– Pensa che delitto, se quel bel fumetto che è Corto Maltese diventasse un libro. – Già successo. – Come? Chi è stato? – Marco Steiner, nel 2015, con Oltremare, complice la Sellerio. E l’anno prima ancora con Il corvo di pietra. In entrambi ha rivelato informazioni confidenziali circa le avventure giovanili del marinaio. – Oltremare… Me ne puoi parlare?

– È mia abitudine sottolineare qualsiasi libro io legga. Sottolineo frasi che mi piacciono, frasi che non mi piacciono, scrivo commenti sul personaggio che mi sta antipatico… Insomma, sporco il libro fino allo sfinimento.

– Ma, stavolta, le prime pagine di questo romanzo le hai lasciate intatte.

– Segno di una lettura cominciata per puro piacere e condotta di sera prima di dormire, con la sola voglia di far scorrere gli occhi sulle parole. Si capisce: mi è bastato vedere la copertina con il viso di Corto Maltese e sapere che l’autore ha collaborato con Hugo Pratt, per innamorarmene sulla fiducia. Da qui, la mia delusione e la mia gioia.

– Delusione?

– Per lo stile di scrittura, mirabile nei dialoghi, ma che, a mio modo di vedere, allunga un po’ troppo le descrizioni ed eccede in virgole – che a volte volevo cancellare e sostituire con un punto fermo. Gioia, nello scoprire che questo non mi creava alcun impedimento nella lettura. Forte del secondo diritto del lettore che ci permette di saltare pagine…

– Grazie Pennac!  

– …se delle righe non ci convincevano, ci passeggiavo senza portarle al cervello. Ma questo è un libro che non si offende ed è sempre pronto a regalare i tesori che ritiene più adatti a te.

Marco Steiner

Così, delle vicende del comandante irlandese Robart Kee, sulla cui nave, il Dedalo, viaggia suo figlio Bertram assieme all’amico Corto, ho incamerato solo gli episodi per me davvero importanti. Le storie d’amore, tanto per cominciare, una delle quali porta i nostri protagonisti a Venezia, città in cui vivo e che amo. Qui si svolge il dialogo con l’eccentrico duca inglese, tanto visionario quanto affascinante, che affida a Kee una missione di vitale importanza. Questa spinge lui e il suo equipaggio ad avventurarsi oltre i caldi confini del Mediterraneo per superare il canale di Suez, attraversare l’Oceano Indiano e addentrarsi in terre che all’inizio del ‘900 era difficile raggiungere.

Il racconto delle navigazioni costituisce la vera forza di questo libro. Magari perché l’autore lo ha scritto proprio durante i suoi viaggi in mare, in cui ha visitato persino l’interno di quella giungla tropicale che a me sembrava totalmente inventata.

– Hai detto di non aver sottolineato questo libro.

– Non all’inizio. Ma, arrivato al sesto capitolo, la tentazione è stata troppo forte. Risfogliandolo, queste sono le prime parole che vedo sporcate dalla matita: In simili circostanze i marinai greci ringraziano Eolo, gli irlandesi Manannan mac Lir, gli altri si rivolgono a una sfilata di santi, divinità, madri o madonne che si occupano dei venti e del mare nei loro rispettivi paesi d’origine.

– E ‘mmo cu minchia è stu Mannananne macche Lire?

– È solo un esempio dei molti riferimenti mitologici contenuti in Oltremare. Mitologia non solo greco-romana, ma anche orientale e irlandese. Manannan mac Lir era considerato il dio del mare e degli eventi atmosferici e il suo nome è legato a quello dell’isola di Man, patria del comandante Kee. Compare nel Lebor Gabála Érenn (Il libro della presa d’Irlanda), cronaca in prosa e poesia della storia irlandese dalla creazione al Medioevo. Il testo (tradotto in italiano nel sito bifrost.it/CELTI/Fonti/Leborgabala-Avviso.html) rilegge la mitologia celtica con il filtro della teologia cristiana e narra delle invasioni che l’Irlanda ha subito nel corso dei secoli.

– Forse stai divagando…

– O forse no. Anche la storia di Kee s’incrocia con quella di un popolo sottomesso al colonialismo europeo. Persino lui, ruvido marinaio irlandese cui bastano un sigaro e un bicchiere di metallo colmo di tè per stare contento, non potrà respingere l’atavico bisogno di difendere una causa che ritiene giusta. Partito con la sola prospettiva di concludere un buon affare, la sua vita, così come quella di Corto, si legherà a quella degli khmer, gli indigeni cambogiani che lottano contro l’occupante francese.

La necessità di ribellarsi alle ingiustizie costituisce dunque la materia centrale del romanzo, che non tralascia di affrontare sentimenti quali l’amicizia, l’amore, i rapporti padre-figlio. Il tutto con una capacità di delineare il carattere di un personaggio in poche righe, così come Pratt ci riusciva con il suo tratto essenziale e, per questo, efficace. Ecco il senso dello stile di Steiner che prima mi aveva lasciato perplesso: non si basa solo sull’ordine della normale sintassi, ma lascia che la parola segua il ritmo di un disegno. Poco importa se una linea è irregolare o crea spazi vuoti, quel che conta è l’immagine mentale che la pagina ti lascia dopo averla letta.

Oltremare è un’esperienza, un viaggio meraviglioso che mi ha regalato risate e dolori. Se anche tu hai voglia, a fine giornata, di visitare la Grecia, Venezia, la Cambogia e molti altri lidi, imbarcati sul Dedalo insieme a Kee. Sarà una partenza di cui non ti pentirai. Tieni, apri una pagina a caso…

Sarà un’altra piacevole avventura, il sole la inonderà di colori, sapori, profumi di cibo, donne sensuali, lei vada sempre avanti.

Oltremare, di Marco Steiner, Sellerio (2015), collana La memoria.

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