Domani, 27 gennaio, sarà il Giorno della Memoria. Mi sembrava importante contribuire, nel mio piccolo, a far riaffiorare il ricordo che dovremmo sempre avere ben vivo in testa, ma che magari, presi dalla vita di tutti i giorni, tende a sfumare, a spostarsi in secondo piano. Per farlo, ho deciso di farmi aiutare dalle parole del discorso che Albert Camus ha pronunciato in occasione del ritiro del Premio Nobel il 10 dicembre 1957. Lo scrittore costruisce il suo intervento sulla sua idea di arte e del ruolo dello scrittore.

L’arte viene descritta come una fonte di vita che stimola l’artista a contrastare il suo isolamento al fine di  coinvolgere il maggior numero di persone per renderle testimoni di gioie e sofferenze che corrispondano alla verità universale. Solo in questo modo l’artista può definirsi tale, dato che l’essenza della sua condizione non può prescindere dalla ricerca della bellezza e dalla comunità che lo spingono verso la comprensione. Il suo compito è strettamente legato alla collettività per la quale egli accetta la responsabilità di due scopi: la libertà e la verità. Questi due impegni lo mettono, inevitabilmente, di fronte alla difficoltà di impedire a tutti di essere risucchiati dalle convulsioni drammatiche che hanno dilaniato la storia del ventesimo secolo così da rivolgere faticosamente lo sguardo verso un futuro fiduciosamente diverso. Perché non citare direttamente l’autore?

“Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga. Erede di una storia corrotta in cui si fondono le rivoluzioni fallite e le tecniche impazzite, la morte degli dei e le ideologie portate al parossismo, in cui mediocri poteri, privi ormai di ogni forza di convincimento, sono in grado oggi di distruggere tutto, in cui l’intelligenza si è prostituita fino a farsi serva dell’odio e dell’oppressione, questa generazione ha dovuto restaurare, per se stessa e per gli altri, fondandosi sulle solo negazioni, un po’ di ciò che fa la dignità di vivere e di morire. Davanti ad un mondo minacciato di disintegrazione, sul quale i nostri grandi inquisitori rischiano di stabilire per sempre il dominio della morte, la nostra generazione sa bene che dovrebbe, in una corsa pazza contro il tempo, restaurare fra le nazioni una pace che non sia quella della servitù, riconciliare di nuovo lavoro e cultura e ricreare con tutti gli uomini un’arca di alleanza. Non è certo che essa possa mai portare a buon fine questo compito immenso ma è certo che, in tutto il mondo, è già impegnata nella sua doppia scommessa di verità e di libertà e che, all’occasione, saprà morire senza odio. Per questo merita quindi di essere salutata e incoraggiata dovunque si trovi e soprattutto là dove si sacrifica.”

La missione dello scrittore è un impulso che deve mirare alla costruzione di creazioni utili alla conquista lenta e faticosa dei suoi due scopi, intento ostacolato dall’incombenza distruttiva della storia. Il vero artista si fa la promessa di sostenere fedelmente, con il suo impegno, chi invece è costretto a rimanere in silenzio.

La scelta di voler parlare di questo stupendo discorso di Albert Camus, di cui ho cercato di riassumere i punti più salienti, risponde alla convinzione di leggerlo come un incoraggiamento collettivo. Un incoraggiamento ad aprire gli occhi sul fatto di come ognuno di noi, con le nostre idee, le nostre parole e i nostri gesti,  sia importante nel sorreggere l’instabile equilibrio rappresentato dall’umanità e in cui l’arte occupa, e deve occupare, un posto essenziale. Affidiamoci alla letteratura, al teatro, al cinema, alla musica, ai documentari, alla fotografia, alla poesia di chi c’è stato, di chi ha vissuto, di chi ha studiato a fondo o di chi ha provato, invano, a spiegarsi una tragedia tanto incomprensibile. Cerchiamo di cogliere ogni volta possibile, non solo una volta all’anno, un’opportunità di ricordarci come la libertà e la verità siano due privilegi così preziosi da coltivare costantemente per renderle più forti di fronte alla minaccia dell’ignoranza.

La citazione è tratta dal sito Letturesparse.

Il discorso di Albert Camus è disponibile on-line in traduzione italiana, in versione cartacea su Amazon e Kindle in lingua originale.

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