Unforgiven, tradotto in Italia col titolo Gli Spietati, è la grande dedica che Clint Eastwood nel 1992 lascia ai suoi due maestri di cinema e di vita. Sergio Leone e Don Siegel.

Leone che, dalla serie televisiva Rawhide, lo portò in Italia, gli diede sigaro e poncho, e lo crebbe come un figlio, facendolo diventare il leggendario uomo senza nome e uno dei volti più noti del cinema western. E Siegel, il regista che, da Impiccalo più in alto, L’ispettore Callaghan fino a Fuga da Alcatraz, lo indirizzò sempre di più verso quella sorta di neorealismo yankee che racconta l’America nel suo lento cambiamento.

“to Sergio and Don”. Così recita la frase che chiude questa straordinaria pellicola. E infatti ai due registi Eastwood deve molto. Con loro si è fatto le ossa. Si è costruito, attraverso il loro cinema, lo status di attore importante, che poi gli ha permesso di costruirsene uno altrettanto prestigioso come regista. E questo Eastwood lo sa bene: tanto da dedicare ai due cineasti un intero film. Una delle opere più sensazionali del cinema.

È una cosa grossa uccidere un uomo: gli levi tutto quello che ha… e tutto quello che sperava di avere!

William Munny (Eastwood)

Unforgiven – La trama

Unforgiven (Gli Spietati), il capolavoro western di Clint Eastwood che dedica ai suoi maestri di vita: Sergio Leone e Don Siegel.
Clint Eastwood è William Munny in Unforgiven

Ultimo film western di Eastwood, Unforgiven è la storia di un ex pistolero, William Munny, che ha appeso la pistola al chiodo, si è sposato e ha avuto due figli. Rimasto vedovo, un giorno viene raggiunto da Kid, un giovane cowboy, che gli propone di andare a Big Whiskey, nel Wyoming, per trovare e uccidere due uomini: colpevoli di aver stuprato e sfregiato una prostituta della zona. In cambio c’è una ricca ricompensa da parte delle stesse prostitute che chiedono vendetta.

All’inizio Munny non è convinto, ma vista la situazione precaria della famiglia decide di andare con Kid. Ma non prima di essere andato a reclutare anche Ned Logan (Morgan Freeman): suo socio quando erano entrambi spietati pistoleri.

Nel frattempo, si mescolano altre vicende. Le donne del bordello, che per risarcire la compagna sfregiata, avevano deciso di spargere la voce sulla ricompensa in cambio della morte dei due uomini, vengono rimproverate dallo sceriffo Little Bill Daggett (Gene Hackman). Egli infatti vuole la pace, ma allo stesso tempo vigila sulla cittadina col pugno di ferro e con i suoi fedeli scagnozzi.

C’è poi il vecchio Bob l’Inglese (Richard Harris). Accompagnato dal suo biografo Beauchamp (Saul Rubinek), non appena mette piede a Big Whiskey per la ricompensa, viene fermato, pestato e incarcerato da Little Bill, che ordina al vecchio pistolero di andarsene. Bob è costretto alla fuga, tuttavia senza il suo fedele biografo. Lo sceriffo decide di tenerlo con sé, per raccontargli tutta la verità sul selvaggio West e sui personaggi che lo hanno popolato.

Arrivati al villaggio, Munny e Ned fanno i conti non solo con Little Bill, ma anche con la vecchiaia. Entrambi infatti non riescono ad uccidere i due banditi. Kid, che si vantava di essere un duro fuorilegge, confessa ai due nuovi amici di non aver mai sparato ad anima viva. Riescono alla fine ad ammazzare i due, ma non senza problemi. Ned, che decide di non partecipare, sulla strada del ritorno viene catturato dagli uomini di Little Bill, il quale non esita a fargliela pagare. Questo scatena nel tranquillo e raziocinante Munny una serie di conflitti interni. Conflitti che poi metterà a tacere con una decisione risolutiva. Rivestirà, ancora una volta, il ruolo dello spietato fuorilegge.

Quattro Oscar vinti: miglior film, miglior regia, miglior montaggio e quello per la miglior interpretazione maschile a Gene Hackman. Eastwood firma un cinico successo sulle falsità del leggendario West. Nel film si ritrova molto l’epica di Leone e la sua ironia nel narrare i fatti. Molte scene hanno la violenza tagliente e i dialoghi decisivi e sbrigativi di Don Siegel.

Tuttavia, alla fine dei conti, in Unforgiven Eastwood riassume tutte queste tematiche e tutti questi elementi poetici e stilistici, attraverso un finale che determina il crollo del selvaggio west. Clint smaschera i personaggi dietro all’epopea, all’infallibilità e a quell’alone di leggenda. Si sofferma molto di più a tratteggiare la psicologia di quei duri.

Non c’è più tempo per parole ben agghindate, i finali montati ad hoc e le frasi a effetto. Tutto il film scorre mettendo a nudo la società americana di fine Ottocento: quella che non viveva più del romanticismo eroico dei cowboy. Questi ultimi sono ora carogne, gente facile al soldo, alla pistola e alla bottiglia. Ma sono pur sempre uomini. Persone fallibili, che invecchiano e non riescono più a sparare. Individui vigliacchi e spesso spregevoli.

Il cinema western non ha visto così tanto realismo come in questo momento. Anche questo grazie a Siegel e Leone che hanno sempre rifiutato l’ipocrisia. Eastwood riveste panni dell’uomo senza nome ma ora non è più tanto immune e tanto furbo come prima. Riveste anche i panni del burbero Callaghan, ma, anche in questo caso, non sempre riesce a cavarsela. È ora più semplicemente un uomo, alla mercé dello scorrere inesorabile del tempo e dei tanti pericoli ai quali non sempre si riesce a fuggire.

Unforgiven (Gli Spietati), il capolavoro western di Clint Eastwood che dedica ai suoi maestri di vita: Sergio Leone e Don Siegel.
Sergio Leone e Clint Eastwood

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