Il film-documentario Normal di Adele Tulli, uscito nel 2019, discostandosi dalla narrazione cinematografica tradizionale, rappresenta un percorso da seguire nel mare della contemporaneità.

Una scena di Normal, relativa alla parte sul servizio fotografico dei novelli sposi

Se, inevitabilmente, il sistema commerciale di produzione cinematografico risucchia – come fosse un buco nero – nella sua aspirale (cioè nella logica economica del profitto e della pubblicità) la maggior parte delle opere prodotte, a prescindere dalla volontà – e persino dalla consapevolezza – degli autori; forse ciò significa che la possibilità di produrre qualcosa nello spettro cinematografico che sia concettualmente puro e difficilmente strumentalizzabile, risiede ormai prevalentemente nel cinema indipendente.

È in quest’ottica che i lavori presentati nella rassegna cinematografica online ArteKino Festival (1-31 dicembre 2019) rivestono un ruolo fondamentale.

Una scena di Normal sul rapporto tra padri e figli maschi

Normal, in tutta la sua crudezza esistenziale, ci propone una scarrellata di momenti autonomi, tutti legati agli aspetti culturali e sociali della nostra quotidianità.

La scena iniziale di un’enorme piscina, metafora di quel immenso grembo materno che è il contesto sociale nel quale nasciamo – un grembo sociale quindi – in tutto il suo simbolismo è talmente potente da ipnotizzare lo spettatore in ogni frangente.

È la fantomatica normalità che qui viene ricercata, inseguita in ogni anfratto, indagata in tutta la sua ambiguità, nelle sfumature dei significati che arbitrariamente le attribuiamo, interrogata perché ci dica qualcosa su noi stessi, su dove andiamo, su cosa facciamo e su cosa vogliamo.

L’intimità, con tutte le sue sfaccettature sociali, ci viene così gettata di fronte, come fosse la nostra immagine riflessa nello specchio della macchina da presa. E solo così ci è dato il confronto con ciò che siamo, con i nostri tabù così come coi nostri desideri, e con le strade che scegliamo per raggiungere quante più soddisfazioni possibili.

Una scena di Normal di Adele Tulli
Una delle scene iniziali del film che ritornerà alla fine, per simboleggiare il senso ciclico del percorso narrativo.

Dalla nascita dell’individuo fino alla sua riproduzione – cioè fino all’ultimo tassello di un ciclo quasi atemporale – Normal segue l’italiano medio dandogli decine di volti, decide di storie e significanti. In definitiva resta aperta la domanda circa l’essenza della normalità e se sia o meno possibile sfuggirgli. Ma una cosa è certa: in quella che si presenta come un antologia cinematografica del nostro presente sarà difficile per chiunque non riconoscersi in uno – o forse tutti – i fotogrammi di questo viaggio narrativo che ha tanto l’aspetto dell’onirico, ma appartiene totalmente al reale.

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