I am not an elephant. I am… a human being!. Queste sono le parole che il deforme John Merrick (Joseph nella realtà) urla alla folla inferocita dopo essere stato per tutta la vita trattato come un animale. Una delle scene più forti de The Elephant Man, film del 1980 diretto da David Lynch.

Il regista americano mette da parte la sua poetica inconfondibile ma non lo stile, girando uno dei film biografici più belli di sempre. The Elephant Man, tratto dai libri del dottore inglese Frederick Treves in cui racconta la triste vita di Joseph Merrick, un uomo sfigurato da una mostruosa deformità dalla quale, appunto, ne deriva l’inquietante soprannome.

La trama – “La vita… è piena di sorprese!”

Con Anthony Hopkins e John Hurt, The Elephant Man è un capolavoro del 1980 diretto da David Lynch, e racconta la triste vita di Joseph Merrick, detto "uomo elefante".
Anthony Hopkins e John Hurt in una scena del film

Con Anthony Hopkins nei panni di Treves, e John Hurt in quelli di Merrick, il film di Lynch inizia con un misterioso incipit. Una donna, in terra d’Africa, viene aggredita da un feroce pachiderma.

La scena successiva ha luogo durante uno spettacolo di freaks, i fenomeni da baraccone. Ma c’è una novità tra le creature presentate, che spaventa gli spettatori e porta la polizia ad intervenire. Il dottor Treves, incuriosito, si mette d’accordo con il proprietario del famigerato uomo elefante perché glielo mostri.

Dietro pagamento, il viscido e meschino Bytes (Freddy Jones), presenta la sua star al dottore il quale, tra la paura e il disgusto iniziale, vuole assolutamente mostrare quell’individuo deforme a una lezione di anatomia difronte ad alti esponenti di medicina.

L’esposizione è un successone, tuttavia Treves non si dà pace. Decide così di intervenire di persona per offrire un posto sicuro a Merrick. Riesce a portarlo in ospedale e, dopo qualche giorno nascosto in soffitta, lo fa conoscere al direttore della struttura, il signor Car Gomm (John Gielgud)

Il film articola tutta la vicenda in una trama che, se conoscete la filmografia di Lynch, stavolta è molto più lineare che nelle opere precedenti. Con la ricostruzione azzeccata di una grigia e lurida Londra vittoriana, le scoperte scientifiche e mediche, e le novità della moda cozzano con la rivoluzione industriale di fine Ottocento.

John Merrick, nella nascente società di massa e fra individui che lo vedono solo come un mostro, trova un buon uomo e un amico fidato che gli da una casa e lo fa entrare negli ambienti più elevati della società inglese.

La società borghese, da far suo, nonostante si prenda a cuore la vicenda dell’uomo elefante, lo fa più che altro per mettersi in mostra. L’altra parte della società, composta dagli operai sfruttati, dai reietti e dai poveri, è descritta come feccia e come una manica informe di bestie selvagge. Ma in questa critica, che non sempre si vede ma si può notare fra le righe, Lynch non si pone né a destra né a sinistra. Egli è nel mezzo, assieme a Treves e a Merrick. Due uomini apparentemente estranei, diversi sia fisicamente che socialmente. Eppure trovano un filo che li unisce.

Con Anthony Hopkins e John Hurt, The Elephant Man è un capolavoro del 1980 diretto da David Lynch, e racconta la triste vita di Joseph Merrick, detto "uomo elefante".
David Lynch e John Hurt sul set de The Elephant Man

The Elephant Man ebbe una produzione abbastanza strana. Dopo il rifiuto di Terence Mallick di dirigere il film, la sceneggiatura passò casualmente nelle mani di Anne Bancroft, che poi ottenne il ruolo della signora Kendal. Incuriosita dalla storia, l’attrice fece leggere lo scritto al marito, il noto regista e produttore Mel Brooks. Brooks, a sua volta, dopo essere rimasto affascinato da Eraserhead, volle a tutti i costi dare l’incarico della regia a Lynch. È proprio il caso di dire “grazie a Dio”.

Il film è di una magnificenza assoluta, e il merito non va solo a Lynch. Un ancora giovane Hopkins veste bene i panni di un dottore serio e integerrimo. John Hurt, che ricevette una nomination agli Oscar, è a dir poco stupefacente, nonostante sia irriconoscibile dietro la maschera e il pesante trucco.

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