Coffee and cinema è la rassegna che vogliamo dedicarvi oggi. Partendo dal presupposto che il caffè non è solo un rituale tipicamente italiano, preso nei momenti giusti è sempre una saggia decisione, in America come in Guatemala.

Al cinema, poi, diventa tutto così mistico e leggendario. Quante volte abbiamo visto i nostri eroi bersi una buona tazza di caffè e pronunciare una frase ad effetto. Un’azione semplice e quotidiana come questa riempie la scena, e quella stessa sequenza si può trasformare in un piccolo capolavoro del cinema. Altre volte il caffè può essere il perno di tutta la storia.

Insomma, il caffè al cinema è sempre un classico. Ma quali sono i film che meglio hanno usato e abusato questo sacro rito? Eccone alcuni.

#1 Pulp fiction – “Molta panna, molto zucchero”

Pulp Fiction è un classico del cinema di Tarantino. Com’è un classico la scena del caffè, sorseggiato amabilmente da Vincent e Jules nella casa di Jimmy. Quest’ultimo, alquanto seccato visto che i due hanno appena portato in casa sua il cadavere del povero Marvin.

Jules e Vincent cercano di spiegare al padrone di casa come mai un cadavere sia finito in casa sua, ma il più delle volte tergiversano, spostando l’argomento sullo squisito caffè che Jimmy ha appena preparato.

“Piantala Jules. Non c’è bisogno che tu mi venga a dire che il mio caffè è buono, intesi? Sono io che lo compro e so quanto è buono. Quando è Bonnie a fare la spesa compra delle cagate. Io compro sempre roba costosa, perché quando la bevo voglio gustarla. Ma lo sai che cosa ho in testa in questo momento? Non è il mio caffè nella mia cucina, ma è il vostro negretto disintegrato nel mio garage”.

#2 The Hateful Eight – Qualcuno ha avvelenato il caffè

Coffee and Cinema, ecco una lista di film dove il caffè diventa parte centrale di una scena. Il vero protagonista.
Chris Mannix (Walton Goggins), sta per bere il caffè

Ancora Tarantino, che ora fa di una caraffa di caffè la chiave di volta di The Hateful Eight. Il caffè è infatti stato avvelenato da un misterioso personaggio. Dopo che O.B. e John il boia Ruth ci hanno lasciato le penne, il maggiore Warren vuole vederci chiaro.

Come nel più classico dei libri di Agatha Christie, chiama a rapporto tutti i presenti e inizia la sua indagine come un vero detective. Tutto porta a Daisy Domergue e alla banda Domingre, ma per arrivarci Warren si beccherà prima una pallottola nel testicoli. Dalla calma asfissiante della prima ora, il caffè stravolge improvvisamente la situazione nell’emporio di Minnie.

#3 C’era una volta in America – Noodles che non smette di girare il caffè

Quando Noodles ha perso per sempre l’amore di Deborah, torna sconfitto dai suoi soci e amici nel covo di Fat Moe. In un’atmosfera tesa dove la tensione si taglia con un grissino, Noodles chiede a Moe una tazza di caffè.

Fra lo stupore dei suoi compagni, gira allo sfinimento il cucchiaino nella tazza, rendendo tutta la scena di un’epicità unica. Un grande silenzio, nessuno parla. Si sente solo il rumore del cucchiaio che struscia contro la porcellana della tazzina. Leone, che usa i silenzi e le lunghe sequenze in maniera sublime, fa lo stesso adesso ma con il caffè. Non succede nulla, ma sappiamo che di lì a poco tutto cambierà.

“Moe… che c’hai del caffè?”

#4 C’era una volta il West – “Mia madre lo faceva così il caffè. Caldo… forte… e… buono!”

Cheyenne è forse il personaggio più poetico di tutto il film di Leone. E lo è per svariati motivi. Per il volto severo ma in fondo buono e gentile di Jason Robards, per i suoi modi da bandito gentiluomo, e per le sue frasi ad effetto. Specie quando reclama il caffè.

Quella del caffè è una scena che si ripete due volte in C’era una volta il West. La prima, quando Cheyenne chiede a Jill se ha preparato, ma la donna ancora non lo conosce bene e ha paura che lui voglia farle del male. Alla fine, quando i due si rincontrano, lei stavolta lo ha accontentato e le porge una buona tazza di caffè nero e fumante.

Anche in questo caso, la tazza del beverone nero è un espediente per prendere tempo, aspettando il tanto atteso duello tra Armonica e Frank.

#5 Cafè Express – Manfredi, venditore abusivo di bevande calde

Coffee and Cinema, ecco una lista di film dove il caffè diventa parte centrale di una scena. Il vero protagonista.
Nino Manfredi in una scena del film

Il caffè è il protagonista principale del film del 1980 diretto da Nanni Loy. Nino Manfredi è Michele Abbagnano, un venditore abusivo di caffè su di un treno notturno. La polizia ferroviaria lo deve arrestare e mandarlo in prigione. Michele, nonostante sia sempre sul chi vive, escogita continui trucchi per sfuggire alle autorità e continuare a vendere il suo caffè che trasporta in termos belli caldi.

