Si dice che dietro un grande uomo ci sia sempre una grande donna. Questo perché fino all’altro ieri alle donne non era permesso uscire dall’ombra maschile senza permesso. A pensare quanto ingegno femminile sia stato soffocato e oppresso da una millenaria organizzazione patriarcale della società viene da rabbrividire. Tutti noi avremmo potuto conoscere, sapere e tramandare qualcosa in più. Non sapremo mai se la storia di Antonietta Portolano, moglie di Luigi Pirandello, potesse rientrare in questa rivendicazione.

Di lei si sa poco, se non che in preda alla follia tentò di uccidere il marito. Nel 2001 Marina Argenziano pubblica un libro nel quale tenta di dar voce a questa donna, Antonietta Pirandello nata Portolano, dialogo mancato con Luigi. Da questo testo Paolo Orlandelli ne ha tratto uno spettacolo teatrale messo in scena venerdì 7 febbraio 2020 sul palco del Cinema Teatro Esperia di Bastia Umbra.

Sulla scena solamente una scrivania alla destra del pubblico, e una sedia e un comodino alla sua sinistra. I due luoghi che si vengono a definire sono da subito ben chiari. Il primo è dedicato al Premio Nobel Luigi Pirandello, interpretato dallo stesso Paolo Orlandelli, mentre il secondo è il luogo dove si consumerà la storia di Antonietta, interpretata da Corinna Lo Castro.

I due protagonisti dello spettacolo sono da subito divisi, sul piano fisico come su quello mentale. Separati sul palco da due distinti fasci di luce che vanno a creare un muro buio e quasi impenetrabili. Separati nella vita dal loro essere diversi.

Luigi è, per iniziare, un uomo: può disporre di sé, scegliere se lavorare o studiare, dove vivere e cosa aspettarsi del futuro. Antonietta è invece una donna, figlia di una madre morta di parto che la lascia da sola in una casa popolata solamente da uomini.

Antonietta non è libera. Non può scegliere cosa fare o chi vedere. Deve camminare con lo sguardo basso. Si deve sposare con Luigi per celebrare la collaborazione economica dei loro genitori. Lo deve seguire a Roma. Deve curare alla casa. Ai figli.

Le differenze continuano anche nel ruolo che i due personaggi hanno nell’economia dello spettacolo. Il ruolo narrativo di Luigi Pirandello si contrappone, infatti, a quello della moglie, vero e proprio motore emotivo dello spettacolo. Se lui ci fornisce date, luoghi e informazioni sugli avvenimenti, lei ci restituisce un quadro caotico e carico di emozioni, il più delle volte negative.

Quasi incapace di comprendere le voluttà artistiche del marito Antonietta lentamente scivola verso quello che oggi chiameremmo esaurimento nervoso. Il crollo le costerà un’intera vita rinchiusa in una casa di cura. Lontana dalla sua Agrigento, in una Roma che non è mai stata veramente casa sua.

La storia di Antonietta Portolano può essere portata a esempio di quella che era la condizione femminile nei primi del Novecento. Nonostante appartenesse a una famiglia benestante ha sempre ricevuto ordini, non ha mai potuto scegliere cosa fosse meglio per lei, senza avere oltretutto la possibilità e il diritto di opporsi.

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