The Other Side of the Wind è l’ultimo film scritto e diretto da Orson Welles, uscito postumo su Netflix nel 2018. Sebbene fosse riuscito a concludere le riprese nel 1976, solo i primi 45 minuti erano stati montati. Con l’aiuto del regista Peter Bogdanovich, amico, collega e in qualche modo allievo di Welles, il film è stato finalmente, e dopo numerose vicissitudini, concluso.

The Other Side of the Wind è l'ultimo film scritto e diretto da Orson Welles, presentato postumo nel 2018 alla mostra del cinema di Venezia e distribuito da Netflix.
The Other Side of the Wind

Welles morì nel 1985 e il film in questione ebbe una lavorazione lunghissima. Dal 1970 al ’76, anni in cui il regista, a causa di molti problemi con la produzione e i suoi detrattori, si vide costantemente costretto a fermare il progetto, riprendendolo in diversi momenti. Dopo più di quarant’anni, The Other Side of the Wind è stato presentato nel 2018 alla mostra del cinema di Venezia e il 2 novembre dello stesso anno è stato prelevato e distribuito dalla piattaforma Netflix.

Parafrasando le parole di Stanley Kubrick, “tutto ciò che può essere pensato, può essere filmato”. In questo caso potremmo dire che è vero il contrario: tutto ciò che può essere filmato può essere anche pensato, in maniera da costruire, dopo, un discorso lineare e traendone un significato azzeccato.

The Other Side of the Wind, è forse l’opera del regista statunitense che più si discosta dalla sua maniera di fare cinema: sebbene non abbia mai smesso di rivoluzionare quest’arte dai primissimi lavori in poi. Come in una sorta di film sessantottino all’Antonioni, Welles dirige, mediante un sofisticato sistema narrativo tripartito, un film che è a metà strada fra la filosofia hippy e un trattato filosofico tra regista e attore e tra il regista e la sua opera.

The Other Side of the Wind – la trama

The Other Side of the Wind è l'ultimo film scritto e diretto da Orson Welles, presentato postumo nel 2018 alla mostra del cinema di Venezia e distribuito da Netflix.
John Huston nel ruolo di Jake Hannaford

Avvalendosi della collaborazione di amici e colleghi, come il già citato Bogdanovich e il regista John Huston, che sono presenti nell’opera da protagonisti, Welles racconta le ultime 24 ore del grande regista Jake Hannaford. Egli ha appena finito di girare il suo ultimo film, intitolato appunto The Other Side of the Wind.

Inseguito sempre da giornalisti, colleghi, critici, detrattori, attori e produttori, Hannaford raggiunge un ranch dove festeggia il suo settantesimo compleanno. Qui, fra elucubrazioni e racconti del passato, si da vita ad un party dove, alla fine, si dovrebbe assistere alla proiezione del suo film. Il compleanno è una sorta di funeral party. Sin dalle prime immagini, veniamo a conoscenza della morte del regista a causa di un incidente stradale.

Il film di Hannaford rappresenta la grande paura, o anche il grande sollievo, di ogni artista, in questo caso un regista, difronte all’ultimo lavoro. E’ l’ultimo respiro di un Dio severo e onnisciente, come suggerisce la prima scena quando tutta la troupe esce dal teatro di posa. Dopodiché diventa l’uomo qualunque, forse il più incompreso. Quell’ultima notte su questa terra è un addio che si mostra proprio nel ranch: fra pensieri, ricatti, bevute, storielle. L’ultima opera, quella che deve essere proiettata, è probabilmente paragonabile all’ultima grande parabola, la legge divina che riassume e risolve l’immensità della sua arte. Corti circuiti improvvisi non permettono a tutti di raggiungere l’illuminazione.

Il film si sviluppa seguendo i tre piani della narrazione rappresentato dal documentario e dai giornalisti che seguono incessantemente il regista. C’è l’ultima notte di Hannaford e poi il film da lui girato che viene presentato in diversi momenti della pellicola. Prima con il produttore Max, poi al party. Infine nelle ultime scene all’aperto che chiudono l’opera lasciando lo spettatore immerso in una sorta di inquietudine: stralunato e davvero confuso.

Per carpire ogni dettaglio e ogni simbolo di The Other Side of the Wind non basta davvero una visione. Eppure è quella stessa prima visione che lascia gli spettatori del party impietriti. Allo stesso tempo, però, sono estasiati dalla potenza di quelle immagini e dalla vicenda di John Dale, il protagonista del film di Hannaford.

Il trailer di The Other Side of the Wind

I tre piani narrativi si mescolano tra di loro e così la finzione e la figura del protagonista regista confluiscono in quella dello stesso Welles. La sua regia, in certi casi davvero inconfondibile, finisce con il completo allontanamento del suo stile classico.

Ci troviamo, ora, in un universo surreale che solo Welles, Huston, ovvero Hannaford, e Bogdanovich, possono comprendere perfettamente. Il suo ultimo film è perciò un puzzle di due ore che deve essere completato. Nel film compare anche l’attrice croata Oja Kodar, compagna di Welles, e protagonista del film di Hannaford.

Hannaford si perde nella fama di Welles e viceversa. C’è dell’autobiografico in questa pellicola davvero sperimentale. Le immagini che vediamo sono sempre tappezzate da un sottofondo jazz che si fa sempre più morboso. Immagini, suoni ed effetti che furono montati da Bogdanovich, al quale Welles chiese esplicitamente aiuto nel caso non fosse riuscito a terminarlo. Dopo tutti questi anni, possiamo finalmente precipitare nel mondo pensato da Welles e uscirne completamente smarriti, forse diversi e saggi.

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