Broken Column è il primo cortometraggio del regista francese Mansa Mané che è stato ospite al Ravenna Nightmare Film Fest il 20 ottobre scorso. L’opera racconta la storia di un omicidio apparentemente realizzato da un serial killer. La polizia mentre indaga interroga il marito della vittima, che è sempre il primo sospettato, e i poliziotti sono disposti ad usare le maniere forti per scucirgli informazioni, il loro atteggiamento cambia drasticamente quando scoprono che l’uomo è un mutilato di guerra privo di entrambe le braccia. Immediatamente cade ogni sospetto e la pista del serial killer torna ad essere l’unica spiegazione convincente. Tuttavia la telecamera segue il protagonista e rivela la sua capacità di compiere qualsiasi genere di azione con i piedi e un flashback lo mostra mentre assassina la moglie che da tempo lo tradiva a causa della sua disabilità. Tutto l’opera richiama al quadro Broken Column di Frida Khalo che viene rappresentata come una sorta di alter ego del protagonista: entrambi disabili, entrambi traditi, entrambi con la voglia e la capacità di riscattarsi. Piccola differenza: quello di Frida Khalo è un riscatto positivo raggiunto grazie alle sue capacità artistiche ma che non le consentirà di essere libera e autonoma né le eviterà i maltrattamenti psicologici e le infedeltà del marito; quello del protagonista di Broken Column è, al contrario, una vendetta che lo renderà libero.

Il regista Mansa Mané ha risposto ad alcuni quesiti a proposito del cortometraggio e della sua esperienza cinematografica.

Com’è nata l’idea di questo cortometraggio?

La storia è tratta da tre fatti realmente accaduti, due di cronaca che riguardavano l’assoluzione di due uomini disabili per l’omicidio della moglie uno dei quali aveva suscitato scalpore perché era un noto atleta paraolimpionico. La seconda idea nasce dal quadro Broken Column di Frida Kahlo, appena l’ho visto ho deciso di inserirlo nella mia opera perché parla di un uomo che maltratta una donna, di una disabilità e della capacità di compiere cose incredibile che possiedono i disabili. Il messaggio della mia opera vuole essere proprio questo, la nostra società è cieca però non dobbiamo sottovalutare le persone diversamente abili; esse sono perfettamente in grado di compiere cose grandi sia terribilmente grandi, come l’uomo del mio film, sia meravigliosamente grandi, come Frida.

È stato il suo primo cortometraggio, come è stata la sua produzione? E la ricerca degli attori? L’attore protagonista è realmente mutilato?

No, la mutilazione è un effetto speciale. Io cercavo semplicemente un attore molto flessibile che fosse in grado di registrare alcune scene dove compieva azioni con i piedi. L’attore è il mio insegnante di Kung-fu, non aveva mai recitato prima. Anche la donna a capo della polizia è una mia conoscente, veniva a scuola con me, mentre gli altri personaggi sono frutto di un casting che mia moglie ed io abbiamo realizzato tramite Facebook.

Broken Column di Mansa Mané

Mi può chiarire il rapporto tra il protagonista e Frida Kahlo?

Le colonne rotte (broken column) nel mio film sono due: da una parte Frida che osserva l’omicidio inchiodata al muro; dall’altra il protagonista che non riesce più ad essere sé stesso dopo l’incidente in guerra. Due personaggi estremamente complessi, considerati “incapaci” da parte della società ma che si sentono capaci di compiere grandi cose. Prima di utilizzare l’immagine di Frida ho scritto ai suoi eredi testamentari, raccontandogli la storia del mio cortometraggio e chiedendogli il permesso per utilizzare l’icona; a loro l’idea è piaciuta e sono stati entusiasti.

La scena in cui il protagonista racconta al taxista la verità attraverso una finta telefonata, che cosa vuole significare?

É una bella domanda, il protagonista è un sospettato della polizia finché non scoprono che non ha le braccia, quando viene interrogato lui gioca una partita, sa che non verrà mai considerato capace di compiere un omicidio perché non ha le braccia e questo gioco di ruolo termina quando sale in macchina e non ha più bisogno di fingere, la telefonata è il momento in cui si toglie la maschera del disabile che non riesce a togliersi la giacca da solo e necessita dell’aiuto della poliziotta e mostra al taxista che è perfettamente in grado di fare tutto da solo. Per lui è facile ingannare la polizia perché lui è solo un uomo disabile agli occhi di tutti.

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