In più volevo fare un film con un unico personaggio in un’unica location. Quando scrissi il film era un’idea particolarmente innovativa. All’epoca avevo visto solo un film che s’avvicinava a questa idea che era Haze di Tsukamoto. Successivamente dopo aver scritto il film ne  sono usciti altri e si è creato una specie di microfilone. Parlo di una serie di film come Buried (che è quello del tipo chiuso in una bara), oppure quello di Danny Boyle. Però siccome a me non piace imitare cose preesistenti, l’idea è stata quella di fare totalmente il contrario: ovvero quei film là, mettevano un personaggio abile, in un luogo stretto con la capacità di comunicare ma in un luogo in cui non passava nessuno. E lavorare sullo spazio. Facile così. Io ho fatto il contrario: ho messo un personaggio totalmente inabile di comunicare in un luogo ampissimo in cui passa un sacco di gente. Poi, nel tempo, il film è diventato un qualcosa di più intimo, perché si è impregnato un po’ della vita dell’autore, ma anche del contesto politico, sociale e geografico. La Regione Marche, negli ultimi tre anni, da regione per famiglie, e di gente che vuole mangiare il cinghiale in salmì, bersi il vino al mare o che vuole farsi una canna in montagna guardando il tramonto, si è trasformata dopo una serie di cose terribili, tra cui il terremoto. Quello è andato un po’ ad infilarsi dentro al film diventando una partitura storica dietro il dramma del personaggio.

Un incidente come questo del film rimane però preoccupazione della moglie.
Quando raccontiamo il dramma di un eroe, in questo caso sarebbe lui, a me piace mostrare, in questo caso più di tutti, che il suo dramma peggiore, la sua peggiore storia d’amore, il suo peggiore incubo che è il fatto che sta per morire, non blocca la Storia. Cioè mentre lui sta lì che soffre, che magari pensa che da un momento all’altro morirà, non è  che il resto del mondo si ferma: quindi le persone stanno peggio di lui, ci sono incidenti, ci sono lutti, terremoti, ci sono stragi, e quindi non è che sia speciale solo perché è il protagonista del film, e rimane una persona con la Storia che continua a scorrere dietro.

Questa è una bella chiave di lettura. interessante, anche perché effettivamente lo vediamo mentre soffre, fa soffrire anche noi grazie all’inquadratura fissa in volto -quasi fastidiosa- e poi c’è stato il terremoto, gli attenti a Macerata.
Naturalmente io la sceneggiatura l’avevo scritta prima di questo. Non c’era scritto “immagini di repertorio”, ma “immagini di vita che scorre”. Quindi avrei voluto prendere immagini di vita comune, mercati, il traffico, ecc. Poi mi sono ritrovato ad avere il materiale, perché ho fatto altri lavori a Macerata durante le manifestazioni del 2018. Quindi ho sostituito queste immagini di vita con immagini di repertorio.

Un altro spunto è dato dalla religione, sempre molto presente nel film. Da questo punto di visita, che mi dici?
Ma, sai l’Italia è l’unico paese al mondo che ha le bestemmie. Ogni regione ha le sue anche perché sentiamo, e abbiamo sempre sentito molto l’influenza del Vaticano. Nelle nostre zone, oltre al Vaticano abbiamo una Matriosca di santità: abbiamo sia il Vaticano che Loreto ad otto kilometri. Non ho l’interesse di fare il blasfemo, tuttavia mi piace giocare con le cose, con qualunque cosa. Quindi, a me diverte Padre Pio non perché voglio fare il blasfemo e rompere a chi ci crede: io ci gioco con questo tipo di cose. Se poi a qualcuno da fastidio, il problema è suo.

Padre Pio, essendo un elemento della cultura di massa, può anche essere visto come un meme.
Non ho particolare volontà di fare il blasfemo. Ci gioco semplicemente. Non è che lo faccio nel senso per insultare. Gioco semplicemente con tutto quello di cui ho voglia perché mi sento una persona libera di giocare con tutto quello che voglio. Soprattutto se mi autoproduco un film. Non ho nessun limite. In questo film, per esempio, nessuno è stato retribuito. Non era possibile retribuire tutti. Ero l’unico che aveva soldi, e gli altri hanno partecipato con energia, tempo, mestiere, ecc. Il patto era questo e la cosa veniva chiarita prima. Le cose venivano chieste con assoluto rispetto e c’è quindi stato un afflusso incredibilmente alto. Sono molto, molto felice, orgoglioso di questa partecipazione che ha permesso di farlo. Questa volta non ero riuscito a vincere un bando locale, come nel cortometraggio precedente in cui avevo ottenuto dei finanziamenti.

Ultima domanda. Sul titolo iniziale ci sono degli ideogrammi. Sono stati messi perché c’è un senso dietro, o perché vuoi vendere anche in Cina?
Allora, io sono fortemente appassionato di cinema asiatico, specialmente quello di Hong Kong. Hong Kong era una ex colonia inglese, e tutti i film che vediamo da vent’anni erano scritti in cinese con il sottotitolo anglofono. Adesso, visto che il cinema cinese è il più centrale del mondo, essendo anche una persona non particolarmente votata agli anglicismi, ho pensato fosse carino la scelta del titolo cinese, che è comunque un adattamento del titolo inglese.

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