L’Opening Night dell’edizione 2019 del Ravenna Nightmare ha visto un ospite d’eccezione: il regista francese e Premio Oscar Jean-Jacques Annaud, autore di film come Il Nome della Rosa, Sette Anni in Tibet e La Battaglia di Stalingrado.

Insieme al  maestro di cerimonie, il critico Alessandro De Simone, Annaud ha così inaugurato la diciassettesima edizione del festival dedicato al lato oscuro del cinema raccontandosi al pubblico ravennate in un lungo incontro, tenutosi mercoledì 30 ottobre al Palazzo dei Congressi.

Incontro che diventa una vera e propria lezione di cinema e di vita, a partire proprio da quel lato oscuro che caratterizza la kermesse bizantina. “Credo che per avere grandi emozioni- inizia il regista -le storie debbano avere dei lati oscuri, che però portano poi a uno sviluppo positivo. Non ho una visione cupa dell’amore. Io amo l’amore.”

Jean-Jacques Annaud ha iniziato a fare cinema nel 1976, quando esordisce con Bianco e nero a colori, un film pieno di sentimento anticolonialista e antirazzista. Al primo film è già Oscar, al Miglior Film Straniero. “Ero stato mandato dal governo francese in Camerun- racconta -al Ministero dell’Informazione, per proporre idee per sviluppare l’industria cinematografica del paese africano. E lì, mi sono innamorato del loro diverso approccio alla vita. Da qui viene il mio amore per il viaggio, e la volontà di conoscere altre culture.”

“In alcuni paesi i film non riescono ad avere successo perché alcuni temi sono troppo pesanti per loro. Il film L’Orso- prosegue -è stato odiato perché giudicato troppo violento. Persino il produttore pensava che fosse troppo violento e che sarebbe stato un disastro.  Invece fu un successo perché è veramente emozionante. Se non ti identifichi col personaggio principale non c’è film! I miei film sono tratti da libri che  mi hanno toccato il cuore, e anche L’Orso. Il film è tratto da un libro del XIX  secolo, di cui ho solamente cambiato il protagonista della storia: dal cacciatore all’orso.”

In Italia, Jean-Jacques Annaud è conosciuto soprattutto per essere il regista de Il Nome della Rosa, tratto dal celebre romanzo di Umberto Eco: “Umberto è sempre stato un grando amico da ammirare fino alla morte. Mi ha sempre detto che il libro fosse suo mentre il film fosse mio. Mi sono ispirato al libro, ma ho condiviso anche parecchio con Umberto stesso, per comprenderlo. Ma non abbiamo mai lavorato insieme alla sceneggiatura.”

Grazie al celebre film con Sean Connery, conosce Sergio Leone, da cui prende in prestito il direttore alla fotografia. Annaud commuove la sala raccontando un aneddoto sul suo rapporto con Leone e sulla produzione del suo film La Battaglia di Stalingrado: “Sergio mi disse che dopo la sua morte avrei dovuto portare a termine io i suoi progetti. Così, poco dopo la sua morte, sua moglie mi ha contattato per chiedermi di finire il progetto sulla battaglia di Leningrado di suo marito. In quel momento però stavo lavorando già a La Battaglia di Stalingrado, dove però ho voluto comunque omaggiarlo. In quel film è stata resa la paura della morte sottolineando l’importanza dell’amore.”

Il regista francese chiude la serata col pubblico del Ravenna Nightmare con un’elegia allo schermo della sala cinematografica: “Amo i grandi schermi, e amo usarli per mettere i miei protagonisti in mezzo alla vastità del mondo.“

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