Una commedia brillante, ironica e divertente. Non sposate le mie figlie!, film francese del 2014, si può riassumere così. Scritta e diretta da Philippe de Chauveron, la pellicola racconta il dramma di una ricca famiglia cattolica della campagna francese che vede le sue quattro figlie sposarsi solamente con francesi figli di immigrati dalle religioni più differenti.

Isabelle si è sposata con l’avvocato Rachid Ben Assem, mussulmano. Odile invece si è sposata con l’imprenditore David Benichou, ebreo sefardita, mentre Ségolène è convolata a nozze con il banchiere di origine cinese Chao Ling.

Claude e Marie Verneuil confidano nella figlia più piccola per celebrare finalmente un matrimonio in chiesa piuttosto che in municipio. Non possono che essere felici quindi quando la giovane Laure gli annuncia che ha intenzione di sposarsi con il cattolico Charles.

Non sposate le mie figlie
Cari mamma e papà, ecco a voi Charles!

La gioia di questa annunciata unione viene subito smorzata quando Claude scopre che il futuro genero è originario della Costa d’Avorio. Il padre di Laure non è però l’unico insoddisfatto da questa unione interetnica. Dall’altra parte del Mediterraneo, infatti, il padre di Charles, André, ex-militare intollerante e rancoroso dei tempi della colonizzazione, è altrettanto contrario al fatto che suo figlio sposi una donna bianca.

Philippe de Chauveron gioca molto sugli stereotipi razzisti più comuni con la giusta dose di ironia e leggerezza. Non ha senso, come ci suggerisce l’autore del film, concentrarsi sulle piccole differenze che dividono le persone quando ad unirle c’è l’amore.

Il travaglio che vive Claude è così forte da pensare di aver sbagliato qualcosa nei confronti di Dio, invocato infatti nel titolo originale del film, Qu’est-ce qu’on a fait au Bon Dieu?. Il desiderio dei coniugi Verneuil di vedere almeno una delle proprie figlie sposata in chiesa è fortissimo, ma dovranno fare i conti con il loro insito razzismo prima di comprendere che alla fine ciò che conta nella vita è solamente la felicità, e non il colore della pelle.

La stessa parabola la percorre il padre di Charles, intransigente uomo africano che pretende una sposa africana per il suo figlio maschio. Il razzismo, o meglio, l’intolleranza per ciò che è diverso e non si conosce, è infatti insito nell’uomo. E solo la reciproca conoscenza è abbastanza forte da abbattere quelle barriere che si frappongono tra le persone.

Grazie a Philippe de Chauveron e al suo Non sposate le mie figlie! si ride e si scherza della stupidità degli stereotipi razzisti e dei razzisti stessi. La miglior cura contro il malessere della società.

Il trailer di Non sposate le mie figlie

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