Antonio Barracano, così come era stato scritto dallo stesso Eduardo in questa commedia del 1960, è l’uomo d’onore che tiene in pugno il rione Sanità di Napoli, assieme alla sua spalla: il dottor Fabio Della Ragione. Barracano è un duro, spietato ma come tutti i boss, sa amministrare, sa capire i problemi della gente e sa usare il cervello.

In un giorno di quotidiane udienze, Don Antonio ascolta il volere di Rafiluccio Santaniello, quello di uccidere il padre, il fornaio Arturo Santaniello che aveva sposato una giovane donna diseredando il figlio.
Don Antonio, vedendo nel ragazzo lo stesso desiderio di vendetta che lo aveva cambiato da giovane e che lo aveva trasformato nell’uomo che è, invece di assecondarlo, farà di tutto per evitare che l’omicidio si compia e per riappacificare padre e figlio.

Eduardo, in quest’opera che per tematiche diventa molto più impegnata delle altre, descrive un uomo della malavita ma fa di tutto per renderlo più umano possibile, rifacendosi alla figura reale del boss Campoluongo.

A distanza di anni dalla sua prima messinscena, il regista Mario Martone riporta, ma sul grande schermo, il dramma di De Filippo trasportando l’intera vicenda ai giorni nostri. Il film, che sarà possibile vedere al cinema dal 30 settembre, sembra ripercorrere la stessa scia tracciata dai noti Gomorra e company. Tuttavia, si confida in una fedele rappresentazione di pensiero: lo stesso che era di Eduardo e che si notava nelle sue opere.

Martone, dopo il successo di Capri Revolution uscito nel 2018, ritorna al classico, al napoletano di Eduardo, rivestendolo di moderno e modaiolo. Cambierà qualcos’altro?
Con Francesco Di Leva e Roberto de Francesco.

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