La Lotta di Marco Bellocchio è un cortometraggio del 2016 realizzato in occasione del Progetto Fare Cinema coordinato dallo stesso regista emiliano.

Un giovane riposa sul greto di un fiume quando in lontananza si vede arrivare una pattuglia di soldati nazisti che non esita a inseguirlo e a sparargli contro. Il giovane si tuffa cercando la fuga, ma il fiume lo porterà lontano. Lo porterà nel nostro tempo.

La distinzione tra il presente e il passato si fa però sempre più vaga. La guerra non sembra finita e la resistenza non demorde dalla sua strenua lotta contro il nazifascismo. Questo giovane, che ricorda il dramma di veder spegnersi una vita che si cristallizza solamente in una scritta su una targa in memoria, si confronta con questa nuova realtà in maniera ambigua.

È l’ambiguità del nostro presente stretto tra chi lotta per mantenere vivo il ricordo e la memoria della tragedia che fu e chi invece lotta per minimizzare o sfregiare il contribuito partigiano nella lotta per la liberazione d’Italia dal fascismo.

La guerra di liberazione, o meglio la guerra civile, ha lasciato ferite aperte. Non solo nelle famiglie di chi ha perso qualcuno ma nella società tutta. Ancora come paese non abbiamo fatto in pieno i conti con il passato e il presente inizia a farcelo notare.

Per questo, come sembra suggerirci Marco Bellocchio la lotta non è ancora finita. La Resistenza deve continuare per evitare di essere di nuovo invasi e ammorbati da un’ideologia mortale e nefasta. Sono gli stessi giovani, che hanno vissuto quegli eventi solamente nei libri di storia o nei racconti di un nonno che viveva la sua infanzia sotto un tavolo per nascondersi dalle bombe, a dover farsi carico di questa eredità.

Eredità sicuramente non leggere, ma determinante. Non possiamo permetterci un tuffo nel passato.

La lotta non si ferma.

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