Tutti conosciamo La Bella Addormentata nel bosco, uno dei primi e più famosi classici della Disney, che in occasione dell’arrivo della piattaforma streaming Disney+ alla fine di marzo, abbiamo l’occasione di rivedere assieme ad altri grandi classici.

Spesso relegato ad un semplice cartone per bambine, La Bella Addormentata è invece un’opera che è frutto di un grande lavoro sia per l’aspetto musicale, dove troviamo l’influenza dell’omonima opera di Čajkovskij, sia per quanto riguarda l’aspetto visivo, con un approccio all’animazione molto simile a quello dello Studio Ghibli e del maestro Hayao Miyazaki. Ma nonostante il lungometraggio animato sia stato acclamato come un successo dalla critica, all’epoca della sua uscita nelle sale nel 1959 si rivelò un flop, non riuscendo a ricoprire i costi di lavorazione e convincendo la Disney a mettere da parte per 30 anni le trasposizioni animate delle fiabe.

L’arte de La Bella Addormentata nel bosco

La produzione de La Bella Addormentata nel bosco ebbe inizio nel 1951 ma il lungometraggio fu pronto per essere proiettato solo nel 1959. Nonostante gran parte dello studio Disney fosse impegnato nella sua realizzazione e che il film d’animazione fosse parte di un piano di marketing ben preciso (il logo degli studi Walt Disney è il castello della principessa Aurora) le esigenze di produzione fecero slittare più volte la data d’uscita. Questo permise però a Eyvinde Earle di compiere un ottimo lavoro con i fondali del film, dando all’intera opera quel tocco medievale che differenzia La Bella Addormentata nel bosco dalle fiabe che lo hanno preceduto. I fondali, ispirati nello stile al codice miniato Très Riches Heures du duc de Berry del 1412, si mostrano spigolosi e geometrici, richiamando l’essenza dell’arte medievale dove tutto il creato si mostra in armonia in ogni elemento. L’attenzione di Eyvinde Earle per il contesto storico in cui è ambientata la fiaba si mostra in ogni singolo frame del lungometraggio animato, ognuno dei quali concepito come “dei quadri in movimento“.

Ogni frame è come un dipinto in movimento, armonizzato con i protagonisti della scena

L’abilità degli animatori si mostra anche nelle animazioni dei protagonisti, che si mostrano fluide e dinamiche sia nei movimenti che nell’aspetto stesso dei personaggi, che vennero elaborati basandosi su modelli reali tramite la tecnica del rotoscopio. La principessa Aurora e il principe Filippo sono rispettivamente ispirati all’attrice Audry Hepburn e a Filippo D’Edimburgo, consorte della Regina Elisabetta II, mentre per il personaggio di Malefica si ricorse di nuovo alla cultura medievale, facendole assumere connotati demoniaci in linea con le superstizioni del tempo. Così facendo Malefica è divenuta uno dei villain meglio riusciti dello studio Disney, che riesce a trasmettere tutta la sua perfidia in ogni scena grazie anche all’attenzione con cui gli animatori si dedicarono ai suoi gesti e movimenti, con la stessa concezione di animazione che ritroviamo tutt’ora nelle opere di Miyazaki. Impreziosisce il personaggio la splendida performance di Tina Lattanzi (doppiatrice ufficiale di Greta Garbo) che dona con la sua voce ulteriore classe ed eleganza all’antagonista.

Malefica diviene l’emblema del male assoluto, in contrapposizione alla 3 fate

I personaggi de La Bella Addormentata nel bosco

Un altro importante elemento che differenzia La Bella Addormentata dai precedenti lungometraggi animati basati sulle favole è la caratterizzazione dei personaggi, che si dimostrano più realistici e meno idealizzati rispetto ai lavori compiuti dalla Disney fino ad allora. Se fin’ora il principe azzurro aveva ricoperto un ruolo marginale della storia, in questo caso diviene un personaggio a tutti gli effetti, guadagnandosi un nome proprio (a differenza dei suoi colleghi in Cenerentola e Biancaneve) e divenendo protagonista nell’ultima parte della pellicola, interamente dedicata allo scontro fra Filippo e Malefica. Anche la principessa Aurora si distingue per il suo temperamento, venendo rappresentata in modo malizioso e meno docile rispetto alle già citate Cenerentola e Biancaneve. Naturalmente siamo ancora lontani dal carattere forte di personaggi come Mulan o Pocahontas, ma il personaggio di Aurora è sicuramente un tassello importante per l’evoluzione dei protagonisti femminili della Disney.

La narrativa de La Bella Addormentata nel bosco

Uno dei principali motivi per cui il lungometraggio all’epoca della sua uscita non ebbe grande successo commerciale sta proprio nella sua particolare narrativa: nonostante l’opera venga presentata come un cartone con un target prevalentemente femminile, la principessa Aurora non ricopre affatto il ruolo di protagonista, e la sua presenza sullo schermo si riduce a poco più di 20 minuti. Nonostante nell’ultima parte della vicenda siano Filippo e Malefica a dominare la scena, per gran parte della pellicola sono le 3 fate buone le protagoniste della storia, impegnate nel difficile compito di nascondersi dalle forze del male. Anche per questo motivo il cartone è stato rivalutato con il passar del tempo, fino a diventare uno dei principali classici Disney. A farne la sua fortuna sono delle sequenze divenute iconiche: il primo incontro fra Aurora e Filippo nel bosco sulle note di Once Upon a Dream, ad opera di George Bruns è fra le scene più famose dello studio Disney, mentre la sequenza in cui Aurora viene ipnotizzata e condotta in una stanza segreta conserva tutt’oggi intatta l’eleganza e la suspense con cui fu ideata, tanto da ritrovare similitudini anche in Carrie di Brian De Palma.

In Carrie (De Palma, 1976) ritroviamo una scena molto simile a La Bella Addormentata nel bosco

Ma La Bella Addormentata nel bosco è solo uno dei tanti classici Disney che potete riscoprire su Disney+ dal 24 marzo, assieme ad altri grandi opere come Pinocchio, Cenerentola o capolavori in CGI come Big Hero 6.

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