Non è mai facile raccontare la povertà e l’esclusione, soprattutto se non si vuole scadere nel paternalismo più spicciolo. Lina Wertmüller riesce proprio in questo dirigendo Paolo Villaggio nel film del 1992 Io speriamo che me la cavo.

Il film è tratto dall’omonimo libro scritto dal maestro di scuola elementare Marcello D’Orta, che nel 1990 raccoglie sessanta temi di bambini di una cittadina dell’entroterra napoletano che raccontano con il loro sguardo la degradata realtà che li circonda. Da questi temi vengono ricostruite così le storie degli studenti della III B della scuola elementare Edmondo De Amiciis di Corzano.

Marco Tullio Sperelli, maestro ligure interpretato da Paolo Villaggio, viene inviato dal Ministero nella scuola elementare di Corzano, in provincia di Napoli, invece che in quella di Corsano, nella sua Liguria. Appena arrivato si trova davanti a lui una realtà difficile, dove lo stato sembra assente e il degrado regna incontrastato.

I bambini, invece di andare a scuola, lavorano per aiutare le loro famiglie, in forte difficoltà economica. Nella scuola la preside latita per assistere il marito in politica e il custode, vicino alla camorra, dirige il tutto chiedendo il pizzo persino per la carta igienica. Il maestro, nonostante abbia subito fatta richiesta di trasferimento, si prende a cuore l’educazione dei bambini e fa di tutto per riportarli a scuola fin dal primo giorno, andandoli persino a prendere uno per uno nei loro luoghi di lavoro. Il legame che il maestro, giorno dopo giorno, inizia a stringere con i suoi piccoli alunni lo convince a voler rimanere, soprattutto per evitare che passino le loro giornate per strada.

I temi che i bambini scrivono nel corso dell’anno scolastico danno al pubblico uno spaccato delle misere condizioni in cui una parte di popolazione italiana era costretta a vivere. La povertà, e il disinteresse delle istituzioni verso le fasce più deboli, creano un circolo dannoso dal quale è difficile uscire e che stritola il futuro dei più piccoli.

Io speriamo che me la cavo è però un inno di speranza. Lina Wertmüller racconta con una dolce e divertente commedia il potere dell’istruzione e quanto questa sia fondamentale nella crescita di un bambino. Paolo Villaggio, inoltre, si cala alla perfezione nei panni di un maestro prima costretto, e poi deciso, a mettersi in gioco personalmente. Non sarà solamente lui a insegnare qualcosa ai suoi alunni, ma anche i piccoli sapranno dargli qualcosa di cui aveva estremamente bisogno.

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