Con questo lavoro, mantiene il figlio Cazzillo. Visto che è malato servono soldi per permettergli le migliori cure e uno si deve arrangiare come meglio può.

“Il caffè è un amico. Un amico che ti tiene sveglio, fa sta’ più allegri e qualche volta evita i dispiaceri”.

#6 Mediterraneo – Il caffè straniero è sempre una ciofeca

Quando l’italiano si mette in testa una cosa è quella. Specie quando si parla di mangiare o di caffè. Ecco che il soldato Corrado Noventa (Claudio Bisio), nella scena del caffè, nel film Mediterraneo di Gabriele Salvatores, si lamenta di come i greci non sappiano proprio fare il caffè. E non sono di certo gli unici.

Il Sergente Lo Russo (Abatantuono) lo riprende, dicendogli che il segreto è aspettare, lasciare depositare il fondo, e aspettare. Questo fa adirare ancora di più Noventa che non può fare altro che andarsene imbestialito.

#7 La banda degli onesti – Totò, Peppino e due tazzine di caffè

E’ proprio davanti a due belle tazzine di caffè che il portiere Antonio Bonocore (Totò) cerca di convincere il tipografo Lo Turco (Peppino) a fabbricare banconote false nel film La banda degli onesti (1956). Con la metafora dello zucchero, che Bonocore versa insistentemente nella tazza, si spiega la grande corruzione che si nasconde nei tranquilli condomini e quindi in tutta la società. Corruzione perpetuata da uomini senza scrupolo, disonesti, ragionieri o politici.

All’inizio Lo Turco è alquanto confuso, spaventato e deciso a rifiutare quell’offerta di lavoro. Tuttavia, quando i soldi iniziano a scarseggiare e non può più mantenere la famiglia, si rivolgerà ancora a Bonocore. I due, per un problema di colori, andranno dal pittore Cardone e tutti e tre formano una proficua società.

“Possiamo offrirle un caffè? Con molto zucchero!”

#8 Coffee and Cigarette – Tra una sigaretta e un caffè

Film a episodi del 2003 diretto da Jim Jarmusch. Incentrato sul dibattito e la conversazione da bar dove dopo un buon caffè ci sta sempre bene una sigaretta. Un senso della vita che viene fuori tra una scena e l’altra e tra un personaggio e l’altro.

#9 Questi Fantasmi – “Color manto di monaco, Professó!”

Leggendaria è la scena del balcone nella commedia in tre atti di Eduardo De Filippo, Questi Fantasmi. Eduardo, nei panni di Pasquale Lojacono, deve dimostrare a tutto il vicinato che l’appartamento che ha preso in affitto non è infestato dai fantasmi.

Questo comporta sbattere i tappeti per far vedere che la casa è abitata, canticchiare e passare interi pomeriggi sul balcone parlando con un simpatico dirimpettaio come il Professor Santanna. È proprio nella famosa scena del balcone che Eduardo, sorseggiando caffè, spiega l’importanza di questa bevanda per i napoletani. Spiega come deve essere fatto e come deve essere bevuto. Un monologo che, come molti lo hanno definito, è lo specchio non solo di una società, ma del mondo.

“Io per esempio, a tutto rinunzierei tranne che a questa tazzina di caffè presa tranquillamente qua, fuori al balcone”

#10 Natale in casa Cupiello – “Il caffè non è cosa per te”

Torna Eduardo e torna un monologo sul caffè in Natale in Casa Cupiello. Chi non sa fare il caffè non ci deve nemmeno provare. Queste sono le parole di Luca Cupiello che, una volta alzatosi dal letto, prova a bere un sorso del caffè preparato da Concetta sua moglie.

Ma è più forte di lui. Non riesce mai a berlo e finisce per sputarlo per terra. Il caffè, specialmente a Napoli, è sacro.

#11 I due marescialli – Totò e lo sfogo per un buon caffè

Concludiamo con un classico di Totò: I due marescialli (1961), diretto da Sergio Corbucci. Antonio Capurro, ladro di professione, per sfuggire al maresciallo dei carabinieri Vittorio Cotone (Vittorio De Sica) si finge anche lui maresciallo prendendo servizio nel villaggio di Scalitto, invaso dai nazisti e dai fascisti.

Giunto in un bar, chiede un caffè ma, visto che siamo in tempo di guerra, la cameriera gli porta uno pseudo caffè fatto con orzo e lupini. Questo scatena l’ira dell’immenso Totò.

“Questa è una ciofeca. Allora ditelo! E non scrivete Caffè dello Sport. Scrivete Ciofeca dello Sport!”.

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