Razzista, maschilista e omofobo. Questo è Checco Zalone secondo alcuni. Come dargli torto! È dai tempi delle prime comparsate sul palco di Zelig che Luca Medici porta in scena una macchietta simbolo del degrado morale e civile dell’italiano medio.

A rivedere gli show che preparava Checco Zalone per la tivù, a distanza ormai di anni, non si può negare che sia un gran performer. Non solo dal punto di vista musicale, ma anche dal punto di vista dei testi, che nonostante il linguaggio popolare non sono per niente tirati via.

Ma l’elemento che più caratterizza il suo lavoro e lo pone tra i migliori comici italiani della contemporaneità è il suo riuscire ad essere politicamente scorretto e a piacere lo stesso a un pubblico enorme.

Sì perché tramite storie semplici e gag divertenti Checco Zalone porta sullo schermo riflessioni profonde sullo stato dell’arte della società italiana. Potrà sembrare esagerato, ma attualmente, in Italia, nessuno ci riesce alla stessa maniera. Nessuno ci riesce, oltretutto, con lo stesso ritorno economico.

In Cado dalla nubi (2009) si parte da un Checco sognatore che si sente soffocare nella piccola realtà di Polignano a Mare, lasciata alla volta di Milano, dove cercherà fortuna come musicista. In Che bella giornata (2011) si scherza sul terrorismo internazionale, mentre in Sole a catinelle (2013) un padre divorziato in crisi finanziaria vuole far vivere al figlio la più bella vacanza della sua vita.

In tutti questi film Checco Zalone è calato in una realtà che spesso è più grande di lui. Lo stereotipo dell’italiano medio -medio basso se non bassissimo si spera- serve da contorno per raccontare una situazione più generale. Il filtro di Checco la racconta al pubblico con ironia e leggerezza, lasciando divertire chi si vuole solo divertire, e lanciando spunti di riflessione a chi ha voglia di coglierli.

In Quo Vado? (2016) assistiamo però a un cambio di paradigma. La critica che Luca Medici e Gennaro Nunziante muovono è diretta verso il solo Checco Zalone, impiegato provinciale sistemato da un politico. Checco Zalone in Quo Vado? rappresenta uno dei grandi mali, non solo del Sud, ma dell’Italia intera: il clientelismo. Ancora più grave quando questo si verifica nella pubblica amministrazione.

In Quo Vado? Checco è un posto fisso che deve essere servito e riverito dalla donna che vuole sposarselo. Lui, col suo stipendio garantito dai soldi dei contribuenti, è un grand’uomo. Ma i tagli incombono e una cattivissima impiegata del Ministero gli offre una ricca liquidazione in cambio delle dimissioni.

Ma il posto fisso è sacro!

Insomma, il buon Checco sa sempre stupire, divertire e far riflettere. E sono convinto che lo farà anche questa volta con Tolo Tolo.

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