Antonio Ligabue, uno dei più importanti artisti naïf del XX secolo, si è servito del suo innato talento artistico per tenere a bada i propri demoni. A causa di un’infanzia e un’adolescenza travagliate durante le quali fu anche vittima di gravi patologie, il celebre pittore e scultore svizzero ebbe dei grossi problemi nello sviluppo fisico, mentale e psichico; di conseguenza passò lunghi periodi in manicomio ai quali se ne alternavano altrettanti in cui Ligabue conduceva una vita errabonda e atipica che ebbe però il grande merito di avvicinarlo alla pittura, l’unica cosa che aveva il potere di calmare i suoi nervi e di renderlo felice. A cavallo tra gli anni ’40 e ’50 l’arte di Ligabue iniziò ad essere riconosciuta universalmente e l’artista iniziò gradualmente ad affermarsi fino a poter condurre un’esistenza agiata.

Nei suoi quadri si trovavano spesso raffigurazioni di animali e di episodi quotidiani della sua vita, questo per indubbio merito di una memoria visiva fuori dal comune e per la sua natura selvaggia e libera che lo rendeva somigliante alle bestie. Antonio Ligabue infatti è stato un vero e proprio personaggio borderline completamente fuori dagli schemi, egli aveva una visione della vita che lo portava ad essere diverso da tutti gli altri.

Giorgio Diritti, regista di film importanti come L’ uomo che verrà, Il vento fa il suo giro e Un giorno devi andare, si serve dell’immenso talento istrionico di un Elio Germano fresco di Orso d’Argento come miglior attore al Festival di Berlino, per raccontare la diversità e tutto quel che ne concerne.

Tutti noi abbiamo una voce interiore che ci spinge a distinguerci dagli altri, ma spesso la società ci impone dei modelli da seguire assoggettando la nostra personalità; lo stato ci vuole tutti uguali e cerca sistematicamente di imporci le proprie regole, minando la nostra libertà e rischiando di farci diventare tutti come il personaggio interpretato da Charlie Chaplin nel capolavoro intramontabile Tempi moderni.

Diritti non si dimentica inoltre di rappresentare il fascino immortale del mondo rurale emiliano, e lo fa con una grazia e con un amore sorprendenti, mettendo alla berlina l’ignoranza di quelli che bullizzavano Ligabue e lodando allo stesso tempo coloro che invece capivano ed ammiravano un artista impareggiabile che grazie al suo estro ha dato lustro e bellezza al nostro paese.

Vi consiglio dunque caldamente di andare al cinema a vedere Volevo nascondermi congedandomi con il seguente epitaffio presente sulla tomba di Ligabue, che riassume il senso intrinseco del film: “Il rimpianto del suo spirito, che tanto seppe creare attraverso la solitudine e il dolore, è rimasto in quelli che compresero come sino all’ultimo giorno della sua vita egli desiderasse soltanto libertà e amore.”

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