Midsommar (2019) è il secondo lungometraggio realizzato dal regista e sceneggiatore americano Ari Aster, in cui un gruppo di studenti statunitensi partecipa, in una comune svedese, a un rituale che si svolge ogni novant’anni.

Dani è una studentessa di psicologia provata dall’omicidio-suicidio di sua sorella che ha coinvolto anche i suoi genitori lasciandola sola, nonostante la relazione con Christian, uno studente d’antropologia freddo e distante. Tra i due, la sofferenza di Dani non fa che aumentare la distanza e l’incomunicabilità. Quando Dani viene a sapere che Christian è stato invitato in Svezia, insieme al suo gruppo di amici, dallo svedese Pelle, rimane male nello scoprire che le era stato tenuto nascosto. Christian, per rimediare, la invita pensando che comunque non si unirà al gruppo.

Dani, Christian, Mark e Josh arrivano così, insieme a Pelle, nella comune dell’Hårga, nell’Hälsingland svedese. Qui assisteranno a un rito tradizionale di mezza estate che si svolge una volta ogni novant’anni.

Midsommar
Midsommar

Nella comune, immersa nei boschi del nord della Scandinavia, tutto è condiviso, dai pasti al sonno. I riti proseguono secondo le secolari tradizioni e l’interpretazione di un oracolo sacro. Tutto si svolge alla luce del tiepido ma brillante sole svedese, nei giorni del solstizio d’estate, quando sembra non farsi mai buio.

La luce è l’elemento particolare di questo horror atipico. Tutto si svolge sotto una luce intensa, quasi accecante. Gli abitanti della comune sono tutti vestiti di un bianco brillante che esalta per contrasto l’estraneità del gruppo di amici ospitati a l’Hårga. Questi sono spettatori esterni al rito che devono confrontarsi con importanti differenze culturali.

Non può che scaturirne una riflessione interessante: di fatto ciò che in alcuni culture è un abominio, in altre è semplicemente la normalità. Solo un gruppo di antropologi può comprendere ed essere pure interessato a pratiche tanto lontane dalla propria concezione di vita. Josh e Christian sono infatti motivati a rimanere da interessi accademici nonostante nel gruppo inizi ad avvertirsi una certa tensione.

Aster scrive e dirige una pellicola horror diversa. La partecipazione a un rito di cui non si conoscono le tappe alimenta l’ansia e la preoccupazione degli ospiti, tenuti parzialmente all’oscuro di tutti i vari momenti della celebrazione. Questa è costruita con la giusta accortezza dallo sceneggiatore che evita scene di macabra spettacolarizzazione per prediligere una rigorosa attenzione ai dettami tradizionali del culto locale. Gli abitanti della comune non sono da temere per la loro follia omicida o per un qualche desiderio di vendetta, ma per la loro fedeltà ai principi dei loro antenati.

Midsommar
Midsommar

La bellezza naturale in cui la comune è immersa è esaltata dalla fotografia alla costante ricerca di geometrie evocative. La camera indugia sulle decorazioni degli spazi comuni, quasi a voler anticipare lo sviluppo della storia con i riferimenti alla cultura della comunità. E proprio quando i riti cominciano, la capacità compositiva della fotografia e quella narrativa della regia regalano scene capaci di suggestionare anche il pubblico meno attento alla ricerca estetica.  

Dani e gli altri sventurati studenti sono solamente delle comparse nella storia dell’Hårga, la vera e propria protagonista del film.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here