Stitches (2019) di Miroslav Terzic è in concorso all’ArteKino Festival.

Vivere inseguendo un fantasma, una convinzione a cui nessuno crede, avere tutti contro, persino la famiglia, ma nonostante tutto non cedere alla verità, non rassegnarsi al fatto che il proprio figlio sia morto durante il parto, quel figlio che non è stato concesso vedere, sapere dov’è sepolto.

Se ad Ana fosse stata data l’occasione di dire addio al suo bambino, probabilmente, diciotto anni dopo non sarebbe stata la donna spenta e intrappolata nel passato che è.

Tutti sono riusciti ad andare avanti, tutti hanno accettato la triste realtà: Stefan non è più qui, c’è stato per poco ma ora non c’è più. Ne è convinto il padre Jovan ed anche la sorella Ivana, la quale non riesce a sopportare l’idea che la propria madre tenga più a suo figlio morto piuttosto che a lei, di carne ed ossa, con cui avrebbe la possibilità di vivere davvero. Per tutta questa disattenzione e l’incapacità di competere con un fantasma, Ivana detesta profondamente la madre, soffrendo più di tutti per questa vicenda.

Una scena di Stitches.

Tutti ritengono Ana una pazza,i reparti di psichiatria la conoscono come paziente, i periodi di calma sono veramente brevi. Anche in questo caso, dopo un temporaneo momento di rassegnazione, torna alla carica, cercando nuovi indizi attraverso una Belgrado grigia e spompata, proprio come lei.

Polizia, medici, familiari, tutti le danno contro, ma Ana non riesce ad accettare che suo figlio sia sparito così nel nulla, senza avere sepoltura, semplicemente gettato tra i rifiuti ospedalieri.

Ana, dietro consiglio di una donna appartenente ad un’associazione che si occupa di casi come il suo, si rivolgerà ad una segretaria comunale che ha accesso ai vari documenti locali, tra cui certificati di nascita e morte.

Finalmente, dopo diciotto anni, arriverà ad una svolta: il certificato di nascita di Stefan è associato a quello di un altro ragazzo: Marko.

È vero, quindi? Stefan è ancora vivo oppure è solo una coincidenza, solo una svista?

Verrà finalmente creduta, ascoltata dalla famiglia, dalla polizia o è un altro buco nell’acqua?

Chi è alleato con chi? Quante menzogne ci sono dietro, quante verità? Quanto potere fra una lotta tra ricchi e poveri? Chi può e chi invece deve subire?

E chi è davvero Marko?

Sin dalle prime scene si intrecciano il dramma di una famiglia distrutta e fragile psicologicamente con i tipici aspetti del thriller: chi è veramente pazzo? Chi ha ragione? Chi sarebbe rimasto veramente sano vivendo con un dubbio così atroce?

In una Belgrado arretrata e povera si svolge la drammatica storia di Ana e la sua famiglia, una storia raccontata tramite il lento, ripetitivo scandirsi della quotidianità affiancato da uno spirito di ribellione, di necessità della verità, fino all’inaspettato epilogo.

La storia raccontata è tratta da eventi reali e affronta una tematica purtroppo ancora attuale in Serbia. Ogni anno spariscono dagli ospedali nel post nascita centinaia di bambini. Nessuno dei casi è ancora mai stato risolto.

Miroslav Terzic, alla regia della sua seconda pellicola, con Stitches dà abile prova di versatilità, mescolando due generi differenti in maniera abile ed interessante, raccontando una storia che piacerà sicuramente agli amanti sia del drammatico che del thriller, trovando quindi un escamotage per trattare una tematica quanto sconosciuta quanto grave raggiungendo un vasto pubblico.

Una rassegna sempre più interessante e mai banale, quella dell’ArteKino Film Festival, che, anche in questo caso, fa pieno centro.

Puoi vedere Stitches, e gli altri film in concorso, in streaming gratuito sulla piattaforma del festival.

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