A due anni di distanza da La ragazza nella nebbia Donato Carrisi torna alla regia con un film tratto da uno dei suoi romanzi divenuto un bestseller internazionale: L’uomo del labirinto.

La trama risulta essere molto articolata e vede come protagonista un investigatore privato di nome Bruno Genko (Toni Servillo) dare la caccia al rapitore di Samantha Andretti (Valentina Bellè), una giovane donna che è stata rapita quindici anni fa e attualmente si trova con un profiler (Dustin Hoffman) che sta provando ad entrare nella sua mente per carpire le informazioni necessarie a catturare il “mostro” che le ha rubato la libertà per tutti questi anni.

L’uomo del labirinto è una pellicola ricca di suspense e riesce nell’arduo compito di non annoiare mai lo spettatore, a differenza de La ragazza nella nebbia la seguente opera presenta maggiori incursioni nel cinema di genere horror con sequenze che omaggiano palesemente il maestro Dario Argento ed altre che citano David Fincher, inoltre dal momento in cui nella pellicola si fa riferimento sistematicamente ai conigli non può non tornare alla mente il Donnie Darko di Richard Kelly.

Toni Servillo si cala magistralmente in un personaggio difficile da interpretare che non risulta essere né buono né cattivo, Bruno Genko è solo un uomo che trovatosi suo malgrado al crepuscolo della sua esistenza proverà a fare per la prima volta in vita sua qualcosa di buono per gli altri aiutando in modo disinteressato una ragazza che non aveva saputo proteggere in passato. L’attore feticcio di Paolo Sorrentino offre un’ interpretazione misurata rinunciando ad ogni tipo di gigionismo e mettendosi completamente al servizio della storia e del regista, l’attore premio Oscar Dustin Hoffman regala invece una performance sottile ed intrigante svolgendo un notevole lavoro di sottrazione. Valentina Bellè infine carica molto il personaggio che in alcune sequenze ricorda addirittura l’inquietante e indimenticabile Regan MacNeil de L’esorcista.

Questa nuova fatica di Donato Carrisi è ambientata in una città senza nome afflitta da un caldo apocalittico che fa indubbiamente riferimento alla difficile situazione climatica attualmente presente sul nostro pianeta. L’autore de Il Suggeritore inoltre fa un affascinante analisi sulla psiche di quelli che nel film vengono denominati figli del buio, ovvero tutte quelle persone che sono state rapite e che, pur essendo liberate, non riusciranno mai più ad essere come prima in quanto sono state infettate dal buio, d’altronde come affermò il celebre scrittore Sándor Márai: “L’uomo vive nelle tenebre. Finché un bel giorno la nebbia si dissolve, ma a quel punto la luce non gli serve più a molto.”

Consiglio dunque caldamente di non perdere questo horror psicologico kafkiano che si avvale di un cast dal respiro internazionale e nel quale la peculiarità risiede nel fatto che a differenza di altri thriller in quest’ultimo il colpevole andrà scovato nella mente di una persona.

Mi congedo ponendovi il seguente quesito: “L’animale più difficile da cacciare è l’uomo?”

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