Il diavolo ha sempre assunto mille volti, e posseduto infiniti corpi. La sua eterna malignità ha le tante personalità dell’essere umano, per questo nell’arte il suo essere ha ispirato svariate opere di grande valore estetico e morale.

Nel cinema Satana è comparso in così tante pellicole che se ne potrebbe parlare per giorni interi. Ecco perché abbiamo scelto solo alcune opere che, oltre perché meritano di essere viste, hanno terrorizzato e fatto scuola. Quando si parla del signore delle tenebre poi, non si intende solo il genere horror: sebbene la sua personalità rasenta sempre, e per tradizione, il male, il sangue, e qualsivoglia materia esoterica.

Dalla primissima fase dell’industria cinematografica fino ai giorni nostri il diavolo è sempre apparso sotto forme diverse e con caratteristiche diverse: spietato, spaventoso e crudele ma anche dandy d’altri tempi, pieno di charme o estremamente comico. Questo ci ha portato a pensare più di una volta: “Dio non è figo come il Diavolo!!”, facendo crollare in noi anche quell’ultima goccia di cattolicesimo e cristianesimo imposti dalla nascita.

L’Esorcista William Friedkin, 1973

Pietra miliare del cinema dedicato a Belzebù, anche perché il primo in cui si calca la mano, concretizzando con vomito verde, urla, effetti speciali d’avanguardia per l’epoca e una recitazione sincopata quello che prima era solo detto dalle vecchie nonne, dalla cronaca e dalle leggende.
La piccola Reagan McNeill viene posseduta dal Demone Pazuzu. La madre, dopo il consulto di medici e psicologi, si rivolge a padre Karras e a Padre Merrin per aiutarla, i quali si preparano allo scontro con il demonio.
Capolavoro di William Friedkin che ha aperto la strada all’horror splatter e spinto. Con Max Von Sidow ed Ellen Burstin.

Rosemary’s Baby,      Roman Polanski 1968

I coniugi Woodhouse, Rosemary e Guy, vanno ad abitare in uno splendido appartamento di un palazzo di New York. Tutto sembra andare per il meglio ma i loro vicini di casa, due simpatici vecchietti, sono in realtà dei satanisti i quali, dopo aver fatto un patto con Guy, pretendono che il bambino in arrivo di Rosemary venga poi affidato a loro come nuovo profeta del demonio.
Il terrore che si cela in questo film è dovuto al fatto che nulla è certo fino all’ultimo, quando effettivamente le paure di Rosemary vengono confermate e suo marito ha davvero promesso alla setta il figlio.

Tutto scorre sul filo del rasoio e la cosa che più agghiaccia non sono i satanisti della porta accanto e nemmeno il volto spaventoso del bambino che non si vede mai, ma quando Rosemary, alla fine, riconosce pur sempre il suo ruolo di madre e, quasi scoraggiata, non può fare altro che restare in quell’appartamento e accudire il suo bebè. Uno dei migliori film di Polanski e con un cast davvero eccezionale: Mia Farrow, John Cassavetes e Ruth Gordon.

L’esorcismo di Emily Rose     Scott Derrickson, 2005

Sulle orme di quell’esorcismo diretto da Friedkin, L’esorcismo di Emily Rose forse è ancora più inquietante per quella seduta processuale in cui si ricostruisce tutta la storia.
Emily Rose, da poco andata al college, viene posseduta da una strana presenza. Aiutata dalla famiglia e da un prete, padre Moore, durante il rituale dell’esorcismo, Emily muore e il sacerdote viene mandato sotto processo. Aiutato dall’avvocato Erin Bruner, sotto giuramento Padre Moore potrà raccontare la sua versione dei fatti.

Un racconto cronachistico che fa paura, specie quando si scopre che il film è ispirato a una storia vera: quella di Anneliese Michel, una ragazza tedesca morta nel 1976 durante un esorcismo. Il continuo connubio tra suggestione e realtà disturba lo spettatore che ne esce quasi confuso e ancora più assoggettato alla maligna credenza. Con Laura Linney, Tom Wilkinson e Jennifer Carpenter.

