Direttamente dagli Stati Uniti degli anni settanta, quelli del Black Power e delle contestazioni studentesche, nel 1974 Nanni Loy dirige Sistemo l’America e torno.

Con un giovane Paolo Villaggio, prima del successo con il Ragionier Fantozzi al cinema, il film di Loy è una chicca finita purtroppo nel dimenticatoio. È bene perciò riscoprire una pellicola che, con un tocco di cinica leggerezza, descrive l’America con gli occhi di un regista italiano.

La trama di Sistemo l’America e torno (1974), di Nanni Loy

Nanni Loy racconta gli Stati Uniti con la commedia Sistemo l'America e torno (1974). Interpretato da Paolo Villaggio, Armando Brancia e Rita Savagnone.
Sistemo l’America e torno (1974)

Giovanni Bonfiglio (Villaggio), impiegato in un’azienda di Lambrate, fa il suo solito viaggio in America per sbrigare le faccende del suo datore di lavoro. Quest’ultimo però gli ordina di rimandare la partenza per l’Italia di qualche giorno. Deve andare a reclutare un giovane cestista di colore, Ben Ferguson (Sterling Saint Jacques), che gli può far comodo per la sua squadra di pallacanestro.

Ben, riluttante nel confronti di Giovanni, perché bianco e quindi “stronzo capitalista”, prima di partire vuole mettere a posto i suoi affari. Ecco che i due viaggiano per gran parte degli Stati Uniti. Bonfiglio entra negli ambienti del potere nero, degli hippies, dell’America conservatrice e si fa travolgere dall’ingenua giovinezza del ragazzo. Ogni volta che stanno per partire, Ben cambia idea facendo perdere tempo a Giovanni che, nel frattempo, comincia a capire il perché di quel comportamento.

In un’America dove ancora le diversità sociali e il razzismo regnano sovrani, Ben vuole aiutare i suoi simili nella lotta per l’uguaglianza. Giovanni e Ben, nonostante i contrasti iniziali, diventano comunque amici e nutrono tra loro una certa simpatia. L’incontro finale di basket, che dovrebbe essere l’ultimo prima di partire per l’Italia, finisce in tragedia. Dopo un discorso acceso di Ben al pubblico, iniziano dei tafferugli incontrollati ai quali anche Giovanni viene risucchiato. Ben muore durante gli scontri e Bonfiglio lascia gli Stati Uniti con quel volo che non era riuscito mai a prendere prima. Ora è più confuso, più solo e sicuramente più triste.

Loy parla dell’italiano medio, degli afroamericani e delle donne

Loy parla di un paese immenso, di una grande potenza militare ed economica. Allo stesso tempo però ne ricava una simpatica critica sociale che vede solo tanta povertà e disuguaglianza. Per il ruolo di Bonfiglio, per il quale avremmo visto bene anche un Alberto Sordi, c’è invece Villaggio che ancora si sta facendo le ossa. Innato è il suo modo goffo di recitare che poi si ritroverà in Fantozzi. Eppure, riesce già a calarsi nella parte dell’italiano medio, un po’ nostalgico e mammone, che alla fine di questa avventura si ritrova cambiato.

C’è una scelta di trattare anche i temi che tutt’ora fanno discutere: il tema della donna. Loy sancisce la trasformazione sociale che sta avvenendo in America, e che presto avverrà in tutto il mondo. Tuttavia non annota solo i comportamenti degli afroamericani, ma scruta anche il cambio di ruolo che sta avendo il sesso femminile nella comunità.

Ci sono diversi tipi di donne. Le donne di colore che sono votate alla causa e non sono trasportate dall’odio e ancora non trasformate dalla società. La donna bianca americana vista come la moglie integerrima di un patriottico fino al midollo. E poi l’italiana emigrata in America. Vanda, infatti, nonostante sia la segretaria del console italiano, non le importa di farsi toccare dal console stesso. Non le importa neanche di andare a letto con Bonfiglio pur sapendo che nella camera a fianco ci sono i figli e c’è il marito. E poi ci sono le femministe che vorrebbero cambiare il mondo.

Nanni Loy racconta gli Stati Uniti con la commedia Sistemo l'America e torno (1974). Interpretato da Paolo Villaggio, Armando Brancia e Rita Savagnone.
Una scena del film

In Sistemo l’America e torno appaiono altri nomi del cinema italiano. Rita Savagnone nel ruolo della segreteria del console italiano, e Armando Brancia (il babbo di Amarcord) nei panni del commendatore. Per il ruolo del giovane Ben Ferguson, Loy scelse Sterling Saint Jacques, che fino ad allora aveva portato avanti la carriera di cantante e ballerino.

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