Quando ci si trova di fronte a un remake non bisogna necessariamente confrontarlo con il film originale. Anche perché, solitamente, un remake prevede di adattare la storia a tempi e spettatori diversi. Non si può quindi giudicarne la qualità dalla sua corretta filiazione filologica dall’originale.
Anche l’Aladdin di Guy Ritchie, omonimo rifacimento in live-action del classico Disney animato del 1992, è un film da gustarsi senza cercare costantemente l’aderenza a dettami narrativi e stilistici già visti e metabolizzati. Questa nuova storia si rivolge a bambini e ragazzi di oggi, che vivono in un mondo molto diverso da quello dello scorso millennio, e soprattutto sfrutta la faccia di attori in carne e ossa, chiamati a conferire ai personaggi quell’espressività che un disegno animato non può trasmettere al pubblico.

Mena Massoud e Naomi Scott

La recitazione diventa croce e delizia della storia di Aladdin e del Genio della Lampada. Se da un lato si ha una scoppiettante interpretazione da parte di Will Smith nei panni del genio, dall’altro l’Aladdin di Mena Massoud si limita in un ruolo piatto, quasi da comprimario piuttosto che da protagonista. Buona anche la prova di Naomi Scott nel ruolo di una Jasmine forte e determinata a diventare il prossimo sultano di Agrabah, nonostante la legge non preveda una donna sul trono.

A complicare i panni della giovane principessa ci pensa il malvagio consigliere del padre, Jafar, interpretato da un Marwan Kenzari capace di esprimere al meglio la machiavellica brama di potere del suo personaggio. Il suo non è un Jafar arrivato a compiere il suo piano dopo decenni di elaborata progettazione: Kenzari interpreta un giovane e ambizioso membro della nomenklatura del Sultanato di Agrabah.

Giusta è stata l’intuizione di accompagnare la seriosa Jasmine all’ancella Dalia (Nasim Pedrad), rappresentante perfetto della linea comica della storia. Lei e Will Smith riescono a cambiare il tono dell’intero film: spesso noioso e spento, grazie al loro brioso apporto diverte e acquisisce un ritmo decisamente più trascinante. È proprio la comparsa del Genio sulla scena il punto di svolta della pellicola.

Nel complesso l’Aladdin di Guy Ritchie rimane un film mediocre dai costumi sfavillanti, nonostante non sia totalmente privo di momenti di qualità.

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