Selvaggi è un film del 1995 diretto da Carlo Vanzina.

“Noi non valutiamo mai la realtà della nostra condizione fino al momento in cui ci viene illustrata da una congiuntura diametralmente opposta, né sappiamo valutare i beni di cui godiamo fino a quando ci vengono a mancare”.

Questo estratto del romanzo Robinson Crusoe, scritto da Daniel Defoe e citato spesso nel corso del film è molto pertinente con Selvaggi, in quanto i personaggi di questa pellicola si ritroveranno, loro malgrado, catapultati su un’isola caraibica completamente deserta dopo che un aereo cubano sul quale viaggiavano è caduto malauguratamente a causa di un guasto irreparabile che ha costretto il pilota ad un atterraggio di emergenza.

In questa opera atavica campione d’incassi e di ascolti in tv, uscita nelle sale italiane nel 1995 e diretta da Carlo Vanzina, si percepisce che l’individuo italico non è cambiato di molto in questi venticinque anni.

Abbiamo Bebo (Ezio Greggio), un chirurgo plastico milanese palesemente berlusconiano, i fratelli Pinardi (Leo Gullotta & Carmela Vincenti), ovvero un professore di liceo democristiano e una sorella tutta casa e chiesa che teme pure l’altro sesso, Felice (Emilio Solfrizzi) un trentenne disoccupato e qualunquista che non pone lo sguardo al di là del proprio orticello, ci sono i coniugi Nardone (Antonello Fassari e Cinzia Leone) costituiti da un marito fieramente comunista che preferisce gli ideali ai soldi e da una moglie frustrata che fa la casalinga e non evade mai dal monotono ménage familiare. Infine chiudono il cerchio Jimmy (Franco Oppini), un animatore turistico sfigato, la Carlina Monica Scattini nei panni di una parvenue snob che di lavoro fa la fotografa e due bellissime modelle americane (Cash & Michele Merkin) che faranno letteralmente perdere la testa ai maschi dell’isola.

Pur trovandosi in una situazione di disagio e di grande sofferenza, i nostri protagonisti rimarranno nel bene e nel male ancorati alle proprie idee e ai propri vizi fino alla fine. Carlo ed Enrico Vanzina, veri e propri antesignani dei tanto vituperati cinepanettoni, realizzano una commedia all’italiana divenuta ormai cult che riesce a fotografare in chiave ironica l’italiano medio degli anni ’90, impreziosita da un’ottima colonna sonora che annovera pezzi pop di successo come Scatman, Baby baby, Feel It e Missing.

L’idea di mettere assieme personaggi di diversa estrazione sociale è un vero e proprio caposaldo della gloriosa e intramontabile commedia all’italiana. Pensiamo a film divenuti celebri come Travolti da un insolito destino nell’azzurro mare d’agosto di Lina Wertmüller, lo stesso Vacanze di Natale targato Vanzina del 1983 e il Miseria e nobiltà diretto da Mario Mattoni che aveva come protagonista il grande Totò e tanti altri.

Il regista di Sapore di mare si serve del genere che gli è più congeniale per fare quello che ha sempre saputo fare meglio, ovvero mettere alla berlina i difetti e le virtù italiche, facendoci comprendere che su quell’isola i veri selvaggi non sono gli indigeni bensì gli abitanti del nostro belpaese che non rinunceranno per niente al mondo ad una sana partita di pallone, a festeggiare il Capodanno, a fumare e a dare vita a degli scontri politici degni di Porta a porta.

Vi auguro buona visione congedandomi con le seguenti parole molto significative del compianto Giorgio Gaber che meritano più di una riflessione: “Gli italiani e l’Italia hanno sempre avuto un rapporto conflittuale, ma la colpa non è certo dell’Italia, ma degli italiani.”

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