Angel Heart,    Alan Parker, 1987

Un incubo lungo una vita intera, che sembra iniziare quando un investigatore privato, Harry Angel, viene ingaggiato dal misterioso Louis Cypher per ritrovare Johnny Favorite: ma che invece inizia molto prima, quando era finita la seconda guerra mondiale e un giovane soldato di ritorno in patria si imbatte in uno strano avvenimento.

I più attenti capirebbero subito il mistero che si nasconde dietro Louis Cypher e il suo nome, e tutto ciò che c’è in mezzo non avrebbe alcuna importanza. Ma poi perderemmo il fantastico viaggio nella Louisiana degli anni ’50 e nella New Orleans del jazz, dei riti vudú e della magia nera. Con Mikey Rourke, quando era ancora Rourke, e Robert De Niro nella parte di un sofisticato e acculturato Lucifero.

The Omen,    Richard Donner, 1976

Richard Donner non è solo il regista dei primi Superman e di Arma Letale. Nella sua carriera c’è anche un film sul diavolo, e questo è proprio The Omen: la storia dell’ambasciatore americano Robert Thorn che, quando sua moglie perde il loro primogenito durante il parto, lui decide di adottare in un ospedale di Roma un orfanello nascondendolo però alla donna.
Dopo essersi trasferito in Inghilterra, un prete lo mette in guardia sulla vera natura di suo figlio, cercando di convincerlo che quel ragazzo è in realtà il figlio del diavolo e deve essere distrutto.
Con un Gregory Peck un po’ invecchiato ma sempre carismatico e sul pezzo, diverso da come siamo abituati a vederlo. Ora è un uomo di mezz’età alle prese con il diavolo, ma il suo contrasto tra il bene paterno e il male non possono essere ignorata, né convivere insieme per sempre.

Tra le scene cult di questa pellicola, va ricordata la decapitazione del fotografo Keith Jannings (David Warner) per mano di uno strano incidente.

Carrie,    Brian De Palma, 1976

Uno dei tanti film in cui il diavolo ha un volto, ma inaspettato quello di una giovane fanciulla di provincia, maltrattata e bullizzata dai compagni a scuola e a casa dalla madre: una maniaca della religione e del buon costume.

Quando Carrie viene invitata al ballo della scuola da uno dei suoi compagni di classe, la ragazza ritrova la sicurezza e la stima che sembrava non aver mai avuto. Tuttavia, a sua insaputa, viene pianificato un terribile scherzo che prenderà poi una piega tutt’altro che positiva. Carrie si vendica e con i suoi poteri paranormali uccide i presenti al ballo. Si avvia a casa ma ad aspettarla c’è la madre con una terribile punizione.

Brian De Palma ci regala una pellicola a tratti leggera a tratti terrorizzante sull’incomprensione tra madre e figlia e sull’incomprensione giovanile e religiosa. Con Sissy Spacek e John Travolta.

Il signor diavolo,    Pupi Avati, 2019

Oltrepassando le critiche aspre e inutili abbattutesi su questo film, l’ultimo film di Pupi Avati è, senza tanti giri di parole, bello, accattivante e ricco di particolari che rimandano alla prima fase della sua carriera. In uno stretto connubio con molti classici del regista, in particolar modo con La casa dalle finestre che ridono per le sue atmosfere contadine e popolari, Il signor diavolo è un giallo/horror sulle superstizioni del secolo scorso.

L’impiegato del ministero di Grazia e Giustizia, Furio Momenté, viene inviato dai suoi superiori per insabbiare un caso avvenuto in Veneto che metterebbe a rischio l’immagine della Democrazia Cristiana. Il caso in questione è quello dell’omicidio di Emilio Vestri Musy, un ragazzo deforme ucciso per mano di un suo coetaneo, Carlo Mongiorgi, perché ritenuto essere l’incarnazione del diavolo. Il piccolo Carlo sarebbe stato spinto a farlo dal sagrestano Gino e da una monaca.

