Il 2 novembre 2019, in occasione della serata conclusiva del Ravenna Nightmare, è stato consegnato a Liliana Cavani il Premio Medaglia al Valore creato dall’artista mosaicista Dusciana Bravura. La regista ha anche presentato la versione restaurata del suo film Il Portiere di Notte, del 1974, di cui ha parlato anche nell’incontro che ne ha preceduto la proiezione.

Il film è stato restaurato grazie al lavoro svolto del Centro Sperimentale di Cinematografia e dalla Cineteca Nazionale, e introdotto da un incontro condotto dal Direttore della Cineteca di Bologna Gian Luca Farinelli, che ha interrogato la regista sul suo modo di fare cinema.

Cinema che per Liliana Cavani è un ottimo mezzo per indagare la storia, soprattutto in un paese che fa fatica a confrontarsi con il proprio passato: “Ho lavorato a una serie Rai sulla Seconda Guerra Mondiale e sul Terzo Reich, dove ho visionato tantissimo materiale documentale. La Seconda Guerra Mondiale è stata filmata da tutte le parti, dagli americani, dai tedeschi, dagli inglesi. Ho visto i filmati delle aperture dei campi di sterminio, e con il montatore non si riusciva a resistere per più di un’ora. Li farei vedere a forza ai negazionisti dell’Olocausto. L’Europa stessa nasce con la volontà di mantenere la memoria. L’ignoranza è il danno maggiore che si possa fare ai giovani, ma a scuola non si studia e non si studiava la storia. Non saperla significa ricadere nuovamente nello stesso errore.”

“Secondo me– continua -il cinema deve avere una funzione sociale. Sono cresciuta in una famiglia molto politicizzata e ho lavorato alla Rai cercando di seguire quelle che erano le mie idee. Amo il cinema, e ho amato in particolare quello di Vittorio De Sica. Infatti, se potessi salvare solo un film salverei L’Oro di Napoli. Persino al Centro Sperimentale ho presentato una tesi su di lui, perché nessuno ha mai raggiunto quella capacità di ritrarre una certa pietas umana.”

Una delle grandi peculiarità di Liliana Cavani è l’aver trasposto sullo schermo al storia di San Francesco per ben tre volte, una nel 1966, una nel 1989, e nel 2014. Non senza però alcune difficoltà che la regista confida a Gian Luca Farinelli e al pubblico del Ravenna Nightmare: “Ricordo che in Parlamento un deputato del Movimento Sociale fece un’interrogazione parlamentare perché il Patrono d’Italia non poteva avere la faccia del gangster de I Pugni in tasca. Ma il film fu proiettato grazie all’intervento di Monsignor Angelicchio. Il Francesco di Lou Castel era veramente umano. L’ho rivisto da poco a Roma, ed è rimasto un tipo molto semplice, molto francescano anche nei modi. Lo stesso posso dire di Mickey Rourke. Anche se il produttore non penso sia molto d’accordo con  me, che hai tempi era una star. Ma senza di lui non avrei fatto il film.”

“Se ho girato Francesco è perché in Rai mi chiesero di fare qualcosa per il 4 ottobre- confessa. “All’inizio non volevo, ma poi trovo questa Vita di Francesco di un autore svizzero, lo leggo e dico al produttore di farci un film. Fu il primo film televisivo della Rai. Il terzo Francesco è nato invece sulle ultime notizie che erano venute fuori su Santa Chiara, scritte dal vescovo francese Jacques de Vitry, coevo di Francesco, che raccontava di come lei volesse il privilegio della povertà. Raccontava anche di come Francesco, durante la Sesta Crociata predicasse la pace coi mussulmani provocando il disappunto del legato pontificio. Papa Francesco, che non guarda film, mi ha fatto sapere che ha amato il mio di Francesco e quello di Roberto Rossellini. Quando invece ho visto il mio secondo Francesco con Papa Giovanni Paolo II, durante una proiezione privata, il pontefici a metà film si è commosso.”

Non poteva mancare, ovviamente, un commento su Il Portiere di Notte: “Il distributore americano comprò i diritti del film perché durante la proiezione non aveva nemmeno appoggiato la schiena sulla poltrona. Il merito è di una troupe fantastica e degli attori giusti.”

Infine, Liliana Cavani lancia un messaggio importante alle ragazze di oggi: “La società sta cambiando è già oggi le ragazze possono pensare di diventare quello che vogliono.”

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