Pavarotti, diretto da Ron Howard, è un intimo documentario sulla vita di uno dei più grandi, se non il migliore, cantanti lirici del nostro tempo. Oltre alla sua esistenza, che inizia dai primordi, il film è un sentito omaggio alla vita che, come suggeriva lo stesso tenore, deve essere vissuta sempre con passione, allegria e amore.

Pavarotti (2019) – “E non ho amato mai tanto la vita. Canto la vita!”

Pavarotti è un film documentario diretto da Ron Howard e incentrato sulla vita del grande Luciano Pavarotti. Dagli esordi fino alla sua scomparsa.
Pavarotti (2019)

Il canto disperato di Cavaradossi nella Tosca di Puccini si addice perfettamente alla figura di Luciano Pavarotti e al quale Howard presta molta attenzione. Il regista statunitense, autore di successi come Apollo 13, A Beautiful Mind, Angeli e Demoni, sembra cogliere la vera natura di quest’uomo. Una rockstar simpatica, spiritosa, attenta e generosa, e ne fa un caldo reportage che tocca non solo il campo artistico ma anche quello intimo e privato.

Pavarotti comincia dall’inizio, dagli anni della guerra, dai racconti sul padre e sulla madre, che lo hanno spinto a intraprendere la carriera del cantante d’opera. Prosegue arrivando al primo matrimonio, alla nascita delle tre figlie, fino al suo debutto ancora giovane. Poi si continua con una sfilza di nomi, avvenimenti e incontri che lo hanno fatto diventare uno degli artisti più amati tutti i tempi.

Dal palcoscenico sperduto nell’Amazzonia dove cantò Enrico Caruso (episodio ripreso anche dal regista tedesco Werner Herzog per Fitzcarraldo), Pavarotti diventa sempre più importante. Molti sono gli artisti che accettano di dare un contributo per questo documentario. Bono Vox, Zubin Mehta, Placido Domingo, José Carreras, passando anche per i suoi stretti collaboratori e manager.

Molte risultano essere le testimonianze da parte di personaggi che invece raccontano il Pavarotti nella sua sfera più privata. Dalla prima moglie a Nicoletta Mantovani, l’ultima sua compagna, scoprendo anche i segreti, come le relazioni extraconiugali che aveva portato avanti durante la sua carriera.

Ron Howard riporta anche il salto di livello e di prospettiva che Pavarotti ha avuto sul finire degli anni ottanta. Con i Recital non è solo un cantante d’opera ma un vero e proprio divo. Diventa una vera rockstar che si esibisce portando l’opera anche nelle zone più povere e recondite del pianeta. Si fa promotore di un’arte che porti felicità e gioia. Diventa sempre più impegnato in opere di bene. Con i famosi concerti a Modena, grazie ai Pavarotti and Friends, il tenore fa beneficenza. Lotta contro la guerra, va di persona nei luoghi colpiti dalla miseria e dal dramma bellico, portando sollievo.

Il Pavarotti di Ron Howard arriva a narrare anche gli ultimi istanti di questa esistenza. Vale a dire, fino al 2007, anno della sua scomparsa. Tutti gli intervistati parlano di lui come di un uomo che aveva fatto di tutto pur di essere un ottimista (come lui stesso si definiva). Un uomo che vedeva la vita nella maniera più genuina, pulita e bella possibile, anche difronte alle disgrazie.

Howard sente di dover restituire qualcosa al grande Pavarotti, e il suo omaggio è sentito, è caloroso e cerca di essere il più vero possibile. Unica nota dolente è che non riesce a dire tutto. Di un personaggio così eccelso e con una lunga carriera, non può dire tutto in sole due ore. Molte volte, infatti, Ron Howard sembra trattare gli argomenti in maniera frettolosa, altre volte spicciola.

Luciano Pavarotti è una delle più note star italiane, ma in questo documentario l’Italia non è citata molto spesso. Nemmeno le testimonianze di personaggi dello spettacolo italiano, in questo caso della musica, compaiono e non vengono nemmeno tirati in ballo se non da alcuni filmati di repertorio. Da vero americano, Howard sente di dover raccontare il suo tenore attraverso la popolarità avuta negli States, più che le sue radici mediterranee. E’ ovvio che qualcosa, durante il tragitto, viene dimenticato e perduto.

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