Dopo l’interrogatorio portato avanti dal giudice, Momenté vuole vederci chiaro, riesumando anche la leggenda che vedrebbe Emilio come il sadico assassino della sorellina ancora in fasce.

Avati stesso riesuma l’anticristo appartenuto alle superstizioni dei vecchi: specialmente quelle impartite dalla chiesa che preferisce dettare l’insegnamento di Cristo attraverso l’eterna battaglia contro il demonio. Perciò la storia non può che ambientarsi nel Veneto religioso degli anni cinquanta, dove regna l’ignoranza e la paura per il diverso. Dove, ad una storiella raccontata per spaventare i bambini, si unisce la reale paura imposta dalle credenze popolari.

Il cast scelto dal regista emiliano è semplicemente d’eccezione: Gianni Cavina, Alessandro Haber, Chiara Caselli, Massimo Bonetti e Lino Capolicchio.

La nona porta,    Roman Polanski, 1999

Johnny Depp nel suo ruolo meno pazzoide, diretto stavolta da Polanski in un film sul diavolo. Se in Rosemary’s Baby c’era solo la speranza dell’esistenza del diavolo, come la speranza per un Dio misericordioso, ne La nona porta il diavolo c’è davvero e si vede.

L’antiquario ed esperto di libri antichi Dean Corso è alla ricerca di un testo che, secondo molti, invocherebbe il signore oscuro. Ma ce ne sono tre di questi libri, e Corso dovrà scoprire qual’é la versione originale, quella scritta dall’esoterista veneziano Aristide Torchia.

Forse l’opera più criticata del regista polacco. La prima parte procede bene, dove il mistero e il giallo si infittiscono. Nella seconda invece si perde quel brio iniziale e si arriva ad un finale un po’ tirato via. Ciononostante, la continua presenza di un entità maligna non cessa di seguire Corso: così come la bella e misteriosa ragazza, interpretata da Emmanuele Seigner.

L’avvocato del diavolo,    Taylor Hackford, 1997

Quando invece il diavolo è un riccone e sofisticato uomo di New York non si può non pensare a L’avvocato del diavolo. Al Pacino è il diavolo in persona, ma si scopre solo alla fine, mentre l’ingenuo Keanu Reeves è l’onesto avvocato della Florida, Kevin Lomax, il quale nella sua carriera non ha mai perso una causa.

Chiamato a New York per lavorare nell’importante studio legale Milton, Lomax, fa la conoscenza del proprietario, il signor John Milton. Dopo la pazzia della moglie di Lomax e il suicidio, Kevin verrà a sapere che Milton è suo padre, e come se non bastasse scopre anche che lui è il diavolo in persona. Quest’ultimo vorrebbe dominare il mondo ma gli serve l’aiuto di suo figlio.

Un cult che non può essere ignorato, specialmente per l’interpretazione stralunata di Pacino e quel colpo di scena finale che ci fa ancora restare di stucco.

Il piccolo diavolo,    Roberto Benigni, 1988

Ma il diavolo non è solo fuoco e fiamme, charme e astuzia. Il diavolo può essere anche un tizio totalmente fuori di testa, mattacchione e molto divertente.

Padre Maurizio, da anni in Italia, viene convocato, proprio quando sta affrontando un momento di distacco dalla fede perché infatuato di una donna, per esorcizzare una donna di mezz’età. Dopo il rituale la donna sembra essere guarita ma subito dopo Maurizio fa la conoscenza dell’essere che possedeva la signora. Un uomo piccolo e secco che dice di essere il diavolo. Un diavolo spaesato, combina guai e con l’accento marcatamente toscano. Ne combinerà di tutti i colori, specialmente al povero prete.

Film campione d’incassi della stagione 1988/89. Forse il film più divertente di Roberto Benigni, ora in perfetta sintonia con l’americano Walter Matthau. Insieme, un’accoppiata perfetta.

1 COMMENT

  1. Peccato che manchi il più bello di tutti (2° forse soltanto a L’Esorcista)… Il Signore del Male di John Carpenter! Il recensore è scusato soltanto se non lo ha visto (ma se non è così è meglio che cambi mestiere).

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