Light of my Life è un pessimo film post-apocalittico. Non perché lo spunto sia banale- se non inconsistente. Non perché la storia avrebbe potuto essere meglio strutturata. Il film di Casey Affleck fallisce nel suo intento comunicativo perché troppo pretenzioso.

Il film inizia con Casey Affleck che racconta a sua figlia una storia all’interno di una tenda. Questa prima scena è lunga abbastanza da far intendere il meccanismo narrativo del film. Ma prima. Perché sono dentro una tenda? Sono forse in campeggio?

No.

Un terribile virus ha falcidiato anni prima la popolazione femminile. A quanto ci è dato sapere, è sopravvissuta solo la piccola Reg. Suo padre, deve quindi difenderla da un mondo di soli uomini che la brama.

Reg, essendo una preadolescente, viene quindi facilmente camuffata dal padre, interpretato per l’appunto da Casey Affleck, come suo figlio Alex. A non convincere in questa prima parte è lo scenario post-apocalittico che fa da sfondo e smuove la storia.

Un virus ha colpito esclusivamente le donne di questo pianeta e le ha sterminate. Solamente le donne però. Le donne della specie umana. Solamente loro. Che sfiga. Questo virus, replicandosi in più di 3 miliardi di individui non si è evoluto per passare all’altro sesso.

Ora. Non sono un virologo, ma avendo vissuto varie pandemie, dalla mucca pazza a quella del virus Zika, qualcosa penso di aver capito. I virus possono passare da una specie all’altra molto facilmente. Ma non riescono a superare la barriera sessuale?

Passi questo. Accettiamo lo scenario apocalittico per com’è. Io mi chiedo perché dopo tanti anni questo ancora girella con la figlia per i boschi. Soprattutto nel momento in cui questa si sta avvicinando all’adolescenza. È palese, purtroppo, che in un mondo spopolato di donne una ragazzina sia bramata come un tesoro. E la povera Reg è destinata a nascondersi e a fuggire per tutta la sua vita.

Siamo negli Stati Uniti e non c’è nemmeno un’arma da fuoco. Almeno fino alle scene finali del film. Sei un padre. Hai una figlia che è probabilmente l’unica donna rimasta al mondo. Se qualcuno lo scopre parte la caccia, e te non hai nemmeno una pistola per difenderti.  

Ma forse è l’influenza degli altri film post-apocalittici.

Light of my Life è più un film sul rapporto padre figlia, e l’apocalisse è solo il pretesto per raccontare come i due si relazionano. Questa è forse la parte più riuscita del film. In effetti il rapporto è dolce e ben sviluppato, con il contrasto tra l’imperativo di protezione del padre e la voglia di indipendenza della piccola Reg.

Light of my Life però fallisce nell’ambientazione e nello sviluppo della storia. Lo spettatore non è coinvolto, e i dolci momenti tra padre e figlia nella tenda sono vissuti come un peso. Quelli che dovrebbero essere i momenti più significati del film sono spesso pieni di retorica e sentimentalismo a buon mercato, lasciando crollare anche l’ultimo buon intento del film.

Fortunatamente il biglietto era offerto dal multisala per il mio compleanno.

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