A volte le migliori idee per un film sono figlie dirette della vita e dell’umanità che ci circonda. Questo è successo al regista romano, classe 1970, Emiliano Corapi che per il soggetto del suo secondo lungometraggio, L’amore a domicilio, ha attinto a piene mani da un episodio accaduto ai tempi dell’università.

Uno studente agli arresti domiciliari era riuscito a mettersi insieme ad una ragazza conosciuta nell’unico giorno in cui aveva avuto un permesso proprio per poter sostenere un esame. Proprio questo singolare evento, come confessa Corapi, è lo spunto per il film che vede come protagonisti Simone Liberati e Miriam Leone.

Miriam Leone e Simone Liberati ne L’amore a domicilio

Renato è un abile venditore di polizze pensionistiche, incapace però di intrecciare una relazione seria e duratura a causa del suo timore ad impegnarsi. Una mattina, per strada, incontra Anna, donna decisa e affascinante, di ritorno da un esame. Nonostante alcuni momenti d’esitazione, Renato l’accompagna a casa e qui scopre che la ragazza è costretta agli arresti domiciliari per una rapina a mano armata. Per almeno altri due anni.

Questa rivelazione spinge Renato, consapevole di avere in mano il controllo totale della situazione, a voler instaurare una vera e propria relazione con Anna. Ma l’amore non è qualcosa di così semplice e diretto. Il tempo inizierà infatti a chiedere il conto delle reali motivazioni dei due amanti.

Quella messa in scena da Corapi è un’ottima commedia, in quanto capace di divertire il pubblico senza la necessità di scadere nella banalità. Non mancano comunque momenti più drammatici dove il vissuto dei personaggi, costruiti in maniera antitetica, riemerge prepotentemente.

Renato è un personaggio pavido, quasi meschino. Infimo e odioso. È difficile provare simpatia per un uomo che decide di frequentare una donna solamente perché a questa è negata la libertà, e quindi può essere controllata. Almeno questa sembra essere la sua idea iniziale.

Anna, dal canto suo, per quanto abbia commesso un crimine violento, si disegna come un personaggio più positivo, intenzionato a cambiare, o almeno a provarci. Non è, ovviamente, un’ingenua donzella sfruttata e usata da Renato. Anzi. Anna è un personaggio talmente deciso e sicuro di sé che è lei, nonostante la costrizione agli arresti, a muovere le fila della propria relazione di coppia.

Simone Liberati e Miriam Leone, con le loro ottime interpretazioni, regalano al pubblico una storia coinvolgente, capace di non annoiare lo spettatore. Merito che va riconosciuto anche alla sceneggiatura, opera sempre di Emiliano Corapi.

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