Sono ormai anni che la comunicazione quotidiana con i nostri parenti e amici passa tramite internet. Da MSN a WhatsApp l’uomo moderno si è piano piano liberato dai classici SMS e dalle telefonate interurbane per mantenere i contatti. Da questa nuova realtà trae ispirazione l’horror Unfriended (2014), diretto da Levan Gabriadze, che racconta una storia fatta di schermi, spiriti, meschinità e cyberbullismo.

Blaire e Mitch sono due giovani innamorati che, in attesa che i loro amici si colleghino insieme a loro su Skype, provano ad avere quell’intimità che ancora non hanno potuto vivere insieme. La loro piccante videochiamata viene interrotta dai loro amici, Jess, Adam e Ken. Ma quando si collegano tutti si accorgono che nella chat di gruppo appare anche un misterioso utente, che non è stato invitato da nessuno.

Nel frattempo dall’account di Laura Barns, una vecchia amica di Blaire suicidatasi esattamente un anno prima a causa di un video postato in maniera anonima sul web che l’aveva umiliata, iniziano ad arrivare dei messaggi strani. Blaire pensa che sia uno scherzo di un’altra ragazza, Val, che viene aggiunta dal gruppo nella chiamata.

L’impossibilità a rimuovere dalla chat quello strano utente inizia a preoccupare tutto il gruppo, che lentamente si trasforma in un fragile e pericoloso tutti contro tutti. Infatti l’entità che gestisce questo profilo inizia a mettere gli amici uno contro l’altro rivelandone segreti e tradimenti.

Unfriended mette in gioco sentimenti e fragilità di un gruppo di amici. Dallo schermo di Blaire osserviamo le reazioni degli altri a questo inquietante gioco di scoperta della verità su chi sia stato il colpevole della morte di Laura.

Laura infatti si era suicidata dopo che un video che la ritraeva ubriaca ad una festa era stato postato su YouTube in forma anonima, con tutti che commentavano quanto si dovesse uccide dalla vergogna.

È il bullismo infatti il tema principale di Unfriended. Mettendo da parte spiriti e reti wi-fi possedute, il film analizza l’incoscienza di chi commette atti di bullismo, anche gravi. Spesso infatti si arriva persino a minimizzare fatti gravi come scherzi, senza prendere in considerazione le reazioni e le emozioni delle vittime.

Con internet e i social network il bullismo ha assunto proporzioni completamente diverse rispetto al passato. Se una volta bisogna girare al largo dal bulletto della classe, oggi bisogna tenere alta la guardia per evitare di essere messo alla gogna sui sociale e di venire così brutalizzato da una massa anonima e feroce, inconsapevole della potenza mortale delle parole scritte su un commento.

Così come è successo per Laura, oggi la rete è il luogo dove avvengono i più efferati atti di bullismo. Dovremmo prenderne tutti coscienza, senza che uno spirito si impossessi della nostra rete internet.

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