Il film The Snow Queen: Mirrorlands di Aleksys Tsitsilin è stato il primo lungometraggio proiettato al festival Visioni Fantastiche. Chiaramente inspirato a La bussola d’oro di Chris Weitz e con qualche elemento sottratto anche al re dell’animazione giapponese Miyazaki, racconta la storia di Gerda, una gentile ragazza nata senza poteri magici in una famiglia di soli maghi.

Sia la storia che la tecnica d’animazione digitale sono molto tradizionali e i personaggi potrebbero essere stati disegnati dalla Disney. Un’opera molto adatta per il pubblico di prima e seconda elementare presente in sala.

Anche i temi trattati sono tra i più classici dell’animazione per bambini: tutta l’opera gira intorno all’importanza di credere nelle proprie capacità. Infatti la protagonista è particolarmente turbata dall’essere l’unica della famiglia a non possedere poteri magici, cosa che la fa sentire diversa e inferiore. Tutto va per il meglio e la ragazza alla fine scopre di essere la maga più potente del villaggio trasformandosi in una sorta di supereroe e sconfiggendo, o meglio trasformando in personaggio positivo, l’antagonista.

The Snow Queen: Mirrorlands
The Snow Queen: Mirrorlands

Un altro tema scontato è quello del perdono che viene concesso o richiesto da più personaggi durante l’opera. Ci sono infatti una serie di personaggi considerati negativi all’inizio dell’opera che diventano, poi, aiutanti della protagonista. Ognuno di loro necessita il perdono di qualcun altro, in un circolo che si chiude al finale della storia riportando la pace e l’armonia. 

Il tema più originale dell’opera, e che scatena l’intreccio, è quello del rapporto tra la scienza e la magia, due realtà che, secondo il re, non possono più coesistere a causa della supremazia della prima sulla seconda. L’argomento è interessante e attuale. Il mondo moderno è sempre più tecnologico e le credenze popolari sono sempre più banalizzate e screditate. I genitori di oggi, proprio come il re della storia, insegnano ai propri figli solo la razionalità, solo a credere a ciò che si vede e il senso dello spirituale e del magico che l’uomo ha sempre ricercato e sviluppato in modo spontaneo è sempre meno naturale e considerato scomodo. Ma, almeno qui, la magia vince e tutti tornano a credere. Il mondo freddo e sterile creato dalla scienza viene soppiantato da uno nuovo dove scienza e magia coesistono ma attenzione, il film dice ancora di più: anche un mondo senza scienza basato solo sulla magia è sbagliato e gelido. È necessario che l’uomo faccia convivere il suo istinto alla razionalità e quello alla spiritualità per creare un mondo giusto.

L’opera ha del grande potenziale sia nella trama che nella realizzazione artistica, i disegni sono realizzati con estrema precisione soprattutto nella creazione degli ambienti. Le musiche sono avvincenti e coinvolgenti e nonostante il film duri ben 80 minuti, che non sono pochi per un’animazione per bambini, non risulta mai noiosa anzi, crea numerose aspettative sul finale. 

The Snow Queen: Mirrorlands
The Snow Queen: Mirrorlands

La grande pecca è, però, che in tutto il lungometraggio sono presenti elementi di una storia precedente data per scontata, come se si trattasse di un sequel di cui nessuno ha visto la prima parte. Difficile spiegare il motivo di tale scelta, sicuramente crea curiosità rispetto agli antecedenti ma genera anche molta confusione. 


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