Falling Down è il film che esorcizza tutte le ansie e le frustrazioni dell’uomo moderno. Presentato al Festival di Cannes del 1993, il film diretto da Joel Schumacher, racconta un giorno di ordinaria follia, come suggerisce la versione italiana del titolo.

La scena di apertura è emblematica. Un uomo è rinchiuso nella sua auto, bloccata nel traffico di Los Angeles. All’improvviso, quest’uomo dall’aspetto normale -camicia bianca, cravatta nera, occhiali e taglio di capelli quasi militare- scende dall’auto, la abbandona e si allontana a piedi.

L’epopea che segue dopo deve essere scoperta dallo spettatore lentamente, scena dopo scena. Quello che si vede è la progressiva discesa di un uomo nella follia. Una follia nata dall’incapacità di comprendere perché la propria vita sta andando a rotoli. Una follia nata dal sentirsi inutili e inadatti alla vita moderna, che richiede solamente di consumare e produrre. Una vita che obbliga gli uomini ad essere economicamente validi. Pena l’esclusione dalla società.

Propri gli esclusi sono gli altri grandi protagonisti di Falling Down. Sono loro che compaiono e animano il viaggio del personaggio interpretato da un superbo Michael Douglas. La Los Angeles del 1993 è una città complessa e tesa, dove il disagio economico si mescola a forti tensioni razziali, esplose già nel 1992 in una violenta sommossa popolare in seguito all’assoluzione di cinque ufficiali di polizia per abuso della forza per il pestaggio di Rodney King.

Michael Douglas in Un giorno di ordinaria follia
Michael Douglas in una scena del film

L’uomo comune interpretato da Michael Douglas rappresenta proprio quell’uomo bianco della middle class statunitense che vede crollare tutta la sua vita e le sue sicurezza davanti agli occhi, in un mondo che non sente più suo. Quest’uomo si sente un alieno rispetto alla città in cui ha sempre vissuto. Si sente da questa schiacciato, aggredito e umiliato. In continuazione.

Non basta aver fatto tutto ciò che andava fatto. Non basta aver seguito precisamente tutti gli step necessari, secondo il senso comune, ad avere una vita tranquilla ed appagante. Il peso delle aspettative sociali e dello stress della vita quotidiana in una metropoli tentacolare e caotica diventano, ad un certo punto, insostenibili.

La discesa è inarrestabile.

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