Ventiquattro anni dopo la prima apparizione di Woody, Buzz e degli altri giocattoli di Toy Story sullo schermo, il loro impatto emotivo sul pubblico non è ancora scemato. L’attesa per la prima del quarto capitolo è cresciuta, giorno dopo giorno, trailer dopo trailer fino alla data fatidica del 26 giugno 2019.

Toy Story 4 è un film che non tradisce assolutamente le altissime attese del pubblico: sia dal punto di vista prettamente cinematografico che dal punto di vista emotivo. Woody e gli altri giocattoli sono ora proprietà della piccola Bonnie, dopo che Andy, nel finale del terzo capitolo, glieli ha regalati prima di partire per il college. Non più giocattolo preferito del suo bambino, Woody inizia a sentire la mancanza di uno scopo. Così, quando la piccola deve affrontare il suo primo giorno di scuola materna, decide di accompagnarla per poterla così supportare, se necessario, in un giorno tanto traumatico per una bambina.

Da scuola, la piccola Bonnie ritorna con un nuovo amico, Forky, un giocattolo costruito da lei con una forchetta, del filo rosso e un po’ di colla. Forky, seppur confuso, diventa così il gioco preferito della piccolina e Woody si incarica di proteggerlo e di farlo rimanere sempre con lei. A qualunque costo.

Woody presenta Forky agli altri giochi di Bonnie.

Il nuovo scopo di Woody lo porta a scoprire progressivamente una nuova parte di sé, che mai pensava possibile. Lo sceriffo giocattolo affronta un percorso di maturazione in cui inizia a comprendere le necessità altrui e a farsene carico, aiutando l’altro a ritrovare o a trovare il proprio percorso. Ma prima bisogna accettarsi per quello che si è.

Che sia fatto di spazzatura, o che abbia un piccolo difetto, un giocattolo è pur sempre il più grande amico di un bambino. L’amico che lo accompagna nei primi viaggi della sua vita, reali o di fantasia che siano. Quello che lo tranquillizza quando c’è un temporale. Quello che gli da forza quando ce n’è bisogno. Quell’amico che è sempre al suo fianco quando è necessario.

Il rapporto tra gioco e bambino, ma così anche nei rapporti tra le persone, va ben al di là delle apparenze ed è molto più profondo. Senza conoscere sé stessi a fondo però, è difficili costruire ponti con l’altro. E Woody riesce proprio in questo: si apre a se stesso, e tendo poi la mano verso gli altri.

Un messaggio meraviglioso da consegnare ai bambini, gli adulti del domani.

Gli adulti di oggi in sala, invece, hanno avuto la possibilità di allontanarsi almeno per qualche ora dai problemi e dalle difficoltà della vita quotidiana, riportando pure in casa quella leggerezza che solo il gioco, specie se condiviso, può regalare.

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