29 giugno 2019, Ennio Morricone si esibisce per l’ultima volta nella spettacolare scenografia medievale della città di Lucca, dove il novantenne genio della musica ha lasciato ancora il segno dopo una tournée in tutta Europa e in Italia

Il centro toscano, nonché città natale di Giacomo Puccini, ha ospitato ben 20.000 spettatori radunati lungo le mura storiche della città, in un caldo afoso e un immobile cielo hitchcockiano. Solo la forza della musica e la potenza di un’orchestra di tutto rispetto regnano per tranquillizzare gli animi dei paganti, ma soprattutto dei furiosi cittadini e ausiliari del traffico che hanno visto la città di Lucca assediata da un’orda implacabile di macchine, di gente. Una fiumana di persone cariche e scalpitanti, ancora incredule nel vedere il loro mito.

L'ultimo concerto di Ennio Morricone a Lucca. Un'ultima straordinaria emozione. Tra musica western e quella del cinema più impegnato.

Stessa cosa si può dire del sottoscritto che alle 5 pomeridiane è partito da Perugia con l’aria condizionata a palla. Dopo aver attraversato la Toscana e dopo aver consumato un sobrio pasto in un autogrill sull’autostrada, è arrivato a destinazione alle otto in punto della sera.

Sembrava Woodstock tanta era la gente, mentre anch’io, come altri, seguivo a spinta il luogo dove si sarebbe consumato l’atteso concerto, e tra poliziotti e gente collerica eravamo ritornati nell’America disunita e sessantottina degli hippie e del Vietnam.
Per quanto mi riguarda, tutto quello poco interessava: avrei finalmente visto uno dei miei idoli venerati come santi, visto che non ebbi la fortuna di vederlo cinque anni prima a Gubbio: in quel preciso contesto l’evento era stato cancellato a causa dei problemi di schiena di cui soffriva il maestro Morricone.

Nonostante i novant’anni, eccolo salire sul palco con la velocità di un ragazzino alle 21 e 30, acclamato dalle prime file e salutato simpaticamente dagli ultimi posti, dove il vostro affezionato narratore si era adagiato, fra saccopelisti di ogni regione dello stivale e allegri inglesi già al terzo bicchiere di chianti.

Si comincia!

Due ore e trenta, tra cui una breve pausa di venti minuti, di musica che trafigge anima e corpo, che ti fa dimenticare il caldo opprimente e sei un tutt’uno con l’armonia degli strumenti e la vitalità di Morricone.

Con la colonna sonora de Gli intoccabili è iniziato il concerto e poi è stato un dolce e apprezzato omaggio a Bernardo Bertolucci e al suo Novecento. Il repertorio ha proseguito con le colonne sonore di Nuovo Cinema Paradiso, Mission e moltissima musica che fa parte del repertorio di cinema più impegnato: Sacco e Vanzetti assieme alla voce inebriante di Dulce Pontes, La Classe Operaia va in Paradiso, Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto fino alla colonna sonora di Queimada con il testo Abolisson. Come Morricone volesse mandare un personale messaggio visto la situazione politica e sociale di oggi.

Questa parte del concerto ha destato stupore ma soprattutto sconcerto verso quelli che Sergio Leone chiamava “ladri e scippatori”. Infatti un concerto di questa portata non ha richiamato a sé solo l’alta nobiltà e la parte acculturata della società: gente che per un biglietto in prima fila o nelle Sky Box ha speso dai 500 ai 25.000 euro.

Nella zona prato c’erano anche i poveri mortali come noi, ma in maniera particolare anche tanti di quei coattoni che lo stesso Leone avrebbe amato e disprezzato in egual maniera. Gente che alla musica impegnata di Morricone si è lasciata andare a piccole critiche e incitamenti come: “ma questo non è Western. Vogliamo il buono il brutto e il cattivo”. E ancora: “Daje Ennio, fallo per Sergio!”.

Nel sentire queste parole mi era salita una primavera araba da ucciderli sul posto. Poi ho capito che l’importanza di Morricone è sempre stata quella di aver richiamato a sé, con la sua arte, tante tipologie diverse di essere umano. Dal ricco al rozzo. Dall’imprenditore all’impiegato statale o un fruttivendolo. La sua musica è per tutti: unisce, integra ed emoziona individui diversi e di diversa estrazione sociale sotto uno stesso cielo. È questa la sua più grande bravura e grandezza.

Ennio Morricone

Comunque la seconda parte del concerto, che si è prolungata fino a mezzanotte e oltre, ha accontentato anche i grandi coatti (in senso buono). C’era una volta il West, The Hateful Eight, e infine anche l’Estasi dell’oro. Con ben quattro bis finali e altrettanti inchini dal palco il maestro Ennio Morricone ha ancora una volta finito la sua opera sotto un enorme e scrosciante cascata di applausi.

Grazie Ennio. 

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